(791) Preziosità

Nel tempo è diventata la prassi, la ricerca del dettaglio prezioso è la strada per mantenere alto l’amore per le persone e per le cose. Non c’è altra via. Devi proprio metterti lì, con un certo impegno, e guardare con gli occhi che vogliono trovare quel dettaglio, quella caratteristica, quella cosa che tante volte ha forme strane, ha colori strani, ha modi strani per farsi scoprire. Sembra tutto fuorché attraente, poi lo guardi meglio e qualcosa c’è, qualcosa che ti tiene lì e che ti fa allargare un po’ la mente. Ti fa dire: “Ma guarda!”. Basta questo: “Ma guarda!”.

La preziosità non coinvolge concetti di perfezione e di finitezza, è soltanto un granello che così com’è non è stato replicato in nessun luogo e in nessun altro corpo. Prezioso per questo? Sì, anche. Anche se non è tutto qui. Il granello è prezioso quando ti fa credere di nuovo nel mondo. Assurdo? Forse, ma a qualcosa ci si deve pur aggrappare no?

E allora vai di lente d’ingrandimento perché “le cose essenziali sono invisibili all’occhio” (cit. Il Piccolo Principe), ma le cose essenziali possono anche essere un’enorme delusione, no? E-N-O-R-M-E. Perché si va di principi e questi vengono presto disillusi, si va di immaginazione e si sa che è il modo migliore per sfracellarsi al suolo, si va di speranze e… bé, lasciamo perdere. Quindi le cose essenziali lasciamole al Piccolo Principe che è meglio. Andiamo di dettagli, di quelle cose che se le elimini non cade il mondo, ma se ci sono il mondo migliora. Quelle anche se si smaterializzano va bene lo stesso, le preziosità fan presto a disintegrarsi e nessuno gliene può fare una colpa, giusto?

Quindi. Quindi adattiamoci e facciamoci furbi, andiamo di dettagli e recuperiamo quello che c’è da recuperare. Andrà meglio, sono sicura che andrà meglio.

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(768) Vetrina

Si mette in mostra il meglio di sé sperando di vendersi. Questa dovrebbe essere la regola. Se lo fosse sarebbe tutto chiaro. Compri non solo quello che vedi – presumibilmente il meglio – ma anche quello che ci sta sotto e sopra, dentro e dietro.

Non funziona così, però, perché non sempre oltre quello che vedi c’è dell’altro. E se fosse solo un bene o solo un male sarebbe tutto molto più semplice. Eppure, se compri soltanto quello che vedi e c’è potrebbe non bastarti, se compri anche tutto quello che non vedi – nove volte su dieci – ti maledici per non averci pensato almeno mille volte prima di portartelo via. Tirando le somme: mai una gioia.

Poi ci sono quelli come me, e qui – modestamente – si aprono le voragini dell’inferno. Chi non ci ha mai puntato nulla su quello che stava mettendo in vetrina: per insicurezza, per incapacità strategica, per impossibilità reale o immaginata, per pigrizia, per indolenza e per qualsiasi altra ragione. In ogni caso, alla fine dei conti, sempre uno sbaglio. Enorme.

Concentrarsi su tutto quello che sta sotto, sopra, dietro, in parte, probabilmente per chi è fatto della mia stessa pasta, è prioritario rispetto a ciò che sta mettendo in vetrina. Per la serie: non capire un cazzo. Lo dico ora, ora che è tardi per mettere in mostra il meglio perché – evidenza dei fatti – è svanito con il passare dei troppi anni e delle vicissitudini maledette della vita. Infatti, ci ho riflettuto solo ultimamente. Voglio dire, ero così impegnata con le millemila idiozie che mi riempiono il cervello che la cosa più ovvia m’è passata sotto il naso e io… niente. Girata dall’altra parte.

Mi sorprendo sempre di quanto il mio “vedermi” fuorvia il 99% del mio “vivermi”. Considerato che la mia vista s’è ridotta – notizia fresca fresca e alquanto traumatizzante – e che nuovi occhiali stanno per posarsi sul mio naso, mi posso solo augurare che con le nuove lenti io possa scoprire ciò che ancora di me non ho saputo vedere. Così, tanto per approfittare del tempo che mi separa dalla cataratta senile. Perché se dice male dice male, e girarsi dall’altra parte non serve mica. Eh.

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(681) Mondo

Una volta era più piccolo, poi ha deciso di farsi tondo anziché piatto, di farsi dettagliato anziché blandamente abbozzato e noi abbiamo perso la bussola.

Colpa degli avventurieri, degli esploratori, dei conquistatori. Colpa delle mappe, colpa delle sonde spaziali, colpa di Google Maps. Ora il mondo è enorme. Enorme e pieno di cose, oltre che di persone, talmente pieno che ne hai abbastanza di un paio di documetari per sentirti padrone di terre lontane, prima sconosciute e ora decisamente alla tua portata – oplà! Colpa del National Geographic e anche di Piero e di Alberto Angela, perché quando è troppo, è troppo.

E ‘sto fatto di andarsene in giro, di usare i piedi, le bici, le moto, le auto, gli aerei, le barchette, le canoe, le navi, i transatlantici… che abitudini sono queste? Dovremmo essere ancorati al suolo con radici massicce, come quelle di un baobab, altroché! Almeno così si eviterebbe di andare a rompere le scatole a casa degli altri. Si nasce, si vive e si muore nello stesso posto. Niente incroci di razze, di tradizioni, di usi e costumi. Niente di niente.

Alla fine internet va bene, ti puoi guardare le cose che ti interessano senza muoverti di un passo e capire tutto. C’è Wikipedia e ci sono i Social, no?

Quando il mondo è troppo, davvero troppo, non possiamo far altro che rimpicciolirlo. Lo facciamo diventare piatto. Da qui a lì. Lo si può percorrere con lo sguardo, a spanne, e togliere tutto il superfluo. Togli quello che non ti interessa, togli quello che ti disturba. Fai pulizia. Spazzi gli angoli del tuo mondo piatto e ci pattini sopra senza impedimenti. Semplice.

Ma se ami i tuoi piedi perché ti portano gagliardi da una parte e dall’altra, se non soffri il mal d’auto o il mal di mare o il mal d’aria, se non ti spaventano gli incroci e le contaminazioni, se sei una persona rispettosa dei luoghi che non ti appartengono e degli usi e costumi di chi è diverso da te… allora l’enormità del mondo la vorresti abbracciare ad ogni respiro, la vorresti percorrere con la mente e con il corpo senza perderti neppure un passo, e scivolare sulla sfera come un acrobata diventerà la tua filosofia e la tua sola ambizione. Le radici te le porterai dentro, ringraziando ogni baobab che incontrerai sulla tua strada perché le scelte degli Esseri Viventi sono sacre, anche quelle che non capisci.

Il mondo era piccolo, ora è enorme. Un’enorme benedizione. Svegliamoci!

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