(602) Rallentare

Si fa presto a dirlo, ma mi è difficile anche solo concepirlo. Non ho tempo per fare tutto e non posso fare meno di così altrimenti non ci sto dentro. Così, in loop. C’è da domandarsi come io ancora non mi sia totalmente fusa. Mi lamento di come son messi i miei neuroni, ma a vederla bene son fin troppo gajardi per come li ho sfruttati in questi anni. Senza ritegno, davvero.

E allora come si fa a rallentare? Cosa devo mollare per poter occuparmi semplicemente di me?

Non lo so, non ho ancora trovato la risposta. So che ci sono vicina, però. Non so quanto ci metterò per fare i metri che mi mancano. So che non posso accelerare e so che devo per forza rallentare. Ma tutto ciò non mi aiuta.

Certo cadere distrutta a letto come se non avessi un domani è piuttosto ridicolo. Non si può neppure sentire che io già alle 22.00 stia cascando dal sonno, che io riesca a malapena a digitare qui due pensieri – per altro patetici al 90% – e che appena toccato il cuscino manco il tempo di spegnere le luce che già non esisto più. Che ne è di quella che stava in piedi tutta notte a scrivere e che carburava a meraviglia appena la luce del sole calava al tramonto? Sparita. Sembra incredibile.

Fatto sta che ho una pila di libri da leggere, libri belli-interessanti-utili, che non accenna a consumarsi perché dopo due pagine devo chiudere e buonanotte. Ma se continuo così non ce la farò mai a leggerli tutti! Sarebbe un disastro! Uno spreco disumano! Noooooooooooooooooooooooooooooooooooo!

Ok, vado a letto, non ce la faccio più.

Domani ci ripenserò a mente fresca. Tra una corsa e l’altra, ovviamente.

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(568) Praticamente

Preferisco ragionare in termini pratici, anche quando sogno. Lo so, potrebbe sembrare un ossimoro, ma mi ci trovo bene perché in questo modo i miei sogni vestono l’abito della progettualità e sono più alla mia portata. Una questione di gestione oculata delle aspettative, mettiamola così.

Praticamente succede che quello che io tratto come idea da realizzare, procede esattamente su quella strada, per quello che è, per quello che l’ho convinta a essere. Non ci sono dubbi né ripensamenti. Praticamente non devo far altro che schiacciare a terra le aspettative e farmi bastare quello che resta dell’idea: il lavoro forsennato. Il segreto per tenere botta sta nel fare del tuo lavoro forsennato un buon motivo per alzarsi dal letto ogni mattino.

Ricordo una circostanza, che mi vedeva protagonista di un’interrogazione, in cui il mio intercalare praticamente mise di cattivo umore l’insegnante che a un certo punto sbottò: “Non c’è niente di pratico in un romanzo, signorina Favaro!”. Ecco, questa cosa da quel momento in poi ha girato tra i miei neuroni e con nessun tipo di ragionamento c’ho visto del giusto. No, Prof, in un romanzo tutto è pratico, altrimenti sarebbe rimasta aria fritta. A quel tempo non avrei saputo dirlo, neppure pensarlo, ma ora sì e saprei argomentarlo per ore.

Partendo da questo presupposto, è facile spiegare la mia idiosincrasia per l’aria fritta. Tutto ciò che è privo di contenuti mi appare inutile. Mi rendo conto che forse sono fuorviata da alcuni pregiudizi sparsi sulla via del mio ragionare, ma davvero i contenitori vuoti sono inutili finché non li riempi e se esiste una teoria che dice il contrario… bé, fa niente, non cambierò idea soltanto perché una teoria si sa esprimere meglio di me.

Il contenuto di questo mio post lo trovo sostanzioso e nella pratica è stato tutto dimostrato, da ogni passo fatto sul mio cammino. Che è reale, non aria fritta.

Amen.

 

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(550) Aprile

Quest’anno il pesce s’incontra con la colomba, bello strano vero?

La Resurrezione si trasforma in uno scherzo, e qui la blasfemia non è soltanto un pourparler.  Perché nessuno ci ha pensato? Secondo me, qualcuno ci doveva pensare e doveva spostare la Pasqua a un po’ più in là. Vabbé, forse sono troppo sensibile, nonostante non sia troppo legata a ‘ste cose religiose.

Andando a zonzo tra i miei neuroni affaticati ci sono cose in cui inciampo e, quando non mi fanno finire a terra, mi fanno percorrere vie alternative di pensiero che potrebbero anche disorientarmi – a volte lo fanno, altre no. Diamo per scontato che non sono mai questioni di grande portata, eppure non si tratta di una perdita di tempo ma di una ricerca che i suoi strambi frutti li porta. Bisogna soltanto saperli riconoscere.

