(799) Punti

Vado per punti, non ho altro modo per procedere. Non giro mai a caso. Anche se mi ritrovo a caso in un giro, dei punti li trovo sempre e se non ci sono li creo. I punti uniti fanno una linea, la linea ha un inizio e una fine. Questo mi rassicura (per la presenza di un senso) e nel contempo mi preoccupa (per ogni inizio che affronto) e mi intristisce (per ogni fine che vivo). Se questo non è un casino, ditemi voi che cos’è. 

Ma non voglio soffermarmi sulla mia sbrindellata emotività – che non è argomento interessante – vorrei parlare dei punti.

Da qui a lì. Da lì a là. Da là a laggiù o lassù… si procede, si avanza, si va. Andare per punti è un modo sensato di andare, credo. E andare in modo sensato è bello, semplicemente bello. Il punto è (dimostrazione pratica che andare per punti serve) che non tutti abbiamo lo stesso modo sensato di procedere, ma qualsiasi modo sensato di procedere lo fa per punti. E i punti si fissano molto in fretta, si fissano e si possono spostare qualora le cose cambiassero improvvisamente o avessimo soltanto cambiato idea. I punti non occupano spazio, sono arrivi e sono partenze. I punti non ti chiedono ragioni né resoconti, sono approdi, sono appoggi. I punti non reprimono la libertà, la creatività, la scelta, le sostengono, le fanno appoggiare meglio a una base mobile ma stabile, che non affonda.

I punti si fanno invisibili agli occhi altrui, ma sono stelle che brillano dentro di te e soltanto per te. Ed è uno spettacolo la costellazione che negli anni ho creato nell’intimo del mio cielo. Ne sono proprio orgogliosa. E questo è il punto.

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(743) Maestosa

Ho un’idea Maestosa della Vita. Di come la Vita è – nonostante tutto quello che di Lei possiamo farci (che non è granché perché non siamo capaci di azioni maestose se non di rado). Eppure la Vita porta in sé – e per sé – questa maestosità in ogni sua espressione. Basta solo farci caso e avremo davanti ai nostri occhi tutte le prove che ci servono.

Questa mia convinzione va contro ogni cosa che affronto quotidianamente perché la Maestosità in gioco non è sempre quella che ti porta carichi di felicità, e forse è ora di sfatare questo mito: la Vita ci vuole vivi ma non necessariamente felici, la scelta sta a noi.

Le proposte che la Vita ci mette a disposizione hanno un miliardo di variabili l’una, cambiano a seconda delle circostanze e degli intrecci e degli incontri e degli incidenti e degli imprevisti e delle sfighe o delle fortune. Variabili a non finire, variabili da perderci il sonno, variabili da sbattere la testa contro il muro. Talmente tanto e talmente tutto insieme che non lo si potrebbe definire se non nel modo che ho scelto io: Maestoso. Un dannatissimo Maestoso modo di farci attraversare ogni atomo dell’Universo con i nostri poveri sensi martoriati.

Come fare per non restare schiacciati da tutta questa Maestosità? Riconoscerla e rispettarla, credo. Non possiamo fare altro se non cavalcarla e sperare che non ci disarcioni. Non dobbiamo fare altro se non affidarci a quello che deve essere senza mai smettere di fare quello che dobbiamo fare: cercare e scoprire, cercare e provare, cercare e trovare. Pezzo dopo pezzo ci faremo un bel puzzle e ce lo guarderemo una volta diventati vecchi, ricordando un po’ e il resto inventando come fanno i bambini. Guarderemo il cielo invidiando le stelle che nonostante la mancanza di vita ancora sanno brillare. E saremo grati per tutto quello che di Maestoso ci avrà attraversato, perché la Vita avrà saputo prendersi cura di noi – nonostante tutto, nonostante noi.

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(438) Viola

La mia fissa, lo ammetto. Sono ormai anni – tantissimi anni – che tutto ciò che è viola ha su di me un effetto calamita. Più che altro ipnotico, se devo proprio trovare il termine giusto. Se l’oggetto in questione è inutile, o non mi interessa per nulla, non importa, gli do sempre un’occhiata o due perché non si sa mai. Se per scegliere qualcosa che mi serve ho diverse opzioni di colori (anche tutto il Pantone) io scelgo il colore che si avvicina di più al viola. E ci sono tonalità pazzesche, ci sono tinte incredibili che proprio dal viola prendono il volo… tutte bellissime.

Non lo so il perché, non me lo sono neppure mai chiesto – credo sia fondamentalmente idiota chiedermelo, c’avrò pure i miei motivi inconsci no? – eppure oggi guardandomi il nuovo Ultra Violet del Pantone (che trovo adorabile, ça va sans dire) mi sono chiesta: dove ti sta portando?

Ecco, la storia sta tutta lì. Dove mi sta portando questo Ultra Violet? Che viaggio mi sta facendo fare? Cosa mi fa immaginare? Cosa mi fa toccare anche se le mie mani restano vuote? Cosa?

E per ogni sfumatura di viola sono approdata in luoghi di pace, di ispirazione, di profonda vicinanza con l’Universo. Luoghi che mi parlano di creazione e di movimento senza sosta, di stelle e di ametiste, di Lune perse chissà dove e di pezzettini che riconosco come miei anche se non ho attestati di possesso.

Non mi succede con il bianco, il nero, il blu (colori che amo), mi succede con il viola. E se un prato viola mi darebbe un po’ il capogiro (poi mi ci abituerei volentieri, temo), è chiaro che le sfumature incredibili del verde che Madre Natura offre mi sanno togliere il respiro. Ovvio. E cosa dire del rosso, del giallo, del marrone… Ovvio.

Ma se devo proiettarmi senza peso e senza vincoli in un luogo e trovare in me la pace, allora deve essere viola. Ultra Violet andrà benissimo. Grazie.

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