(932) Ricucire

Evidentemente viviamo di strappi. Partiamo tutti belli compatti, niente ci potrebbe distruggere – il nostro pensiero nasce libero e splendente ancora prima di uscire dalla mamma – ma non è così. Appena ci confrontiamo con il mondo iniziamo a subire piccoli strappi. Piccoli, quasi invisibili, ma la nostra trama si indebolisce per forza di cose.

Mano a mano che ce ne accorgiamo, ci costringiamo a prendere ago e filo e ricucirci… un pezzettino per volta, con pazienza. Se non lo fai ti disintegri, pertanto impari a farlo. Impari a farlo sempre meglio. Impari a farlo di default, perché sai che gli strappi sono all’ordine del giorno. 

Ci stanchiamo più a ricucire i nostri strappi che a cercare di schivarli, ma per quanto tu faccia è stramaledettamente difficile evitarli. Siamo Esseri sensibili al tempo, agli umori, ai dispiaceri, ai problemi, alle perdite, alle mancanze, alle frustrazioni, alle umiliazioni, ai sogni infranti e via dicendo. Tutto è, potenzialmente parlando, foriero di strappi. Anche se non ci facciamo caso, anche se ci siamo abituati, anche se siamo diventati dei sarti provetti. Non fa niente, è così che si vive. Di strappi e ricuciture.

A me dispiace, voglio dire che preferirei passare il mio tempo a sfoderare colori meravigliosi come fanno i pavoni piuttosto che rammendare orli e rattoppare buchi e sistemare quello che ogni giorno cede in me. Solo che se lascio andare a ramengo tutto non è che si sistema da sola la faccenda, anzi. Una smagliatura al collant e addio collant se lo lasci fare, tanto per intenderci.

Però mi dispiace. Speravo di riuscire a proteggermi meglio.

Epic fail.

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(821) Famiglia

Dovrebbe essere il nostro rifugio, il luogo prediletto, dove poter essere noi stessi sicuri di essere accolti in ogni momento e accettati in ogni circostanza. Dovrebbe, ma non tutti sono così fortunati. Io lo sono.

In famiglia si impara a relazionarsi con la gerarchia, con le regole, fondamentali passi per inserirsi in società. In famiglia si impara a dosare il linguaggio, a mitigare il nostro comportamento, a chiedere scusa e ad accettare le scuse di chi ci ha ferito (più o meno volontariamente). In famiglia si impara la compassione, si assorbono valori come il rispetto e persino la stima. Si fa i conti con la nostra capacità di comprendere gli altri e noi stessi, di capire le situazioni, di risolvere i problemi e chiedere aiuto, oltre che dare aiuto.

In famiglia si impara a stare ognuno al proprio posto, specialmente a tavola, a sistemare le proprie cose in modo che non diano fastidio agli altri, a pulire quello che altri hanno sporcato come gli altri puliscono quello che noi sporchiamo. In famiglia si impara che a un certo punto puoi anche urlare e far valere le tue ragioni quando pensi che ti si sta facendo un torto. Non rischi l’amore di nessuno, non rischi botte né umiliazioni. Al massimo qualche broncio per qualche settimana. quando particolarmente pesante ci sta pure la punizione a tempo determinato.

In famiglia impari a ridere assieme agli altri e non alle spalle di qualcuno o a spese di qualcuno. In famiglia impari ad ascoltare e a tenere la bocca chiusa quando i grandi parlano. A volte devi dire signorsì, altre devi metterti in tasca l’orgoglio, la pigrizia, l’indolenza. Così si fa quando si vive insieme, ci si vuole bene, ci si guarda le spalle gli uni con gli altri. Si fanno tanti errori, vero, ma mai così definitivi da ritrovarsi soli.

In famiglia ci sono sorrisi e abbracci, anche non detti, e ci sono spesso perché l’amore è fatto di questo. In famiglia va così, non è sempre uguale, ci sono alti e bassi e giorni proprio storti. In famiglia si vive così, un po’ si programma e un po’ si improvvisa, e si sbattono le porte, si rompono le palle e le si riattacca per quieto vivere. In famiglia c’è sempre un mondo, composto da tanti mondi, che si trasforma cambiando colori oltre che stagioni.

Le famiglie sono così. Quando non sono così iniziano i guai.

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(120) Rispetto

Mi voglio soffermare sul rispetto (dovuto e dato) con significato di considerazione. Considerare l’Essere Umano che ti sta davanti, o accanto, come tale e quindi portatore sano del diritto di essere rispettato, è l’unico modo per me di interrelazionarmi con i miei simili (inteso come Esseri Umani). Quando l’Essere Umano (chiunque sia) che ho davanti, o accanto, mi priva del mio diritto e mi manca di rispetto divento una belva.

Si dice che il rispetto uno se lo deve guadagnare. Bene, non sono d’accordo. Il rispetto (quello di cui ho scritto sopra) è dovuto di default. Dirò di più, coinvolge ogni Essere Vivente e Madre Natura in toto.

Ci si può guadagnare la fiducia di qualcuno, ci si può guadagnare l’amore di qualcuno, ci si può guadagnare la benevolenza di qualcuno, non il rispetto.

Mi è stato insegnato, purtroppo, che non va bene alzare la voce per rimettere a posto qualcuno che ti manca di rispetto. Un insegnamento fuorviante. Credo che sia nostro diritto non solo alzare la voce, ma anche usare parole ferme e pesanti quando chi interagisce con noi ci manca di rispetto.

Avrei dovuto impararlo prima, mi avrebbe aiutato parecchio, ma in questi giorni sto cozzando su più fronti contro queste cose e sento un dolore profondo, come se mi si fossero presentate davanti una dopo l’altra tutte le umiliazioni che nei miei anni non ho mai saputo rispedire al mittente.

Una sorta di catarsi.

Spero finisca presto.

 

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