La cosa piuttosto imbarazzante, invece, è che di questi lumini che mi si accendono io non possa parlarne con nessuno. Lo dico perché ogni volta che ci ho provato i lumini si sono spenti. Rimangono accesi soltanto se li tengo nella mia testa. Considerato che spenti non servono a un bel niente, ho imparato a tenermeli lì chiusi, fanno la luce giusta e mi tengono compagnia, e se voglio parlare di qualcosa con chi mi sta attorno m’invento altro.

Non sono segreti, no, hanno natura diversa. Non è che non possono essere capiti da nessun altro se non io, neppure questo è vero. Semplicemente non sono fatti per uscire e vivere della nostra aria. Come fare a spiegarlo meglio? Forse quando li capirò meglio mi sarà più facile farlo. Nel frattempo, vado a zonzo tra i miei neuroni e registro ogni movimento, ogni lumino che si accende, ogni lumino che si spegne. No, non mi annoio.

Concluderei queste righe di oggi con un’affermazione inutile, ma che a leggerla bene ha il suo onorevole senso, perché comunque è Pasqua e comunque ogni Resurrezione è vita che si rinnova.

Quindi: io mi mangio volentieri il pesce, non la colomba. Quella mi piace pensarla in volo, lontana da tutta la follia umana.

Alleluja!

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(335) Neuroni

Sembra abbiano ricominciato a funzionare. Non so per quanto durerà, ma finché dura sono intenzionata a cavalcare l’onda. Tanto nulla è per sempre e bla bla bla bla.

Detto questo, posso garantire che il fatto che abbiano ricominciato a funzionare non era né scontato né in previsione, una parte di me si era realmente rassegnata alla perdita – l’età che avanza e bla bla bla bla.

Ora che, invece, c’è stata LA sorpresa, non posso evitare di analizzare la situazione per capire il motivo di questa rinascita. Fatti un paio di conti, abbastanza facile considerata la vita che conduco, la realtà parla chiaro: è merito del lavoro.

Credo che il mio essere stakanovista, cosa non del tutto sana (tutt’altro) lo so, giochi un ruolo fondamentale nella personale elucubrazione di questa sera, ma una le cose le deve guardare in faccia, non è che facendo finta di niente bla bla bla bla.

Quindi, affermo con risolutezza che anche se dovessi vincere un milione di dollari alla lotteria – che lo voglia Iddio! – non potrei rinunciare a lavorare. Mi troverei nuovi modi per lavorare, per creare, per non dormire la notte presa dai pensieri ossessivi – tipo: cosa diavolo mi invento per risolvere ‘sta cosa – e per svegliarmi intontita e reattiva zero fino a metà mattina almeno. Una barca di soldi mi permetterebbe solamente di pensare a una nuova e folgorante eventuale avventura lavorativa da intraprendere. Certo farei shopping, ma neanche poi tanto – ah, sì mi compro un’auto nuova, poco ma sicuro.

Chiarito questo concetto, sarei proprio curiosa di scoprire cosa mi potrei inventare se fossi io la vincitrice di chili di milioni di dollari (come le statunitensi della scorsa settimana), i miei neuroni vivrebbero dei giorni indimenticabili, darebbero davvero il meglio di sé in diversi settori.

Sì, sognare non costa nulla e bla bla bla bla, però essere proiettata di punto in bianco proprio ora in una dimensione dorata farebbe una grossa grossa differenza.

I soldi non fanno la felicità e bla bla bla bla. Non mi importa, non chiedo di essere felice, c’ho messo una pietra sopra – non sono stata programmata per quello – ma solo su quello sta la pietra.

Ok, vado a giocare al superenalotto. E smettiamola con i bla bla bla bla!

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(41) Pensiero

Sto continuando a leggere libri su come funziona la mente umana e sto pensando ossessivamente a come funziona la mia. Come quella di tutti, ovviamente e non è una buona notizia.

Sapere, purtroppo, non basta.

Mi piacerebbe riuscire a fare di meglio, ma la fatica che mi costa mi fa scappare via. Voglio dire: sono pronta a farmi in quattro per qualsiasi cosa mi interessi e quando si tratta di lavorare di metacognizione per sistemarmi i neuroni me ne vado.

Tipico. E’ proprio da me.

Vivo in una dimensione parallela pensando di fare la furba e quando piombo giù dimostro a me stessa che l’assenza non è giustificata.

No. Non smetterò di illudermi che, prima o poi, riuscirò a venirne fuori in modo per lo meno onorevole da questa faccenda. Diamine!

b__

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