(450) Cocktail

Mescolare le cose, gli elementi, le percezioni, le realtà, le occasioni. Mescolare è pericoloso, può uscire fuori una schifezza, ma se non ci provi non puoi sapere quale sarà il risultato. Potrebbe rivelarsi come una gran bella sorpresa e tu te la saresti persa per cosa? Soltanto per paura.

Quando ti butti nell’eseguire l’operazione di miscelamento devi tenere conto del dosaggio degli elementi, devi tenere sotto controllo il colore, il sapore, il tenore di quello che stai creando. Più lo fai, più spesso ti ci metti, prima ti fai l’occhio. Più prendi confidenza con il gesto del mixare e più te ne freghi della possibilità che esca una schifezza perché le probabilità si assottigliano. Pratica, un pizzico di talento, un chilo di voglia di mettersi alla prova, tutto qui.

Ovvio che la scelta degli elementi da combinare è parte fondamentale su cui poggiare il resto, non c’è neppure da dirlo. Ovvio che la scelta dipende da chi siamo e da cosa vogliamo e non vogliamo. Ovvio che si possa imparare a scegliere meglio, sempre meglio, come succede per il mescolare gli elementi scelti.

Detto questo, prima di crollare sulla tastiera per il cocktail di stasera – che era strepitoso – e per la giornata piuttosto intensa (soprattutto emotivamente parlando) vorrei arrivare al punto. Il punto mi si sta spostando di riga in riga sempre un pezzo più avanti e non credo di avere troppe possibilità di acchiapparlo, almeno non ora, non stanotte.

A mia discolpa posso dire che sembrava una buona idea parlare di mescolare le cose quando mi sono seduta qui al computer e forse la parte importante l’ho già scritta senza – forse – per questo essere arrivata a nessun punto. Trovo la cosa non solo insolita per quanto mi riguarda, ma anche del tutto positiva.

L’ho già detto che il cocktail era buono? E pure piuttosto alcoolico.

[sbam]

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(375) Lisergico

Rifuggo per natura tutto quello che chimicamente può spingere oltre le mie sinapsi. Ho sempre avuto la sensazione che basterebbe una spinta un po’ più forte e per me non ci sarebbe ritorno. Credo anche che rientrare in una realtà/gabbia dopo che ti sei fatto un bel volo sia il modo migliore per non voler più ritornare in quella gabbia. In poche parole: accetto la mia condizione e cerco di fare tutto quello che posso per non morire soffocata. Per esempio, scrivo.

Non giudico chi vola al di là di se stesso usando metodi pericolosi, penso soltanto che non ne valga la pena. La vita reale non fa schifo, a meno che tu non voglia solo vederla e viverla nei suoi momenti peggiori.

Ho fatto scelte diverse da molti miei coetanei, né migliori né peggiori, e nel bene e nel male mi posso prendere tranquillamente tutte le responsabilità del caso. Ero in me, non ho giustificazioni. Ero in me, non ho meriti pazzeschi. Ero in me e ho sperato che bastasse. Molte volte non è bastato, essere me non è il modo migliore per raggiungere risultati esorbitanti. Essere Einstein sicuramente sì.

Tutto questo pensiero grottesco m’è uscito da non so dove, forse da un commento che spesso ho colto di qua e di là riguardo a quanto faccia bene questo e quanto faccia male invece quello (marijuana vs alcool) e io non so mai se posso dire quello che penso oppure no, perché ogni volta che estrinseco il mio modesto pensiero qualcuno si incazza e mi dice che sono una bacchettona. E a me la marija mi fa vomitare e la grappa mi fa sputare i polmoni, non ci posso fare niente.

Mi domando, però, perché se sono in una stanza – sobria tra ubriachi – devo essere io quella che si scusa. Sicuramente sono io quella che se ne va. Ma senza rancore, solo un po’ perplessa su come le cose si ribaltino in fretta e io riesca a finire sempre con il culo per terra.

C’est la vie.

 

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