(206) Verità

La paura è sempre una parte della verità e solitamente è quella che non vogliamo vedere perché non crediamo di poterla affrontare. Ci raccontiamo di non poterla affrontare perché pensiamo che la verità ci ucciderà e così non la vogliamo proprio incontrare.

Non è una partita, non è un conflitto, è un incontro. Incontriamo la verità per prenderne atto e tirare avanti. Eppure, la possibilità di uscire allo scoperto, di piantarla di raccontarci balle è davvero fuori discussione: me ne resto qui al sicuro, fottiti verità.

E quella se la ride, sa che tanto prima o poi ripassiamo da lì, perché non c’è posto sicuro senza la verità. Che è una sola e che non sparisce se la ignoriamo. Lei è lì per restare.

Guardare con occhi pieni la verità te li svuota dall’inutile. A occhi liberi dall’ingombro e dalla sporcizia ricominci a vedere il mondo a colori, che è grande, davvero grande, tanto grande che spesso due occhi soli non possono bastare.

Ecco perché c’è anche il terzo occhio. Ma lì si va sul complicato e stasera mi basta sapere che mi sto avvicinando alla verità e la mia paura ha perso di significato e sono più viva che mai. Anche se dolorante, ma questa è un’altra storia e in quest’altra storia c’entra la vecchiaia che avanza. A passo sostenuto, per di più.

Vabbé, una cosa per volta che se no mi scoppia la testa. Per favore.

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(43) Posto

Anche se faccio finta di non pensarci, alla fine ci devo pensare. Quando mi rendo conto di non essere nel posto giusto, giusto per me, devo per forza di cose domandarmi: ma qual è il posto giusto per me?

Non l’ho ancora trovato. Fine del discorso.

No, è solo l’inizio. Non è un posto fuori, ma un posto dentro. Indoor. Detto così sembra idiota, ma non lo è se provi quello che provo io. Tutto quello che sta fuori da me mi appare inverosimile, tutto quello che è in me mi pare reale, anche più reale del reale.

Houston abbiamo un problema.

Più di uno, a fare i conti, perché da qui si apre un ventaglio pressocché infinito di possibilità che mi portano esattamente in nessun-posto, dove mi trovo ormai così a mio agio da farmi uscire a fatica.

Il mio posto è dove scrivo. Per esempio è qui e ora, qui sul mio blog-diariovirtuale e ora che sto digitando senza sapere dove sto andando, mentre seguo semplicemente il filo dei miei pensieri. Sembrerà assurdo, ma è il mio posto. Certo che è da squilibrati, ma a me va bene così.

A guardarmi da fuori, forse, non è così evidente (almeno lo spero) e posso barcamenarmi con un po’ di fortuna e un po’ di attenzione, ma la cosa mi si rende chiara di anno in anno sempre di più. L’effetto big-domino-rally è partito da molto tempo e non si fermerà finché l’ultimo mattoncino non piomberà a terra.

No, non sono spaventata. Non più.

Significa che c’è preoccupazione e non paura. Anche questa cosa la capisce soltanto chi la prova. Spiegarlo ora non mi va, sono stanca, ma forse ci ritornerò su prima o poi. Stasera volevo solo parlare del posto dove sentirsi a posto, senza scompensi al Profitti e Perdite del proprio gestionale interno.

Ecco, io ce l’ho. Non è così evidente, forse, ma ce l’ho.

Ora non devo far altro che farmelo bastare. Sì, sarebbe ora che io me lo facessi bastare. Lo farò da adesso, promesso.

b__

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