(835) Perfetto

Perché uno pensa che può essere felice solo se tutto è perfetto, si danna l’anima per far sì che tutto sia perfetto senza mai riuscirci, senza mai essere felice neppure per un istante. Il tempo passa, però. Perfettamente.

Stasera non sono stanca, di più. La prima settimana di rientro dopo la pausa natalizia è stata come essere sollevata da un tornado e provare a ballare la macarena senza ribaltarmi. Impegnativo.

No, non solo a livello professionale, anche a livello emotivo, perché il mio cuore e il mio cervello sono ormai talmente mescolati che non si distinguono più. Fatto sta che sono così e che funziono così e che non c’è niente che non mi tocchi e – molto spesso – quello che mi tocca finisce con il lasciare il segno. Impegnativo anche questo.

Eppure, tra tutto questo ho notato dei momenti perfetti che mi attraversavano da parte a parte e avrei voluto dire tanto e invece sono stata zitta, in contemplazione estatica. Come un incantamento. Perfetto. Sentivo una voce che mi riempiva con delicatezza ogni sbandamento per aiutarmi a restare in equilibrio. Non posso spiegarlo meglio, è tutto quello che so scrivere.

Eppure, in modo perfetto sentivo e mi ritrovavo fatalmente in accordo con quel sottile filo lucente che si dipanava da me all’ovunque che mi stava intorno. E allora posso affermare che perfetto è ogni istante in cui in presenza di me stessa so testimoniare della vita e di quel sentimento che a nominarlo fa paura eppure c’è. Eppure c’è. A occhi aperti e a occhi chiusi. Giorno e notte. Eppure c’è.

Mi sento quasi male a pensarci, la perfezione così com’è davvero (sottile e lucente) mi schianta il petto e le parole non sanno più che fare di sé stesse, se non posarsi qua e là con cautela, come se la terra bruciasse e tutta l’acqua del mondo non fosse sufficiente per chetare l’anima.

Perfetto.

Vero?

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(825) Uno

Uno, come l’anno che ci accingiamo a vivere. Ne puoi vivere uno alla volta di anno, questo non è un gran bel sollievo? Sì, lo è.

Uno, come le gioie che puoi provare per volta. Una gioia dopo l’altra, ma mescolate insieme non valgono, diventano una più grande, non le distingui più. Questo perché il nostro cervello non vuole fare troppa fatica e anche qui è un gran bel sollievo.

Uno, come le incazzature che ti possono prendere per volta. Nel senso che ti puoi incazzare più volte al giorno e per cose diverse, ma anche qui se sono più di una in contemporanea smetti di distinguerle perché quell’una si ingrandisce e fa di tutta un’erba un fascio (si dice così). Bon, par condicio, che però porta in sé un alto rischio di esplosione letale.

Uno per volta se ci mettiamo in fila, e le file funzionano bene anche se mai lo ammetteremmo davanti a un inglese, riusciamo ad accontentare tutti. Ci dicono che non ce n’è per tutti, ma secondo me è una delle più grandi menzogne con cui ci imbottiscono le paure ataviche. Dovremmo svegliarci.

Uno è il numero pieno, lo zero è vuoto, da dove si comincia. Se cominci da zero prima di arrivare a uno potresti metterci una vita. Se inizi da uno ti sembra di aver già fatto tanto anche se te lo hanno regalato. Il nostro cervello come tende a scansare la fatica, distorce anche un po’ la percezione della realtà toccato da dettagli che mica fanno capo alla meritocrazia. Ricordiamoci pure questa.

Uno più uno dà sempre due. Bisognerebbe ricordarcelo quando certi scellerati ci vendono formule astruse beffandosi di questa solida e inattaccabile operazione matematica: 1+1=2. Bisogna proprio che ce lo segniamo da qualche parte.

