(515) Inarrivabile

Le stupidate che riesco a fare io darebbero filo da torcere a chiunque, ho raggiunto un livello tale da ritenersi a pieno diritto inarrivabile. Sul serio.

Oggi, per dirne una, ho trascorso il tempo a lamentarmi per un appuntamento serale che avrei voluto evitare con tutte le mie forze e che invece mi ha vista arrivare puntuale nel posto giusto ma nel giorno sbagliato –  un paio di mesi in anticipo, sigh – parcheggiando a casadidio sotto la minaccia di un diluvio imminente.

Ecco, cose così… ma ho fatto anche di peggio, altroché.

Un’altra caratteristica inarrivabile che porto avanti con orgoglio (giusto per non dovermi buttare a lago) è la mia ostinazione nel fidarmi delle persone. A prescindere io mi fido, poi me ne pento, anche subito, anche solo un nanosecondo dopo (e rimedio), ma intanto mi fido. Non lo so il perché. Sarebbe semplice vedere la causa nel mio essere istintivamente in buonafede, credo invece che abbia a che fare con il fatto che non vedo motivo per cui qualcuno dovrebbe raccontarmi una bugia. A che scopo?

Va bene, ho capito che la gente mente anche senza scopo alcuno, solo perché le va o perché non può farne a meno o perché ignora quale sia la realtà delle cose, eppure non riesco a partire scettica, è più forte di me.

Onestamente parlando, mi piacerebbe potermi vantare di essere inarrivabile per peculiarità più edificanti, purtroppo non ne ho. Le so riconoscere negli altri però e questo credo sia un buon modo per mantenere allertata la mia curiosità, nonostante la massa di trogloditi con cui ci troviamo a lottare ogni giorno.

Per me inarrivabile è la condizione di gioia intima anche quando tutto va al rovescio, mi piacerebbe incontrare un Essere Umano portatore sano di gioia… resterebbe dentro di me per sempre.

 

 

Share
PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   

(498) Inferiore

Ci sono gli arti superiori e gli arti inferiori, entrambi utili per un Essere Umano, ma non indispensabili – l’esistenza di alcuni Esseri Umani lo provano ed è sempre un bel miracolo.

Ci sono i piani superiori e i piani inferiori, a rigor di logica senza piani inferiori non ci sarebbero i piani superiori – ma, certo, potrei anche sbagliarmi – e i piani superiori non guardano dall’alto in basso quelli inferiori, non ci pensano neppure.

Ci sono Esseri Superiori e Esseri Inferiori, così ci hanno insegnato, ma non so se crederci.

So che gli Esseri Superiori hanno accesso a una sapienza gioiosa, sono portatori di Luce e di pura compassione per tutto ciò che vive (e qui sul nostro Pianeta Terra, tutto vive, proprio tutto). Quando incontrano altri Esseri Viventi si fanno piccoli, quasi insignificanti. In silenzio contemplano la vita che sta loro innanzi con la meraviglia di un neonato, grati per l’ennesimo magnifico spettacolo. Gli altri, quelli che li incontrano, se non troppo evoluti, rischiano di neppure riconoscerli a meno che non prestino seria attenzione ai dettagli. C’è da dire, però, che appena l’incontro si scioglie, il benessere che li pervade qualcosa racconta, rimane il ricordo e un pizzico di nostalgia a sottolinearne i tratti.

Gli Esseri Inferiori? Di quelli non so dire i contorni. A volte ho avuto la tentazione di disegnarli, ma non ci sono mai riuscita, ho sempre la sensazione di non aver visto bene, di non aver visto tutto, di non aver capito quello che avrei dovuto capire. Eppure qualcosa, nei miei anni, l’ho capita, qualcosa so.

So con estrema certezza che se guardi un Essere Vivente negli occhi pensandolo inferiore, quello davvero inferiore sei tu. E non hai scampo, la vita te ne darà prova prima o poi. Io spero avvenga prima che tu riesca a causare sofferenza a qualcuno, spero fortemente che la tua possibilità di salvezza diventi al contempo salvezza immediata per il resto del pianeta. E così per sempre.

Share
PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   

(490) Giostra

Da ragazzina amavo le giostre, soprattutto il calci-in-culo e il tagadà. Quando ero proprio piccola andavo sul brucomela con mia sorella e nostra nonna, quella che rideva più forti di tutti era proprio la nonna (uno dei ricordi più belli che ho). Ora girare intorno mi dà sui nervi, non ci trovo uno scopo e senza un fine la mia capacità di divertimento si riduce a zero. Lo trovo orribile, ho perso la capacità di divertirmi soltanto per il gusto di divertirmi. Che brutta cosa, cavoli.

