(756) Segnali

Le coincidenze non esistono, esistono i segnali: questo mi ha insegnato “La Profezia di Celestino” (quando avevo circa 22 anni). Da allora non fui più la stessa, divenni in tutto e per tutto una cacciatrice di segnali.

Non è un bel vivere, ve lo garantisco. Tutto quello che accade ha un significato ben più profondo di quello che in superficie si è in grado di scorgere. La vita è un intricato miscuglio di presenze misteriose, apparizioni significative e codici da decifrare. Neppure le ore ti dicono il vero, lo scorrere del tempo è un muoversi di dimensione parallela in dimensione parallela fino a perdere il senso di tutto. Un vero inferno.

Vero, ma non del tutto. Ci sono segnali che son lì apposta per te. Non stanno aspettando nessun altro. Vogliono aiutarti a capire qualcosa. Se fai finta di niente peggio per te.

Ecco, questo peggio-per-te mi è più insopportabile del pensiero della morte, perché significa che me la sono voluta io. Ora: cosa sarà mai una vita trascorsa a elucubrare sui massimi sistemi al confronto di un maledetto peggio-per-te che ti si può palesare in qualsiasi istante per qualsivoglia motivo con violenza incontrollabile e mai davvero indolore? Nulla.

Quindi sto attenta. Sto attenta a quello che mi capita, a quello che mi tocca, a quello che mi circonda, a quello che sembra uno stramaledetto caso ma… potrebbe non esserlo. Anzi: sono sicura che non lo è. E nove volte su dieci, udite udite, è proprio così. D’altro canto non è che con un’indole del genere e un tardo-imprinting di ‘sto calibro potevo diventare altro se non una che viaggia con le storie h24/7, eh!

Però. Però li trovo davvero i segnali. Però non solo li trovo davvero, ma poi significano davvero qualcosa. E ammetto che una certa soddisfazione ce l’ho, e che in questo inferno di ricerca e lavorio sinaptico mi ci diverto un sacco.

Evviva Celestino, evviva la Profezia!

 

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(216) Saetta

Essere colti da folgorazione, una volta ogni tanto, è cosa da tutti. Ci capita e spesso non le diamo troppo peso, ma il suo bel peso ce l’ha. Se la saetta che ti ha colpito bene in fronte ce l’ha con te è perché hai bisogno di darti una svegliata.

Tu, non qualcun altro, proprio tu. E se fai finta di niente, magari la prossima volta la saetta ti sconquassa per bene così magari te ne accorgi meglio.

Rispetto molto l’impegno che la saetta si è presa in carico quando il buon Dio ha distribuito le mansioni ai diversi elementi. Lei avrebbe potuto ambire a ben altro e invece si è messa a disposizione del genere umano. Non solo: non al genere umano perspicace e agile, no, bensì a quella parte del genere umano che è fondamentalmente gnucco. De coccio, dicono a Roma.

Lei è precisa, è efficace, sa rendersi indimenticabile. Vorrei essere come lei, davvero.

Quando hai chiara la situazione, quando ti vedi così come sei e vedi quello che stai facendo senza poterti nascondere dietro scuse e disimpegni vari, quando capisci cosa manca o cosa è troppo, quando ti rendi conto che non dovresti essere lì o che ci dovresti essere ma non ci sei. Tutte saette.

Santa Saetta, ora pro nobis. Lei è la nostra arma segreta, basta farci caso e lei la giusta direzione ce la mostra senza mezzi termini. Lei sa. Dovremmo farcene una ragione e lasciarla lavorare in pace. La nostra esistenza ne trarrebbe grande giovamento, ne sono certa.

 

 

 

 

 

 

 

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