Uno da solo può poco, ma se non si inizia da uno voglio vedere dove si va. Sembra una stronzata, ma il nostro cervello lo sa ed è per questo che spesso cerchiamo di zittirlo imbottendoci di valium i neuroni. Si inizia da uno, anche se sembra poco, e poi si va ad aumentare. Sempre.

Uno si può perdere, già in due è più difficile, e se ti perdi da solo non è detto che ritrovi la strada. Uno smartphone aiuta, certo, ma lasciarci alle spalle delle tracce è cosa buona e giusta. E non solo per chi verrà dopo di noi, anche per noi che dovremmo guardarci indietro ogni tanto per capire cosa diavolo stiamo combinando con la nostra vita.

Uno è qui ed è già finito, un giorno dura ben 24h eppure scivolano via come se niente fosse se non ci fai caso. E il tempo non vola, il tempo scorre, siamo noi che voliamo con la testa qua e là e gli diamo poco peso. Un’ora, un giorno, una settimana, un anno… hanno peso, hanno un gran bel peso se parlano della nostra esistenza. Dovremmo ricordarci anche di questo, la lista diventa lunga no?

Uno, ma domani ci sarà il due. Se siamo fortunati, ovviamente.

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(802) Data

Lo diamo per scontato, pensiamo che sia facile, invece fissare una data non è mai facile. Mai. Né fissarla in calendario né nella memoria, a meno che non sia segnata prima nella tua carne perché importante per te. Così importante da non potertela dimenticare.

Odiavo studiare storia per la sfilza senza senso di date da imparare a memoria, battaglie e conquiste e sconfitte, ognuna di loro sembrava fondamentale e poi scoprivi che era solo una delle tante e che di lei nessuno se ne faceva più nulla. Andiamo per balzi, fatemene memorizzare un paio per secolo e vedrete che saprò fissarne una ventina senza troppi scompensi neuronali, tranquilli prof. Niente da fare. Insensato.

Le date si fissano e per qualche motivo slittano, come se la superficie su cui le punti fosse cosparsa d’olio. Più ti fissi nel fissarle e più sfuggono al controllo, manco avessero un proprio volere da imporre. Vincono sempre loro, comunque.

La data mi è vitale per tenere conto dei giorni che mi stanno triturando, faccio fatica al mattino a ricordare che giorno è quello che sto per affrontare e vivere, come se nella mia testa ci fosse un giorno ininterrotto dove il presente è un ripetersi di un qualche passato e il futuro sia soltanto un breve passaggio da qui a lì. Boh.

E i lunedì sono come i venerdì, ma più pigri anche se meno stanchi. I martedì hanno poco peso perà sommati al peso dei mercoledì e del giovedì fan venire il mal di schiena. Ecco, la data è un ancoraggio che a volte vorrei togliere per provare a non avere ieri e neppure oggi e figuriamoci domani, avere solo l’adesso e vedere come va. Come potrebbe funzionare?

Forse non funzionerebbe, forse ogni mia data è la ragione per cui ancora sto qui. E scrivo.

Boh.

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(633) Senso

Certe cose che faccio sembrano senza senso. Agli altri, intendo, non a me (se così non fosse avrei un grosso problema). Non è facile perseverare facendo finta di niente perché il consenso degli altri è un bisogno insito nell’animo umano – chissà perché. Eppure vado avanti.

Questa mia determinazione è considerata presunzione, e anche questo è un dettaglio che mi comporta un certo smarrimento, specialmente quando sono stanca. Ultimamente sono molto stanca, ciò significa che lo smarrimento è cosa di tutti i giorni. Quindi sto imparando a gestirmelo.

Ho notato che per poterlo maneggiare come si deve devo staccarmi da tutto, focalizzarmi sulla meta da raggiungere e valutare soltanto dopo – una volta raggiunta – se sono stata insensata o meno. La chiamerei disciplina, perché non è per nulla istintiva, devo proprio impormi un certo tipo di pensiero e un certo tipo di atteggiamento mentale per poter avanzare. Lentamente, magari, faticosamente, di sicuro, ma comunque avanti.