Il punto di questo mio Giorno Così, però, è un altro: fare le cose tanto per fare è una grandissima e stupidissima perdita di tempo. Fallo perché ti diverte, fallo perché ti interessa, fallo perché ti piace, fallo perché ti fa guadagnare soldi, fallo perché ti fa sentire vivo, fallo perché ti fa arrivare a qualcosa di meglio… insomma, fallo per un motivo, non così ad minchiam. Se devi occupare il tempo e basta, dormi… che di ore di sonno difettiamo tutti, santiddddddio!

Girare in tondo in giostra lo fai quando hai tanto tanto tempo davanti a te, quando ti sembra che vivrai per sempre, oppure quando quella gioia non la troveresti da nessun’altra parte. Insomma, bisognerebbe pensarci, farci caso, domandarsi davvero il perché delle cose. Si rischia di girare in giostra convinti di volerlo fare, di divertirsi e alla fine non combinare nulla di meglio soltanto perché non ci siamo mai chiesti un semplice e stramaledetto perché.

Va bene, sto diventando vecchia e acida, me ne rendo conto, ma i perché danno profondità al nostro vivere le poche ore che abbiamo a disposizione… perché toglierci questo privilegio vivendo zombizzati? Perché?

Share
it.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

(453) Lustrini

Sono una di quelle cose con cui combatto: ne sono attratta e respinta allo stesso tempo. So che sotto i lustrini solitamente non c’è niente di che, ma i lustrini sberluccicano che sembrano piccole stelle di luce… e così mi brilla un po’  il cuore, come se fossi ancora una cinquenne capace di sognare bei sogni.

Vabbé, vediamo di astrarre il concetto luce-che-sberluccica per sistemarlo dentro un discorso sensato non solo alla portata di una patetica cinquenne di mezza età. La realtà non è sberluccicante, per nulla, ma Madre Natura lo è. Madre Natura fa parte della realtà? Sì e no, non è parte della realtà, bensì è la realtà che ci si palesa per farci capire che dovremmo assomigliarle almeno un po’. Altro passettino al ragionamento: l’Essere Umano è sberluccicante? A volte, a intermittenza, spesso a sua insaputa. L’Essere Umano fa parte della realtà? Sì e no, dipende da quanto e cosa si è fatto (era una battuta).

Tirando le somme, non riesco a capire perché la realtà non sia sberluccicante se in potenziale comprende ben due condizioni che glielo potrebbero garantire: l’Ambiente e l’Essere Vivente. Cosa accade quindi? 

Credo che l’intermittenza psicopatica dell’Essere Umano vada a invalidare lo sberluccichio naturale della Vita sul Pianeta Terra, il che rende tutta la faccenda piuttosto schizzata. Non me ne capacito. Vogliamo davvero vivere in una realtà che non ha neppure un luccichio stellato? Vogliamo davvero opacizzare tutto per darci alla nebbia e alla tristezza? Vogliamo davvero spegnere ogni lustrino, ogni lucetta che riesce ad accendersi mentre noi brancoliamo stupidamente al buio?

Ma cosa abbiamo nel cervello? Le scimmie urlatrici? Come possiamo permettere che gli haters dei lustrini ci tolgano impunemente la gioia? Come pensiamo di sopravvivere se ci mancano i sogni quelli belli, quelli che a cinque anni ci riempivano il cuore di felicità?

Siamo degli idioti.

Share
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

(417) Dopo

Dopo c’è il calo d’adrenalina, il crollo della resistenza, la lobotomia. Ti sembra quasi che non riuscirai mai più a pensare di nuovo. Ti domandi come potrai cavartela, ma non ti interessa la risposta. Vuoi solo fare armi e bagagli e andartene in Tibet dove nessuno ti conosce. Sette anni? Di più.

Dopo c’è il feedback, che è sempre un tasto dolente e andare in Tibet sembra sempre più una buona idea.

Dopo c’è la presa di coscienza che poteva andare anche peggio, che hai dato il meglio di te e che alla fine l’hai spuntata tu. Ancora una volta. Non sono salti di gioia, perché la gioia è un’altra cosa, ma è sollievo. E il sollievo può essere una cosa ancora più rara e preziosa della gioia. Almeno in certi casi. Almeno in questo mio caso.

