(619) Questionario

Fare domande è una cosa seria, delicata direi. L’ho sempre pensato e, di conseguenza, mi sono sempre presa l’onere del fare domande dandogli il giusto peso. In poche parole: so fare domande micidiali. Davvero.

Mi vengono proprio spontanee, domande talmente precise e apparentemente banali che se non le filtro un po’ rischiano di causare reazioni estreme: la totale afasia del mio interlocutore o un bel pugno sul naso da parte dello stesso a mio esclusivo beneficio. L’ho detto, sono domande micidiali.

Non è cattiveria, ma se voglio conoscere una persona non sparo domande a caso per ottenere risposte vaghe, miro meglio che posso, vado sul particolare, sperando di non fare disastri. Così facendo scopro me stessa, mi metto onestamente davanti alla persona che voglio conoscere rendendogli evidente il mio pensiero. Pericoloso? Sì e no, gioco lealmente, non mi spingo mai oltre il limite del buongusto, e non ficco mai il naso nei fatti degli altri. Infatti, qui sta il bello, non sono mai domande invadenti, non sono volte a incamerare informazioni, sono piuttosto una porta da aprire per condividere un pensiero che neppure sapevi di avere. Pericoloso? Sì e no, dipende se mi trovo davanti a un buon diavolo o a un serial killer.

Cosa interessante, però, è stato constatare che nessuno si è mai rifiutato di rispondere, al massimo qualcuno ha ammesso di non averci mai pensato accompagnando la frase con un mezzo sorriso. La parte del sorriso è fondamentale anche nella fase che mi riguarda: non è un interrogatorio, è uno scambio e come tale deve risultare rassicurante – siamo insieme in questo gioco – e quindi sorrido. Se non ho voglia di sorridere significa che le risposte le so già e mi evito di perdere tempo. Succede quando incontro persone che non mi ispirano granché di buono, tanto per essere chiari.

Proprio per evitare situazioni noiose, sto pensando da qualche tempo che potrei creare un breve questionario con risposte a faccette/emoji per velocizzare i tempi. Formulare le domande adatte è più impegnativo di quel che mi ero immaginata, sono molte le varianti da prendere in considerazione. Un’attività che se voglio che mi porti qualcosa di utile mi occuperà giorni interi…

Ne varrà la pena? Ecco, domande come questa sono perfette. Aperte, addirittura vaghe, ma assolutamente rivelatrici.

Mi comprerò un paradenti, comunque. Non si sa mai.

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(225) Omaggio

Oggi, avevo evidentemente del tempo che mi avanzava, perché mi sono persa in un pensiero in apparenza stupido. Mentre me lo rigiravo per bene come si fa con una cotoletta che dev’essere impanata, ho scoperto che era lì per dirmi un paio di cose. Non so se le ho intese bene, ma se lo scrivo magari non me le dimentico.

Sono partita dal fatto che il rendere omaggio sia di per sé un gesto bello. Assolutamente inflazionato, d’accordo, ma se lo si prende alla radice rimane un gesto che veicola Bellezza. Infatti si scelgono spesso i fiori per farlo. I fiori non possono che essere belli, i fiori sono la Bellezza pura. Omaggi con la Bellezza, ovvio, con niente di meno che la Bellezza altrimenti sarebbe un oltraggio.

Bene, procedendo col pensiero sono arrivata alla domanda: ma tu, Babsie, chi omaggeresti ora se ne avessi l’occasione? Ero partita con pochi nomi, persone che ritengo meritevoli di tutta la Bellezza del mondo per svariate ragioni, ma poi la lista si è allungata. Di un bel po’. Per farla breve ho scoperto che nel mio mondo ci sono state (e ci sono) persone che hanno saputo darmi tanta Bellezza. Persone che magari neppure mi conoscono o che non si sono manco accorte che esistevo o che si sono totalmente dimenticate di me, non ha importanza. Il segno che mi hanno lasciato è la sola cosa importante.

Omaggiare con sentimento di sincera gratitudine queste persone potrebbe diventare la mia missione per i prossimi anni. Il pensiero mi fa sorridere, significa che è proprio una buona idea. Yep!

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