(595) Luce

Troppa luce mi mette a disagio, va’ a capire il perché. O meglio: so anche il perché, ma ora che sono sulla via dell’anzianità potrei anche mettermela via ‘sta cosa e vivere più serena. Ma niente. Non ci riesco.

Ribadisco: troppa luce mi infastidisce, mi fa sentire spudoratamente evidente, mi fa venire voglia di scavarmi una buca e buttarmici dentro. D’altro canto, dall’ultimo test super idiota trovato su facebook sono risultata essere una civetta. Mi ci ritrovo proprio – questo mette un po’ di pace tra le mie diverse ansie, lo ammetto.

Non è che questa cosa della luce sia un pensiero particolarmente opprimente, vivo maluccio d’estate – lo so – ma ormai senza grandi sconvolgimenti. All’arrivo dell’autunno riprendo possesso dei miei poteri e mi vivo più serenamente – questo è un dato di fatto – e resisto bene fino alla fine della primavera. Arriva il 21 giugno, solstizio d’estate, e inizia l’agonia. Non voglio ancora pensarci, ho più di un mese per vivere con dignità, ma la “luce” come argomento da affrontare mi si è ripresentata in queste settimane per questioni di lavoro. Non per mia scelta – ovviamente, scema ok ma fino a un certo punto – e proprio per questo motivo l’ho vissuto con un fastidio di misura epica e  andamento trasversale, ovvero: odio tutti e tutto il giorno. Son già contenta che nessuno mi abbia ancora fatto fuori perché so essere decisamente indisponente quando sto così.

Oggi, comunque, sono ancora qui a rimurginarci sopra perché ancora la questione non l’ho risolta. Non sono ancora riuscita a concretizzare in una dannata frase (non troppo lunga, mi raccomando) il concetto di luce come mi è stato chiesto. No, non è una cosa da niente, perché non si tratta di dire la mia in proposito – figuriamoci chi mi potrebbe impedire di dire la mia – no no no, devo tradurre un pensiero abbozzato da qualcun altro da trasformare in qualcosa di memorabile, tipo aforisma alla Oscar Wilde. Fulminante, luce saettante sparata in testa a qualcuno da Zeus in persona: questo l’effetto che deve fare. Nient’altro da aggiungere.

Ritornando a me, visto che sono un mirabile esemplare di Essere Umano finemente egoriferito, son sempre e sempre di più dell’idea che la troppa luce sia irritante. Sono ancora e sempre dell’idea che non dev’essere esagerata, solo quel tanto che basta per non sciupare la magia dei luoghi, delle cose, delle persone, dei sentimenti. Se mi spari un faro navale da 50.000 kW addosso mi ammazzi, non posso affrontare tanta crudeltà, sono pur sempre un clone di Morticia Addams!

Ok, ora devo rimettermi al lavoro. Dov’ero rimasta? Ah, sì: luce…

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(315) Anelli

Gli anelli di Saturno sono anelli planetari attorno al pianeta Saturno. Sono composti da milioni di piccoli oggetti, della grandezza che varia dal micrometro al metro, orbitanti attorno al pianeta sul suo piano equatoriale, e organizzati in un anello piatto.

Oggi, tutt’a un tratto, mi sono scoperta simile a Saturno. Una piccola illuminazione che ancora faccio fatica a focalizzare, ma che mi rende felice. Non so che dire, sarà l’inizio della follia conclamata. Comunque, il ragionamento è partito dal fatto che spesso ho confuso la sostanza del mio pianeta con quella degli anelli che ho attorno.

Forse perché gli anelli hanno grande appeal. Nel senso che sono luoghi dove la scoperta si fa elettrizzante e questo perché non ti appartengono, sono oggetti estranei che si sono avvicinati a te mentre vivevi.

Dando per scontato che gli anelli sono miei e guai a chi me li tocca (e così dovrebbe essere per chiunque), va da sé che occuparsi solo di loro e poco del mio pianeta diventa faccenda potenzialmente rischiosa. L’implosione è dietro l’angolo.

Vediamo se riesco a chiarirmi questo concetto: il mio pianeta sarà anche poco elettrizzante e sfarfalleggiante, ma è pur sempre solido e intensamente popolato da tutto ciò che mi appartiene intimamente. Lui mi sostiene, mi alimenta, mi permette di crescere. Gli anelli, in qualche modo, mi fanno da corazza. Proteggono ciò che è pianeta, ma non si sostituiscono al pianeta.

Sono in un periodo di forte cambiamento, faccio fatica a sistemare tutto e accettare tutto, sto tirando calci a destra e a manca dentro di me e sto facendo finta che non stia succedendo. La testa mi porta avanti, le viscere protestano, gli anelli sberluccicano e il mio pianeta vorrebbe soltanto un mese per dormire e basta.

Ti odio estate.

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(250) Estate

Sto cominciando a credere in questa estate. Non sto parlando di aspettative, sto parlando di desideri da realizzare che potrebbero realizzarsi. Non ho intenzione di focalizzarmi su questo, ho una tabella di marcia bella tosta da seguire e che intendo rispettare, ma adesso, proprio adesso ho avuto questo pensiero.

L’estate è sempre stata crudele per me, anche quelle estati dove c’era divertimento e giovinezza e cose belle. La luce impietosa del sole estivo è crudele, per me. Ogni estate vorrei scappare in un luogo dove l’autunno imperversa, mentre il mondo normale si gode quello che per me è insopportabile – e non so neppure il perché. Un’altra delle mie stramberie, eh.

Questa estate, però, la voglio diversa. Anzi: la sento diversa. Forse sono io diversa – il che sarebbe cosa buona e giusta, lo ammetto pubblicamente.

Sta di fatto che sono stupita di sentirmi così. E sono curiosa di vedere cosa saprò fare con questa novità. Mah!

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