Dopo gli applausi e dopo che le luci si sono spente, ti aspetti un po’ di riposo. Nel senso che lo avevi proprio programmato, che è tuo per diritto, e lo sai tu  e lo sanno tutti, ma la notte dormi poco e male e al mattino inzia il nuovo giorno.

Dopo pensi che ne valeva la pena, dopo pensi che ne valeva la pena, dopo pensi che ne valeva la pena.

Allora ti accorgi che hai ricominciato a pensare e anche se non ti sai ancora spiegare come te la caverai, almeno saluti i tuoi due neuroni con una pacca amichevole perché sempre da lì devi ricominciare. Sempre da te.

Qui o in Tibet non fa differenza. Sette anni o mille, neppure. Rassegnati.

Share
PDF24 Tools    Invia l'articolo in formato PDF   

(264) Ritrovare

Quando ritrovi un oggetto che temevi sparito per sempre è una gioia. Quando ritrovi una persona a cui tenevi molto e pensavi che il tempo ormai avesse cancellato le tracce del legame d’amicizia è proprio felicità. Capita raramente, a me è capitato un paio di volte. Oggi la seconda.

Non è vero che scrivo solo quando sono misera e infelice, voglio scrivere anche quando sto proprio bene. Infatti sono qui per condividere questo piccolo miracolo che oggi mi è accaduto.

Non è stato un caso fortuito, l’ho cercata io e lei si è fatta trovare. Come se non fosse trascorso neppure un mese, anche se in realtà si tratta di anni, molti anni. Lei sempre la persona cristallina e autentica che amavo, questo è il vero miracolo in realtà. La sua capacità di rimanere fedele a se stessa, riconoscibile a occhi chiusi, così bella.

In quest’ultima settimana dove son volate cose pesanti, oggi è stato come se mi avessero ridato le ali. Ho intenzione di tenermele strette, queste ali, si affronta meglio il cammino quando puoi sollevarti un po’ e dare pace ai piedi.

Share
PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   

(251) Gioia

Provo gioia, quella autentica, tutti i giorni. Dura qualche secondo o qualche minuto, raramente tutto il giorno. In realtà, non lo pretendo. La durata della gioia non mi riguarda, è la variabile che me la fa apprezzare ancora di più.

L’ho sempre riconosciuta e l’ho sempre cercata come prima cosa. Non me la sono mai fatta mancare, anche quando ero a pezzi. Un istante di gioia. La salvezza.

Se qualcuno mi chiedesse cosa vorrei donare agli abitanti della Terra, tra le tante benedizioni ne sceglierei una, questa: la gioia. La capacità di provare una profonda e autentica, pura e splendente gioia una volta al giorno. Sarebbe la cura di tutto.

A chi verrebbe in mente di farsi esplodere e di far esplodere qualcuno, quando ha conosciuto, toccato, assaporato, assimilato in ogni sua cellula la gioia? Io lo so: a nessuno.

Share
PDF24    Invia l'articolo in formato PDF   

(225) Omaggio

Oggi, avevo evidentemente del tempo che mi avanzava, perché mi sono persa in un pensiero in apparenza stupido. Mentre me lo rigiravo per bene come si fa con una cotoletta che dev’essere impanata, ho scoperto che era lì per dirmi un paio di cose. Non so se le ho intese bene, ma se lo scrivo magari non me le dimentico.

Sono partita dal fatto che il rendere omaggio sia di per sé un gesto bello. Assolutamente inflazionato, d’accordo, ma se lo si prende alla radice rimane un gesto che veicola Bellezza. Infatti si scelgono spesso i fiori per farlo. I fiori non possono che essere belli, i fiori sono la Bellezza pura. Omaggi con la Bellezza, ovvio, con niente di meno che la Bellezza altrimenti sarebbe un oltraggio.

Bene, procedendo col pensiero sono arrivata alla domanda: ma tu, Babsie, chi omaggeresti ora se ne avessi l’occasione? Ero partita con pochi nomi, persone che ritengo meritevoli di tutta la Bellezza del mondo per svariate ragioni, ma poi la lista si è allungata. Di un bel po’. Per farla breve ho scoperto che nel mio mondo ci sono state (e ci sono) persone che hanno saputo darmi tanta Bellezza. Persone che magari neppure mi conoscono o che non si sono manco accorte che esistevo o che si sono totalmente dimenticate di me, non ha importanza. Il segno che mi hanno lasciato è la sola cosa importante.

Omaggiare con sentimento di sincera gratitudine queste persone potrebbe diventare la mia missione per i prossimi anni. Il pensiero mi fa sorridere, significa che è proprio una buona idea. Yep!

Share
it.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF