(855) Indigeno

Significa: che è originario del luogo. Certi luoghi possono essere selvaggi, primitivi, non necessariamente per ragioni di vegetazione maestosa e fauna esotica. Ognuno di noi appartiene a un luogo, indipendentemente dalla terra che li ha generati. Indigeno è l’unico aggettivo che vorrei fosse preso in considerazione quando si tratta di Esseri Umani. Renderebbe tutto più semplice.

Essendo per battezzo forzato una straniera, mi sono ritrovata spesso a soppesare la sostanza della terra che mi porto dentro. Senza mai venirne a capo.

Ho cercato quindi, per ovviare al gap, di compattare quella terra per crearne un’altra, una che mi assomigliasse il più possibile. Tutto sommato ci sono riuscita. Non era ovvio. Non lo è mai. Ne scrivo perché non temo di perderla ormai, è con me da tanto e si è solidificata per bene, respira come un pianeta e ha cielo stellato quando il sole riposa, nuvole sparse e giornate di vento, qualche precipitazione sparsa, temporali da paura e limpide e tiepide giornate dove tutto scorre e non si fa caso ai dettagli. 

Ritrovo la stessa energia, che è stata scelta strategica, in diverse persone che incontro. Sono quelle dove trovo conforto naturale, senza forzature di contatto.

Lo consiglierei a tutti. Quando hai la tua terra dentro, non hai paura che qualcuno te la rubi, rimane tua. Sai che devi curarla e questo impegno ti può occupare parecchio tempo, tempo che altri impiegano per togliere il diritto alla terra a qualcun altro pensando che gli spetti (perché poi?). Se sei impegnato nella cura, nella costruzione, tutto quello che è distruzione perde di attrattiva. Se arriva qualcuno che ti dice “qui è tutto sbagliato, buttiamo giù tutto” gli molli un pugno sul naso senza neppure il bisogno di chiedere ulteriori informazioni sul suo piano di devastazione. Ti suona male. Ti suona ingiusto. La distruzione non è mai così motivata da giustificare il niente che ne consegue. Si può sistemare, aggiustare. Si può. La vita è una questione di aggiustamenti degli squilibri, sistemazione delle falle, non è un ricominciamo daccapo no-stop perché daccapo si può cominciare soltanto una volta, la prima. Poi basta. Ricominci ma già da una base di partenza. E poi non puoi far altro che aggiustare. E sistemare. 

La terra che ti porti dentro non la spazzoli via, neppure quando è solo un mucchietto di granelli. Lei non va da nessuna parte, non può che accumularsi e crescere. Sta a te darle una forma, quella che ti sembra più bella, e renderla il pianeta con cui respirare. Credo sia questo che qualcuno chiama pace dell’anima. O è soltanto qualcosa che le assomiglia molto.

Lo consiglierei a tutti.

 

 

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(846) Faro

L’espressione “essere un faro nella nebbia” mi è sempre piaciuta. In realtà, è diventata con gli anni la mia massima aspirazione. Lo so, sono una presuntuosa. Non ho detto, però, che io ci sia riuscita a esserlo, ma che è la mia massima ambizione. Forse (certamente) è perché io ho trovato negli anni i miei fari nella nebbia. Persone che in qualche modo, anche loro malagrado, sono stati per me luce da seguire per ritrovare una sorta di via, una salvezza.

Esagero? No. 

In qualsiasi situazione uno si trovi, guardarsi attorno per trovare un appiglio, una via, è la prima regola del sacrosanto istinto alla sopravvivenza. E tutti, proprio tutti, abbiamo una priorità: sopravvivere. Questa condizione prevede una minaccia, un rischio che si palesa e diventa pericolo incombente. Se non fai qualcosa potresti soccombere. Sei disposto a rischiare? Quanto tieni alla tua vita? Bene, il viaggio dell’eroe presuppone questa emergenza affinché l’eroe inizi a darsi da fare per venirne fuori. E se è un eroe ne viene fuori, magari a pezzi, ma fanculo ne viene fuori.

Ok, come?

Con un aiuto. Sempre. Consapevole o inconsapevole che sia, quella luce arriva sempre da un faro. Una situazione, una cosa, una persona, Dio? Non importa, è indifferente, il fatto è che sopravvive. La luce è sempre un aiuto, a meno che non sia un raggio laser che ti colpisce in pieno mentre stai roteando la spada mimando Luke Skywalker. Vabbé, lì è una questione di furbizia. Non sei Luke Skywalker, fattene una ragione.

Comunque, siamo sempre in pericolo di vita o di morte?

Sì, solo che non ce ne accorgiamo. Prendiamo – giustamente – tutto molto alla leggera, altrimenti non ci sposteremmo di un metro. Ci dimentichiamo che stiamo su per un filo e che è un filo sottile, per fortuna viviamo da incoscienti. La questione è che se non ci fermiamo neppure per un secondo a valutare ‘sta cosa della provvisorietà, rischiamo di distruggere tutto quello che abbiamo. E allora, ogni tanto, pensare che se non facciamo quello che sentiamo dovremmo fare o se non diciamo quello che sentiamo dovremmo dire, il sasso inizia a rotolare giù e a farsi valanga. No, non esagero. S’inizia sempre dalle piccole cose.  A meno che tu non ti trovi in traiettoria precisa di un asteroide e schivarlo diventa difficile (se non altro per una questione di dimensioni), allora delle cose che ti accadono e che possono peggiorare col tempo te ne accorgi. Al massimo te ne freghi, perché sottovaluti le conseguenze e ti illudi che si risolva tutto prima di prenderti l’asteroide in testa, ma te ne accorgi. Neghi l’evidenza, fai lo gnorri, dai la colpa al cristo-che-ti-sta-più-vicino, ma te ne accorgi. 

Quindi?

Niente. Era un pour parler, come al solito. Ero partita dal faro nella nebbia e dalla mia ambizione. Ecco: se per un istante sono stata un faro nella nebbia per qualcuno, allora significa che quello che ho ricevuto ho dato e questo mi rimette in pace con me stessa e con il resto del pianeta. 

Stop.

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(762) Strano

Pare strano che il Pianeta Terra stia cambiando le sue priorità. Dove c’era caldo da secoli ora sta diventando più freddo e viceversa. I ghiacci si sciolgono, il suolo si spacca, i tifoni imperversano, le piogge sono come secchiate, il vento si è uniformato sulla velocità-Bora ovunque. Pare strano, ci stupiamo, ci preoccupiamo, ci facciamo venire il mal di testa pensando al da farsi. No, non tutti, solo chi ha a cuore le sorti del pianeta e dell’Umanità che contiene, ovvio.

Diamo per scontato che siamo responsabili dell’accelerazione impressionante degli ultimi trent’anni almeno, diamo per scontato lo scagli-la-prima-pietra-chi-è-senza-peccato e diamo per scontato che i danni ci sono e non sono pochi e anche che questo è solo l’inizio. Ora: perché non considerare che Gaia sta cambiando per forza di cose e che noi non ci possiamo fare nulla?

Cosa fai, fermi un terremoto? Un maremoto? Un tifone? Un uragano? Non puoi. Al massimo puoi costruire argini migliori per evitare le esondazioni, puoi prenderti cura dei boschi affinché non vadano a fuoco, puoi tenere puliti gli Oceani, i mari, i fiumi, i laghi. Puoi, certo che puoi, e devi, certo che devi. Però… il cambiamento della Terra, molto probabilmente risente anche dei movimenti dell’Universo e la questione dei cicli e degli spostamenti planetari ci accompagna dagli inizi – anche se i presenti non erano presenti, le notizie sono arrivate fino a qui e un po’ ne dovremo tenere conto, no?

Fa paura? Altroché. Dovremmo diventare più accorti, più responsabili, più accurati nel nostro pensare e nel nostro agire? Ossì! Lo faremo? Ni. A fasi alterne, costruendo e distruggendo, imprecando e benedicendo, un passo avanti e due indietro. Come abbiamo sempre fatto. Posso anche ammettere di essere una pessimista della malora, ma lo abbiamo già ampiamente dimostrato che preferiamo esclamare “strano” piuttosto che attaccarci con coerenza a un pensiero di salvaguardia del nostro meraviglioso pianeta con il suo ecosistema delicato e noi che ci sguazziamo dentro in modo sconsiderato e non meritiamo niente di niente. Eh.

Siamo proprio delle teste di cazzo.

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(694) Alieno

Essere un alieno può significare che provieni da un altro mondo, che appartieni a un altro mondo, ma anche che sei refrattario rispetto a qualcosa o a qualcuno: come al solito la lingua italiana si riempie di colore appena la sfiori. Quante volte al giorno ci succede? Centinaia. A tutti per di più. Siamo tutti goffi alieni che si muovono a tentoni e che fanno finta di avere tutto sotto controllo. Balle.

A me piacerebbe tanto incontrare un alieno capace di affermare non-lo-so quando davvero non sa qualcosa. Mi piacerebbe parlare con un alieno che non si vergogna di ammettere che non-può-fare qualcosa o addirittura che non-sa-fare-qualcosa. Sarebbe liberatorio. Non sarei sola in questo pianeta dove tutti sanno tutto e tutti sanno fare e possono fare tutto.

Io no. Ci sono milioni di cose che non so – anzi, miliardi – e altrettanti milioni di cose che non so fare o che non posso fare, eppure vivo. Forse non me lo merito, ma respiro lo stesso, anche se sono lontana dall’essere come vorrei, anche se la gran parte delle mie aspirazioni son finite in cantina e non c’è nulla di che vantarsi. Sono un Essere Umano finito, ho confini precisi e alcuni limiti che non mi sarà possibile superare neppure in cento vite. Pazienza. Non odio nessuno per questo, non c’è nessuno con cui prendersela, neppure chi può tutto, sa tutto, fa tutto e pure bene. Eh! Beati loro. Io no.

La cosa migliore di tutte? Nessuno si aspetta da me grandi cose. A tutti basta la mia normalità, quando ne hanno abbastanza se ne vanno liberamente, per andare a dimostrare altrove che sanno, che possono, che fanno. Magari ne danno annuncio sui social, perché se non lo racconti a qualcuno la questione perde il luccicore. Dal mio angolo alieno osservo: a volte ammiro e altre mi dissocio con fermezza.

Qui da me l’ordinario ha un sapore buono, che sazia, e quando qualcosa di straordinario accade lo si festeggia. Potrebbe non accadere più.

Noi alieni siamo fatti così. Portate pazienza.

 

 

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(445) Rosa

Quando scoprii – anni fa – l’importanza dei venti per il nostro pianeta ne rimasi affascinata. Mi domandai perché a scuola nessuno me lo avesse detto, o per lo meno perché nessuno lo ritenesse abbastanza vitale da farcelo tatuare in fronte. Sono un’ingenua, lo ammetto.

Mi capita spesso mentre scopro gli abissi della mia ignoranza, di cui continuo a vergognarmi ma che con gioia cerco di colmare di tanto in tanto, di pensare: “Adesso la mia vita non sarà più la stessa”.  Spesso è così, altre volte me lo dimentico dopo due secondi – ma senza cattiveria, solo perché sono piuttosto rimbambita.

I venti sollevano e mitigano e trasportano e alzano/abbassano e profumano o puzzano – e mille altri verbi che si agitano anche in contemporanea – in poche parole i venti vivono e ci permettono di vivere. Sono la combinazione di tutti i movimenti che ci potremmo immaginare calcolando quanto il nostro pianeta si sa muovere e si muove, e sempre in dosi diverse. C’è da perderci la testa a misurarli e credo che sia per questo che l’uomo abbia deciso di farsene un’idea un po’ più statica – quel tanto che gli permettesse di capirci qualcosa – disegnando una rosa: la Rosa dei Venti.

La Rosa è il fiore Regina, ha centinaia di colori e varianti, ha petali vellutati e profumi tenui o intensi ed è sempre bellissima. Che la Rosa abbia bisogno dei Venti lo si potrebbe anche intuire, ma che anche i Venti abbiano bisogno della Rosa questo mi piace. Non lo so perché, ma mi piace. Non è la verità dei fatti, è una trasposizione romantica del pensiero umano che in qualche modo trova nel mondo il bene che lo riempie e gli rende la vita possibile.

Ho divagato, forse, ma non m’importa perché ho seguito un pensiero che mi concilierà il sonno e mi farà stare bene.

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(315) Anelli

Gli anelli di Saturno sono anelli planetari attorno al pianeta Saturno. Sono composti da milioni di piccoli oggetti, della grandezza che varia dal micrometro al metro, orbitanti attorno al pianeta sul suo piano equatoriale, e organizzati in un anello piatto.

Oggi, tutt’a un tratto, mi sono scoperta simile a Saturno. Una piccola illuminazione che ancora faccio fatica a focalizzare, ma che mi rende felice. Non so che dire, sarà l’inizio della follia conclamata. Comunque, il ragionamento è partito dal fatto che spesso ho confuso la sostanza del mio pianeta con quella degli anelli che ho attorno.

Forse perché gli anelli hanno grande appeal. Nel senso che sono luoghi dove la scoperta si fa elettrizzante e questo perché non ti appartengono, sono oggetti estranei che si sono avvicinati a te mentre vivevi.

Dando per scontato che gli anelli sono miei e guai a chi me li tocca (e così dovrebbe essere per chiunque), va da sé che occuparsi solo di loro e poco del mio pianeta diventa faccenda potenzialmente rischiosa. L’implosione è dietro l’angolo.

Vediamo se riesco a chiarirmi questo concetto: il mio pianeta sarà anche poco elettrizzante e sfarfalleggiante, ma è pur sempre solido e intensamente popolato da tutto ciò che mi appartiene intimamente. Lui mi sostiene, mi alimenta, mi permette di crescere. Gli anelli, in qualche modo, mi fanno da corazza. Proteggono ciò che è pianeta, ma non si sostituiscono al pianeta.

Sono in un periodo di forte cambiamento, faccio fatica a sistemare tutto e accettare tutto, sto tirando calci a destra e a manca dentro di me e sto facendo finta che non stia succedendo. La testa mi porta avanti, le viscere protestano, gli anelli sberluccicano e il mio pianeta vorrebbe soltanto un mese per dormire e basta.

Ti odio estate.

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