Questi miei pensieri quotidiani stanno continuando da ben 633 giorni, significa da quasi 2 anni. Giorno dopo giorno, pensiero dopo pensiero. Senza saltarne uno, aggiungerei. Sembra senza senso, vero? Eppure il senso c’è. Non credo sia una buona idea spiegarlo ora, ma forse far presente che la scrittura è disciplina e che è, soprattutto, introspezione crudele può essere un buon punto di partenza per far capire a chi transita in questo diario virtuale che non si parte mai da una storia, si parte sempre dalla propria storia. Chi siamo, da dove veniamo, cosa pensiamo, cosa vogliamo, dove vogliamo andare. Quando creiamo una storia partiamo sempre dalla nostra storia, ma chi scrive davvero non fa della propria biografia letteratura, bensì trasforma la sua visione per farne un’opera d’arte.

Mi è difficile, ora, dare altre spiegazioni, ma so che il senso che accompagna tutto questo mi porterà alla meta: tre anni di giorni così, raccontati a nessuno/tutti in un blog che non reclamizzo e che al massimo avrà una manciata di lettori silenti. Non mi serve altro se non la mia determinazione, al di là di ogni risultato possibile, perché non inseguo un risultato, percorro la mia strada. Questa è la mia storia, non un romanzo, e per chi mi pensasse presuntuosa… bé, non m’importa nulla.

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(221) Carezza

Le carezze io le ricordo, tutte. Quelle di mia nonna per farmi addormentare sono le più preziose perché non le potrò avere mai più. Troppo pure, troppo dedicate, troppo amorose per poter essere replicate da chiunque altro.

Ho imparato da lei ad accarezzare. Non lo puoi fare se non sei nella condizione per farlo, non te la puoi inventare la delicatezza se non la conosci, se non la provi.

Le carezze si imparano per osmosi, se le ricevi impari a farle. Se non sei dell’umore giusto per farle, evita perché lasceresti una brutta impronta che poi si fa fatica a cancellare.

Le carezze sono fatte per togliere la stanchezza dal viso di chi ami, per togliere il dolore, per togliere la tristezza, per togliere la sporcizia di un giorno brutto. Mentre toglie, però, lascia. Lascia la dolcezza di un’attenzione esclusiva e dedicata, lascia la cura, lascia l’amore.

Così sono le carezze. Così devono essere le carezze. Così.

 

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(214) YinYang

NeroBianco-BiancoNero-OmbraLuce-NotteGiorno e potrei continuare per alcune righe ancora e non significherebbe nulla. 

Contenere il tutto mentre si è niente, contenere il niente mentre si è tutto. Anche qui ci sarebbe troppo di cui parlare. Non lo so perché mi sono messa in questo ginepraio, so soltanto che oggi me lo sono sentito ovunque questo YinYang e m’era sembrata una buona idea parlarne. Pensavo di avere pensieri in proposito, invece ho confusione. Più focalizzo e più confondo – che sia la vecchiaia che incombe?

So che ci sono notti colme di luce e non soltanto per la luna piena. So che ci sono giorni dove il buio ti inghiotte, nonostante il sole rovente. So che ci sono momenti in cui ti senti abbracciare tutto e altri in cui la solitudine ti tiene stretta e senza neppure un perché ti va bene così. So che mi accorgo dell’ombra e della luce solo se sto attenta, questo dovrebbe preoccuparmi, ma ho altro da fare.

Non sono pensieri utili, questi. Possono essere un inizio? Mah.

 

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(87) Scuse

Non so bene a chi le devo, queste scuse, ma ora ci penso. E’ brutto essere sempre quella che fa la bastian contraria. Natale è una di quelle cose che non riesco a digerire, porgo le mie scuse ma è così.

