(566) Noioso

Noioso quando sai già come va a finire. Nessuna attesa, nessuna suspense, nessun tremore = noia. Questo tipo di noia ha il peso del “perdere tempo”, se mi accorgo che sto perdendo tempo il fastidio si trasforma in furia perché il tempo non si perde!

Noioso quando qualcosa che si ripete a martello ti porta all’esasperazione, anche in questo caso il fastidio si trasforma in furia e vado di katana. Perché passare il mio tempo cercando di tenere lontano il fastidio è perdere tempo e il tempo non si perde!

Noioso è tutto quello che con me non c’entra niente: per esempio litigare è un’attività noiosa, fastidiosa, senza alcun senso utile. Noioso è chi fa il fenomeno, chi pensa di poterti passare sopra senza colpo ferire, chi dice di saperla lunga e pensa che a te freghi qualcosa.

Andando per deduzione, tendo ad annoiarmi poco perché scelgo di fare cose interessanti e di interagire con persone altrettanto interessanti, ma non riesco proprio a limitare il fastidio che provo nel dover affrontare rotture di scatole a non finire durante la giornata. Ho provato a respirare profondamente, ad affidarmi al mio Buddha interiore, a lanciarmi in apnee inquietanti, ma non funziona: il fastidio ha sempre la meglio.

Mi rendo conto che questo stato rende me fastidiosa agli altri, ma non ci posso fare niente. L’idiozia mi infastidisce, l’inettitudine mi infastidisce, la spocchieria mi infastidisce, l’arroganza mi infastidisce, l’indolenza mi infastidisce ecc. – sì, la lista potrebbe continuare per giorni – e essere infastidita mi infastidisce. Non se ne esce.

Una doccia bollente, qualche buon proposito per domani, un buon libro in cui immergere i pensieri e… buonanotte.

 

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(562) Kindle

E chi l’avrebbe mai detto. Chi? Io no di certo.

Io che guai a chi mi tocca un libro. Io che anche se il libro l’ho letto e non mi è neppure piaciuto faccio una fatica boia a lasciarlo, a darlo in prestito. Io che se devo scegliere tra un libro e un vestito, scelgo di spendere i miei pochi soldi nel libro, cascasse il mondo, a costo di girare per un mese con gli stessi indumenti addosso. Chissenefrega, abbasso-la-moda-evviva-la-cultura!

Ecco, io – la stessa io di cui sopra – mi sono regalata anni fa un Kindle, perché non potevo più snobbarlo, dovevo per forza capire perché quella cosa fosse così apprezzata. Dovevo, per una questione di onestà intellettuale. Quindi, dopo i necessari passaggi per registrarsi e memorizzare la carta prepagata (rigorosamente, perché va bene fare danni ma una regola ci vuole), eccomi lì a scegliere dalla enorme vetrina di Amazon qualcosa che potesse interessarmi. Ok, inutile andare oltre, confesso che ho nel mio Kindle circa 600 libri e che ne ho letti soltanto 200. Confesso che quando mi arrivano le superofferte del giorno, due volte su cinque, se non ci fosse Bezos che mi avverte che quel libro l’ho già acquistato nel 2001 io me lo ricomprerei di nuovo – la cosa peggiore? Anche se me lo sono già letto perché non me lo ricordo manco pe’ niente.

Detto questo, negli ultimi mesi mi sono comperata una ventina di libri cartacei che sto leggendo alla faccia del mio povero Kindle. Sì, lo so, sono una brutta persona, ma se i libri non ce li ho davanti al naso io me li dimentico. Mi devono proprio guardare in faccia e dirmi “Ao’ sto a fa’a muffa!” e allora io accorro e provvedo. In tutto questo e nonostante tutti i miei limiti, affermo con forza che io AMO il mio Kindle e che appena finisco ‘sta pila sul comodino me ce metto sotto con la lista quasi-infinita che c’ha dentro dei libri spettacolari, giuro.

Mi basterà questa vita o ne devo prenotare un’altra?

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(3) Tempi

Una lotta contro il tempo: come se non fosse abbastanza, come se non me ne fosse rimasto che una goccia. Vorrei per un po’ abbandonare questa maledetta morsa ossessiva e vivermi il tempo per quello che è: semplicemente fugace.*

E mi sono stupita che siano trascorsi soltanto due mesi dall’ordine del libro che oggi il corriere è riuscito a consegnarmi. In realtà, se non fossi io e se non fossi abituata al dilatarsi del tempo che fugge comunque, mi sarebbe passata la voglia di leggerlo.

Sono certa che la mia predisposizione a volarmene via con la testa mi abbia permesso di arrivare fin qui senza perdermi in modo definitivo. Potrei sbagliarmi, vero, ma crederci mi aiuta a sperare che questa mia testa che vola via non sia da cambiare, ma da usare come salvagente in ogni circostanza, per ogni evenienza.

L’effetto collaterale dell’atterraggio rimane, però, ancora un dettaglio da sistemare. Lassù si sta meglio.

b__

* fugace agg. [dal lat. fugaxacis, der. di fugĕre «fuggire»]. – 1. letter. Che fugge o è solito fuggire. 2. fig. Di cosa che ha breve durata, che termina o scompare presto: tempo, età, giovinezza fugace.

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