(892) Top

La maggioranza delle persone ambisce a raggiungere una posizione dove la visibilità sembra giocare un ruolo fondamentale. Essere visibili è l’ossessione di quest’ultimo decennio. Non è importante il motivo per cui lo sei, l’importante è che lo sei. Devi essere il Top.

Una pressione non indifferente, devi inventartene una al giorno per riuscire a mantenere il tuo Top, perché la concorrenza è considerevole e anche sconsiderata.

Avere a che fare con persone che alimentano ambizioni come questa è sempre un gioco a perdere, bisogna passare la mano e farli giocare da soli. Almeno, io ho sempre fatto così e non me ne sono mai pentita. La questione non mi tocca particolarmente se non per il fatto che quando mi accorgo di essere presa nella rete devo ingegnarmi per sgattaiolare via. Un fastidio che subisco.

La visibilità è una brutta bestia, ti fa mettere da parte scrupoli e pudore e così nudo ti aggiri di quartiere in quartiere a mendicare attenzione. Povero te. Essere al Top, poi, è una di quelle partite di cui non puoi garantire il risultato: dipende dai giocatori in campo, dipende dalle tue condizioni fisiche e da quelle del tuo avversario, dipende dal meteo, dipende da quanto è tondo il pallone. Un calcolo delle probabilità approssimativo non risolve. Un terno al lotto, insomma.

Nella lista delle mie priorità, essere visibile a tutti ed essere al Top non ci sono mai state come voci da flaggare. Pigrizia? Modestia? Distrazione? Massì, mettiamoci sopra anche un chilo di patate e la spesa è completa. Condirei con un mezzo litro di disinteresse puro e archiviamo tutto.

Tirarmi da parte non è mai stato un problema, farlo sempre in tempo lo è stato (manco d’agilità, probabilmente). Ho imparato credo. Non benissimo, ma ho ancora margine di miglioramento. Prima di raggiungere il Top ne ho di scalinate da fare e non sono neppure convinta che le farò tutte. Appena vedo che ne ho abbastanza mi fermerò. Controllerò il vento. Guarderò l’orizzonte e riderò della visibilità che ho ottenuto, mentre volevo soltanto rifugiarmi in un angolo a scrivere.

Eh. Per come va la vita, certe volte, ci sarebbe da tirare giù le ostie.

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(839) Struttura

Può non piacerti, ok. Puoi anche voler vivere alla selvaggia. Benissimo. Ma se non ti arrendi alla realtà dei fatti, sei finito. Quale realtà? Vivere improvvisando totalmente è per pochi. Per pochi davvero. Tutti gli altri si fanno male.

Strutturare un pensiero, strutturare una visione, strutturare un progetto: non è IL MALE.

La spensieratezza è del tutto sopravvalutata. Direi un concetto retrò, che doveva morire col movimento hippy. Vi siete divertiti? Ottimo. Cosa ne avete fatto della vostra vita? Sicuramente se ne avete fatto qualcosa di buono avete dovuto a un certo punto s-t-r-u-t-t-u-r-a-r-e in qualche modo il vostro progetto di vita. Non dico da lì alla fine dei vostri giorni, ma almeno di dieci anni in dieci anni sì. 

Tanto per avere una direzione, tanto per testare i risultati, tanto per concretizzare qualche idea, qualche desiderio. Qualcosa. Non togli spensieratezza alla tua esistenza, santocielo, acquisti densità. Senti più intensamente: dalla fatica alla gratificazione. E ti rendi conto che sai costruire e non solo mandare tutto a puttane perché non ne puoi più di doveri e costrizioni. In fin dei conti decidiamo noi quali siano i nostri doveri, fai il furbo e non darci il carico da dieci se sei cosciente che non potrai reggere a lungo. Insomma, un po’ di strategia!

E poi parliamo delle costrizioni: svegliarti al mattino alle 7 la senti una costrizione? Ti capisco. Bruttissimo. Morire di stenti è molto meglio, no? La vita è fatta di scelte, ingoia il rospo e agisci.

Le regole del gioco non le decidiamo noi, ma possiamo diventare degli abili giocatori mettendo in campo le nostre risorse in modo opportuno. Se poi l’idea di strutturare minimamente la tua esistenza non ti va proprio giù, allora ti auguro di essere uno di quei pochi che se lo possono permettere e vivere alla grande. Di cuore.

 

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