Non è che serve andare tanto a scavare nei miei traumi infantili, no, nei miei anni di bambina ho avuto sempre tanti doni e ho sempre avuto la mia famiglia e sempre i miei amici nel mio piccolo paesello con tanto di Santa Messa e Presepe e Albero di Natale e via discorrendo.

Lasciamo stare i traumi, veniamo alla constatazione dei fatti: detesto il Natale.

Va al di là della nascita del bambinello, della bontà da spargere sulla Terra, dell’eterna speranza nella Pace e nel risveglio delle coscienze. Il fatto stesso che esiste un giorno in cui tutto il mondo – MA NON TUTTO – si ferma per festeggiare il Natale mi disturba. Mi martella un nervo scoperto non so neppure dove e mi fa ritrarmi nel mio guscio.

Mi scuso. Con gli amici che devono sopportare questo mio malumore e con chi viene urtato dalla mia insofferenza. Non cambierò idea solo per sentirmi in pace con tutti voi, ma sappiate che mi piace sapervi affezionati a questa assurdità che è diventato il Natale. Sembrate quasi felici, un giorno soltanto o soltanto il tempo per un’abbuffata, questo non lo so, lo saprete voi.

Auguri!

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Un Diario? Sei Pazza!

Ci ho pensato parecchio. Non era affatto scontato, perché ho almeno cinque altri luoghi virtuali in cui scrivo e ognuno è nato con uno scopo preciso.

NEVERLANDstorie è dedicato alla narrazione e ai miei progetti legati all’argomento, PANDORA, le Storie del Vaso è dove racconto le storie (assieme a un bel team di attori) che più mi piacciono e che voglio condividere con gli ascoltatori del podcast, il Circolo Scrittori Instabili è nato per pubblicare i racconti dei miei allievi, VISIONSmakeBEAUTY è un programma dove intervisto chi ha una Visione che crea Bellezza e vuole condividerla e INSTABILMENTE-contaminazioni d’Arte è il blog dell’associazione culturale di cui sono presidente.

Che cosa diamine mi resta da dire?

Per focalizzare meglio il mio desiderio di aprire un nuovo blog e completare il mio sito (barbarafavaro.com) ho fatto un passo indietro, ovvero: il mio diario.

Scrivo tutte le sere alcuni pensieri in un quaderno, con la copertina bellissima e le pagine senza righe e senza quadretti. Quando le pagine stanno per finire vado in cerca di un nuovo quaderno con la copertina bellissima e le pagine bianche. Ne ho bisogno, è il mio modo per staccare da tutto e fare il punto della situazione. Perché ho sempre la sensazione che se non faccio il punto della situazione le cose possono sfuggirmi di mano. No, non intendo le cose reali… il resto. Tutto quello che di impalpabile mi passa dentro. Dalla testa in giù. Se non ne tengo traccia questa materia effimera si disperde e non la ritroverò più.

Anni fa avevo un blog su Netlog (credo lo abbiano chiuso), era un social network più interessante di Facebook (a mio parere), dove scrivevo ogni giorno un post. Scrivevo storie, in realtà. Tutte queste storie sono finite in un libro, IL MIO REGNO PER UN BLOG.

Quello che mi è mancato in questi ultimi anni è un luogo dove scrivere i miei pensieri per condividerli. Non mi piace farlo su Facebook perché è una piazza troppo grande e dispersiva. Potrebbe, però, funzionare qui.

Bene, sono arrivata al punto.

In questo blog, che ho chiamato *GIORNI COSì*, scriverò i miei pensieri. No, non tutti. Uno al giorno. Così come mi vengono, senza rileggerli, per farli diventare parte del viaggio che possiamo fare assieme.

Il mio mestiere mi porta in luoghi interessanti, dove scopro, imparo, conosco, agisco e penso. Potrebbe piacervi, secondo me. Se volete scoprirlo, mi trovate qui. Ogni sera con un pensiero. A domani, Folks!

b__

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