(554) Pianificare

Eh! Una bella cosa, bella davvero. Avere un piano, un piano che hai studiato nei dettagli, che hai curato, che hai lavorato fino a renderlo perfetto. Un piano che è frutto del tuo saper sognare e saper rendere concreto quello che per molti è soltanto un’ambizione senza speranze. Bellissimo.

Il punto è che pianificare in questo modo è un suicidio. Un fallimento certo. Una totale catastrofe. Più dettagli ci hai messo e più la realtà ti calcerà lontano con biglietto di sola andata. Non si pianifica, mai. La vita te lo insegna fin da subito, se non ti sei tolto il vezzo già prima della pubertà sei destinato al peggio. Anzi, al peggio del peggio.

L’unica cosa che puoi fare per scamparla è pensare sommariamente a quello che ti piacerebbe fare/realizzare, farlo en passant, senza troppo coinvolgimento, senza caricarlo di emotività, senza renderlo punto focale di ogni tua azione. Se saprai giocarti in questo modo, allora quello che NON è un piano – manco per niente – può avvicinarsi a te, timidamente, per farsi domare.

L’importante è crederci ma non troppo. Volerlo ma non troppo. Sognarlo ma non proprio così. Insomma, bisogna nutrire una vaga idea del tutto senza MAI MAI MAI scendere in dettagli. MAI. Tassativo. MAI.

Basta che ti distrai un attimo, che ti crogioli nell’idea della pianificazione e tutto salta per aria. Il calcio ti arriverà così diretto, puntuale, potente che non farai neppure in tempo ad afferrare lo zainetto che già sarai stato sparato su Marte.

Il segreto c’è ed è semplice, ovvero: NON distrarsi. NON farsi prendere in castagna. NON illudersi neanche nei momenti di stanchezza più profonda che l’Universo ti stia ignorando. Lo fa soltanto mentre non stai pianificando nulla, quando ti affidi a ciò che arriva e ti auguri che il pacco non sia esplosivo. Appena ci tieni, appena ti ci metti d’impegno, l’Universo reagisce.

Lui schifa la pianificazione degli umani, dovremmo averlo capito tutti già da tempo, scombussola i suoi piani. E questo non si fa.

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(498) Inferiore

Ci sono gli arti superiori e gli arti inferiori, entrambi utili per un Essere Umano, ma non indispensabili – l’esistenza di alcuni Esseri Umani lo provano ed è sempre un bel miracolo.

Ci sono i piani superiori e i piani inferiori, a rigor di logica senza piani inferiori non ci sarebbero i piani superiori – ma, certo, potrei anche sbagliarmi – e i piani superiori non guardano dall’alto in basso quelli inferiori, non ci pensano neppure.

Ci sono Esseri Superiori e Esseri Inferiori, così ci hanno insegnato, ma non so se crederci.

So che gli Esseri Superiori hanno accesso a una sapienza gioiosa, sono portatori di Luce e di pura compassione per tutto ciò che vive (e qui sul nostro Pianeta Terra, tutto vive, proprio tutto). Quando incontrano altri Esseri Viventi si fanno piccoli, quasi insignificanti. In silenzio contemplano la vita che sta loro innanzi con la meraviglia di un neonato, grati per l’ennesimo magnifico spettacolo. Gli altri, quelli che li incontrano, se non troppo evoluti, rischiano di neppure riconoscerli a meno che non prestino seria attenzione ai dettagli. C’è da dire, però, che appena l’incontro si scioglie, il benessere che li pervade qualcosa racconta, rimane il ricordo e un pizzico di nostalgia a sottolinearne i tratti.

Gli Esseri Inferiori? Di quelli non so dire i contorni. A volte ho avuto la tentazione di disegnarli, ma non ci sono mai riuscita, ho sempre la sensazione di non aver visto bene, di non aver visto tutto, di non aver capito quello che avrei dovuto capire. Eppure qualcosa, nei miei anni, l’ho capita, qualcosa so.

So con estrema certezza che se guardi un Essere Vivente negli occhi pensandolo inferiore, quello davvero inferiore sei tu. E non hai scampo, la vita te ne darà prova prima o poi. Io spero avvenga prima che tu riesca a causare sofferenza a qualcuno, spero fortemente che la tua possibilità di salvezza diventi al contempo salvezza immediata per il resto del pianeta. E così per sempre.

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