(534) Moleskine

Oltre una cinquantina, chissà quante mila-pagine ho scritto in questi ultimi vent’anni. Chissà. Sono la mia memoria, per quando memoria non avrò più. Me l’immagino così la fine della mia vecchiaia: a leggere le pagine della mia vita a ritroso, finché mi cadranno gli occhi e mi si spegnerà il cuore.

La penna a volte corre, altre è trascinata con stanchezza. A volte la calligrafia è impeccabile, altre illeggibile. A volte i caratteri sono grandi e urlati, altre sono piccoli e deboli – come se volessero scomparire. A volte la punta della penna è grossa, altre sottile. L’inchiostro, però, è sempre nero. Il viola lo uso con parsimonia, quando sono felice, nei titoli.

Ne ho provate diverse: con la copertina morbida o rigida, a righe o a quadretti o con pagine bianche (le mie preferite), dimensione mini o classic o extra-large. La mia preferita è la Classic, copertina nera rigida, pagine bianche o a righe. Bianche per la libertà, a righe per l’equilibrio che spesso manca nella mia penna e nei miei pensieri.

A volte ho provato altri quaderni, ma non è lo stesso – chissà perché. Ritorno sempre a lei perché è come se mi conoscesse meglio, come se a nuova Moleskine non ci fosse bisogno di fare le presentazioni. Soltanto un “rieccomi qua”, poi sguardo sulla pagina e penna a tracciare linee d’inchiostro simili ai pensieri. Niente di più e niente di meno.

Moleskine dopo Moleskine la mia vita si compie. Strano, ma vero. Più reale delle ore che scappano via e di tutto questo via-vai che non trova pace e – temo – non trovi neppure un senso che sia stabile e che sia sicuro rifugio.

Mah.

 

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(205) Protezione

Che il cielo ti protegga!

E se non lo fa lui, chi ci pensa a te? Tu stesso. Dovresti pensarci tu. Dovremmo ormai aver imparato che aspettarsi la protezione da qualcuno che non siamo noi non sia il modo più intelligente di gestirci. Se capiti male, la protezione diventa un cappio, una lama, un proiettile.

Cosa abbiamo fatto? Abbiamo trasformato il bisogno più puro di tutti, quello con cui siamo nati, in un peccato, in una vergogna, in una condanna.

Proteggere significa prendersi cura, riparare qualcuno o qualcosa con lo scopo di difenderlo da tutto cio che potrebbe danneggiarlo. Si protegge chi non può farlo perché debole e indifeso, si protegge chi ami anche se non ne avrebbe bisogno… ma chi non ne ha bisogno? Chi?

Il bisogno non è una cosa sporca. La protezione non è qualcosa che si deve mendicare, fa capo all’amore e basta a se stessa. E che tu sia povero o ricco, felice o triste, buono o cattivo, non cambia nulla.

Protezione significa riparo, cura, difesa. Ha origine da un bisogno puro: di riceverne e di offrirne, senza lucro e senza interesse. Perché ce lo siamo dimenticato? Perché? Perché? Perché?

 

 

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(17) Riparo

Credo che le persone arrabbiate siano quelle a cui manca un riparo, un luogo dove soltanto essere e basta. Se ti manca non puoi che provare paura e, come reazione, rabbia. La Rabbia, rumorosa o silente che sia, è sempre pericolosa.

Ogni Essere Umano ha bisogno di un riparo, dal resto del Genere Umano, perché il resto è veramente tanto. Una quantità gigantesca di Esseri Umani. Farebbe paura a chiunque. Se in una giornata ipotetica, te ne capitasse addosso un carico da 50 incavolati neri, avresti tutti i motivi per sbroccare. Soprattutto se a inizio giornata eri di buon umore.

Ne sono proprio convinta: dai a un Essere Umano un riparo e lo vedrai rilassarsi. Tutti ne hanno diritto, tutti gli Esseri Viventi (animali e piante comprese).

Il fraintendimento, però, sta nel cercare questo riparo al di fuori di noi stessi. Non è di certo l’isola tropicale o il Monte Ararat (tanto per fare un paio di esempi idioti) il rifugio che ti renderà sereno. Sei tu.

Costruirsi un riparo, un rifugio in cui rintanarsi, non è cosa da due minuti, ci vuole perseveranza. Devi guardarti bene dentro per capire come sei messo, farti le domande giuste – perché sono così velenoso nei confronti del resto del mondo? (se s’inizia da lì viene meglio, è più veloce, secondo me) –  e devi anche risponderti con sincerità. Poi cominci a fare pulizia e nel mentre ti tieni monitorato. Vedi cosa cambia dentro di te.

Appena ti accorgi che le cose che lasci andare si portano via, pezzo dopo pezzo, la tua rabbia, ti viene voglia di continuare.

Appena ti accorgi che si sta meglio lì dentro, ora che c’è meno ressa di cose e sentimenti, ti viene voglia di mantenere il tuo riparo pulito.

Appena ti accorgi che respiri meglio, ti rendi conto che prendersela con il resto del mondo, che vive nel caos e nella sporcizia, non fa bene a te e non aiuta il resto del mondo.

Nel tuo riparo, sei al sicuro.

Non sei più arrabbiato, vero?

Ecco.

b__

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