(462) Jump

Un salto senza preparazione è destinato a ben poco. Ogni cosa senza preparazione adeguata ha futuro incerto. Un salto, però, un salto non lo fai per caso e se non ti ci metti, se non ti prepari come si deve non hai giustificazioni di sorta. Non stiamo parlando di una scivolata, che te la cavi un po’ come puoi e se ti rompi l’osso del collo puoi sempre addossare la colpa all’incidente. Un salto è un’altra cosa, inutile nasconderci dietro un non-me-lo-immaginavo-potesse-accadere.

Nella preparazione entra in gioco l’insicurezza, quella brutta, quella che ti paralizza gli arti perché vuole che tu le dia ragione: non puoi farcela. E poi c’è l’ansia, perché non è di certo il primo salto che fai e le probabilità che sia fallimentare sono piuttosto concrete. L’ansia è bastarda, ti batte in testa, ti fa rincorrere il cuore che non ha più controllo, ti strappa il buonsenso a morsi e ride di te.

Sarebbe meglio saltare e basta, sarebbe meglio evitarle tutte queste stramaledette gabbie. Ci devi passare, devi attraversare tutto questo da solo nella tua oscurità per essere pronto, però. Che chance avresti, altrimenti?

C’è una cosa che ti dà la forza, una cosa che fai fatica ad accettare perché non sembra lì per aiutarti: la mancanza di altre strade da percorrere. Devi saltare per raggiungere l’altra sponda, non puoi che saltare oltre lo strapiombo se vuoi muoverti da lì. Non vedi oltre il tuo naso? Pazienza, fidati. Non hai gambe abbastanza forti? Pazienza, fidati. Non hai polmoni sufficienti per riempirli d’aria come si deve? Pazienza, fai quello che puoi e fidati. Non hai scelta.

La non-scelta spesso è l’unica forza che ti rimane, che ti vada bene oppure no non fa alcuna differenza, la realtà non cambia solo perché a te non piace. La non-scelta è la condizione di chi ha poco in dotazione nel suo pacchetto-vita, di chi davanti a un bivio ha una strada aperta e l’altra chiusa dopo pochi passi, non la vedi la fine? Saresti un idiota a prenderla, ti fermeresti subito.

Quindi cosa vuoi fare? Andare? Andare avanti? Ecco, ti sei già risposto. Prendi l’altra via. Come? Devi saltare? Eh, lo so. Non sei pronto? Eh, lo so. Pensi che non ce la farai? Sì, probabile, ma salta. Poi ne parliamo.

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(430) Metodo

Ci vuole metodo per far avanzare le cose. Significa avere un piano, significa costanza, significa fede in quello che stai facendo. Non sono cose che si inventano dal nulla, bisogna che tu ci metta del tuo e che impari a non farti abbattere dalle avversità.

L’arte della sopravvivenza – insita in noi in quanto Esseri Umani – prende il sopravvento quando sembra che le risorse ci manchino. Arriva lei e ci fa intravedere una strada – sterrata, ovviamente, sia mai che non si riveli troppo facile percorrerla – che se disponiamo di una sufficiente dose di coraggio e magari anche sangue freddo potrebbe insegnarci il metodo che fino a quel momento ci è mancato per attraversarla e arrivare chissà dove.

Non significa che il divertimento ti sia precluso, ma ammetto che la questione del metodo non funziona quando si tratta di divertirsi. Puoi bere e strafarti con metodo, è vero, ma se lo chiami divertimento hai un po’ frainteso il senso di tutto (secondo me).

Avere un metodo non significa che tu lo possa adottare da qualcun altro, non funziona. Devi creartene uno tuo, personalizzato, altrimenti è più la fatica che fai a seguirlo che quella impiegata per fare qualche passo avanti. E qui casca l’asino.

Crearsi un metodo è questione di calcolo (tensione che sei disposto ad affrontare, tempo ed energia che vuoi impiegare, focalizzazione dei tuoi limiti e delle tue potenzialità, analisi dei mezzi che hai a disposizione e via di questo passo) e se i calcoli non li sai fare devi imparare a farli perché altrimenti il fare-le-cose-come-capita (a meno che tu non sia fornito di quintali di fortuna sconsiderata) non ti porterà da nessuna parte se non a fare un bel giro-giro-tondo.

Sperimentato sulla mia pelle. Tutto il resto è storia.

 

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(10) Avanti

Avanzare sempre, nonostante tutto. Anche a pezzi, vai avanti che piano piano li recuperi tutti i pezzi e si salderanno perché la vita è la colla del nostro esistere. Siamo meno fragili di quello che ci diciamo, spesso come scusa per non avanzare.

In certi periodi è evidente che stai procedendo sulla tua strada, evidente a tutti per quello che fai. In altri periodi appari inerme, mezzo morto. Appari, perché ti succede tutto dentro. A un periodo segue l’altro. Sempre avanti.

Nove anni fa non lo sapevo. Ora lo so ed è quasi un sollievo.

Un sollievo constatare che i passi fatti erano nella direzione giusta, mancava la strada, me la sono costruita e ora c’è. Un sollievo malinconico e una domanda: ma dove vuoi andare?

Avanti. Solo avanti.

Non mi faccio fermare dai dubbi che sono proiezioni delle mie paure, le mie tante paure le ho nominate e le riconosco ora. Mi fermo davanti a uno scrupolo, a un pudore, a un’incertezza. Mi bastano i perché parziali, mi bastano i perché abbozzati, provvisori. E vado avanti.

La verità mi trova sempre. Sulla stessa strada, al lavoro, in ricerca non sempre evidente.

b__

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