(825) Uno

Uno, come l’anno che ci accingiamo a vivere. Ne puoi vivere uno alla volta di anno, questo non è un gran bel sollievo? Sì, lo è.

Uno, come le gioie che puoi provare per volta. Una gioia dopo l’altra, ma mescolate insieme non valgono, diventano una più grande, non le distingui più. Questo perché il nostro cervello non vuole fare troppa fatica e anche qui è un gran bel sollievo.

Uno, come le incazzature che ti possono prendere per volta. Nel senso che ti puoi incazzare più volte al giorno e per cose diverse, ma anche qui se sono più di una in contemporanea smetti di distinguerle perché quell’una si ingrandisce e fa di tutta un’erba un fascio (si dice così). Bon, par condicio, che però porta in sé un alto rischio di esplosione letale.

Uno per volta se ci mettiamo in fila, e le file funzionano bene anche se mai lo ammetteremmo davanti a un inglese, riusciamo ad accontentare tutti. Ci dicono che non ce n’è per tutti, ma secondo me è una delle più grandi menzogne con cui ci imbottiscono le paure ataviche. Dovremmo svegliarci.

Uno è il numero pieno, lo zero è vuoto, da dove si comincia. Se cominci da zero prima di arrivare a uno potresti metterci una vita. Se inizi da uno ti sembra di aver già fatto tanto anche se te lo hanno regalato. Il nostro cervello come tende a scansare la fatica, distorce anche un po’ la percezione della realtà toccato da dettagli che mica fanno capo alla meritocrazia. Ricordiamoci pure questa.

Uno più uno dà sempre due. Bisognerebbe ricordarcelo quando certi scellerati ci vendono formule astruse beffandosi di questa solida e inattaccabile operazione matematica: 1+1=2. Bisogna proprio che ce lo segniamo da qualche parte.

Uno da solo può poco, ma se non si inizia da uno voglio vedere dove si va. Sembra una stronzata, ma il nostro cervello lo sa ed è per questo che spesso cerchiamo di zittirlo imbottendoci di valium i neuroni. Si inizia da uno, anche se sembra poco, e poi si va ad aumentare. Sempre.

Uno si può perdere, già in due è più difficile, e se ti perdi da solo non è detto che ritrovi la strada. Uno smartphone aiuta, certo, ma lasciarci alle spalle delle tracce è cosa buona e giusta. E non solo per chi verrà dopo di noi, anche per noi che dovremmo guardarci indietro ogni tanto per capire cosa diavolo stiamo combinando con la nostra vita.

Uno è qui ed è già finito, un giorno dura ben 24h eppure scivolano via come se niente fosse se non ci fai caso. E il tempo non vola, il tempo scorre, siamo noi che voliamo con la testa qua e là e gli diamo poco peso. Un’ora, un giorno, una settimana, un anno… hanno peso, hanno un gran bel peso se parlano della nostra esistenza. Dovremmo ricordarci anche di questo, la lista diventa lunga no?

Uno, ma domani ci sarà il due. Se siamo fortunati, ovviamente.

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(369) X

L’abusata X, dall’incognita matematica all’X Factor, quando moltiplica e quando segna errore, quando conta e quando condanna. Sempre lei: X.

Mi sembrava doveroso fermarmi un po’ per valutare la sua condizione e, mentre la guardo, trovo che sorreggere il cielo e attaccarsi alla terra sia la caratteristica che più mi piace di lei. Perché il fattore X si basa su principi solidi. Due piedi a gambe divaricate: così il grounding regge e può sorreggere quel peso di cui ti stai caricando. E se alzi le braccia a specchio rispetto alle gambe, sentirai il peso appoggiarsi meglio perché troverà equilibrio in te e tu in lui.

Una posizione che, una volta trovata e calibrata, ti può far resistere a lungo. Magari non sei proprio contento, ma intanto resisti e poi si vedrà. Solo che quel a lungo non è mai per sempre – ammesso che il per sempre esista. Una volta capita l’antifona inizi a preoccuparti. Se ti sposti, se sposti anche solo di un grammo il peso crolla lui e tu ci rimani sotto e ciao.

Restare lì schiacciato tra il sopra e il sotto diventa inevitabile. Schiacciato eppure in equilibrio, ridicolo. Succede e quando succede non puoi farci molto. Quello che puoi fare è scrollare la testa e dirti: “Ma come m’è venuto in mente?”. Ma non troverai la risposta, nessuno ti darà risposta perché la domanda è sbagliata. Se ti domandassi, invece, “Tutto questo peso è necessario?”, allora sì che le cose inizierebbero a cambiare. Un nuovo equilibrio all’orizzonte, un nuovo assetto, un nuovo modo di vivere le tue spalle e le tue gambe. Perché questo è necessario, è bene che tu lo sappia.

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