(760) Sposa

Non ci ho mai pensato. Non ho mai pensato a me stessa come una possibile sposa. Chiaramente se non c’è pensiero non c’è concretizzazione di nulla. Chiaramente per me non è un vuoto, è esattamente come sono: così.

Non mi sono mai immaginata indaffarata nel cercare il mio vestito da sposa, a fare liste di invitati, assaggi di menu e torte e via di questo passo. Mai e poi mai. I miei pensieri sono sempre stati altrove

Voglio fare un ulteriore passo indietro: non mi sono mai immaginata un Principe Azzurro, una fiaba felice, un idillio amoroso. Mai e poi mai. Ho avuto però passioni, ossessioni e grandi amori, li ho avuti comunque, li ho vissuti comunque.

Non mi sono mai confusa con un’altra Anima, mai pensato di essere la metà della mela di qualcun altro, mai sognato due cuori e una capanna, mai voluto condividere il mio Cornetto Algida con chichessia. Il pensiero che ha queste origini non mi appartiene, può piacere o meno ma rimane così.

L’allarme mi suona di orecchio in orecchio quando si usa l’appartenenza come vincolo di sangue, come promessa del per-sempre. L’Amore non pone veti, non traccia limiti, non lega con corde e non benda gli occhi. Chiamiamolo con altri nomi quel gioco, ci sono molti altri nomi con cui chiamarlo.

Trovare l’anima gemella è il tranello, l’anima gemella è l’inganno. La sua immagine è la menzogna di un malefico incantesimo che ci rende supplichevoli, arrendevoli, vittime. Se scartiamo la tagliola scopriamo la Potenza che senza neppure essere nominata ci trasporta verso un Uomo con la voglia di scoprire com’è il mondo dall’altra parte, dove il femminile è guardato e studiato ma ben poco vissuto per quello che realmente può essere.

Non sono sposa, non lo sarò. Una scelta che non mi ha mai tormentata con dubbi e sensi di colpa scaturiti da ridicoli dictat sociali. Ho amato, amo e amerò. Non ho bisogno d’altro. E se mi chiedete ancora il perché è giusto che sappiate che non ho più intenzione di cercare altre risposte che vi possano compiacere. Ho terminato le scorte di pazienza e anche quelle della compassione. Vi beccate quel che è senza filtri. Perché “Così è (se vi pare)” (cit. Luigi Pirandello).

 

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(704) Violino

Si dice “essere tesi come una corda di violino”, ma il violino non è l’unico strumento a corde che se non le tendi non riesci a suonare. Hanno preso il violino come esempio? O la tensione delle corde del violino – producendo un suono secco e lamentoso – sono le uniche che necessitano di una tensione spasmodica per poter suonare come suonano?

Ebbé, se qualcuno si basasse su questi miei pensieri per capire l’intensità della mia intelligenza sarei spacciata. Lo so. Per fortuna un Essere Umano è molto più di quello che dice, di quello che scrive e persino di quello che pensa – anche se un Essere Umano che pensa da schifo fa venire zero voglia di indagare sul resto che lo riguarda.

Ormai tutti sanno della mia incapacità congenita di fermarmi e restare immobile a meditare, così mi sono scaricata un’app splendida che ti permette di entrare nel mirabolante mondo della meditazione come in un sogno e farti vivere questa esperienza come mai prima l’hai saputa immaginare. Fantastico.

Ok, oggi potevo iniziare. Me l’ero pure imposta, l’avevo programmato, non vedevo l’ora di iniziare… non so cos’è andato storto, ma mi sono persa nel vortice di pensieri spumeggianti di questa prima domenica di fine estate dove vorrei che il tempo si fermasse perché si sta così bene e… mi sono scordata dell’app e della promessa che mi ero fatta.

Non è detto che prima di dormire io non lo faccia, ma per il momento ho altre dieci cose in programma e nessuna la coinvolge. Non è cattiveria, credo, è proprio che mi sembra una perdita di tempo. Odio perdere tempo e una voce nel mio cervello mi dice che posso fare altro anziché perdere tempo meditando… magari sfidarmi a Parole Collegate (un giochetto idiota eppure impegnativo, che mette in crisi anche chi con le parole ha una certa dimestichezza). Cosa si vince? Nulla. Allora si perde tempo? Ehmmmmm… ni… quasi… insomma…

Ok, la mia tensione cerebrale ha molto a che fare con le corde di un violino, lo ammetto. Ora mi faccio una doccia e poi inizio con l’app meditativa, programma: anti-stress. Se entro due minuti non funziona mi butto su Netflix.

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(678) Nonsense

Ognuno di noi ha i suoi nonsense, assurdità brandizzate e spesso originali – ma meno spesso di quel che ci si immagina. La mia lista è lunghetta, non lo nego, ma non è un vanto. Tutt’altro.

Mi piacerebbe essere coerente e tutta d’un pezzo, per certi versi lo sono (in modo impressionante), ma per alcuni dettagli no. ‘sti dannati mi scappano via e mi trascinano dove non vorrei: nell’assurdo.

Quello che trovo più fastidioso di tutti è che non riesco a essere incazzata per più di un tot. Cioè, me ne dimentico proprio. Soltanto per tre volte in tutta la mia vita ho mantenuto fede alla promessa: mai più. Nel senso mi-hai-fregata-una-volta-e-la-seconda-non-è-prevista-manco-se-muoio. Tutte e tre le volte si trattava di cose basilari spinte all’ennesima – come la fiducia, l’onestà, la lealtà. Ecco, tutte le volte nelle quali l’entità delle cose era molto meno pesante io… me le sono dimenticate.

Cavoli, c’è gente che riesce a tenermi il muso per settimane intere, e io? Non duro manco un giorno. Neppure se me lo impongo, se mi controllo, se mi faccio i ragionamenti giusti. Niente.

Sospetto sia il gap dell’essere-per-forza-amabile-per-poter-essere-amata che mi porto dietro da sempre, ma non voglio dargli molto peso altrimenti chissà dove finisco. Devo far finta di niente, ridere di me e tirare avanti.

Ok, dopo questa deplorevole confessione aggiungo anche che: non faccio fatica a incazzarmi, anzi, mi incazzo almeno dieci volte al giorno con modalità diverse – so essere creativa – faccio solo fatica a ricordare. Difetto di memoria non di indole combattiva. D’altro canto sono del segno del toro, inutile ricordarlo.

Siete avvisati.

Peace&Love

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(611) Giugno

Stasera scriverò qualcosa di assolutamente inutile. Qualcosa che è stato pensato ed è stato eseguito con l’intenzione di dire niente, di servire a niente, di far perdere tempo a chi si fermasse a leggermi anche solo per caso.

Bene. Dopo questa premessa la maggior parte delle persone che transita da qui se ne sarà andata. Qualcun altro, pochi, no. Perché? Perché penseranno che non può essere così come è stato affermato, è un modo per rompere il ghiaccio, ma poi qualcosa sicuramente ci sarà per cui varrà la pena restare.

Ecco, ho appena messo in scena uno dei grandi misteri della mente umana: me lo dichiari apertamente e io non ti credo. La politica nostrana, e non solo, è piena di casi del genere, ma anche la mia modesta esistenza – a dirla tutta. Siamo Esseri molto meno intelligenti di quello che ci raccontiamo, bisognerebbe che ce ne rendessimo conto una buona volta.

Vabbé, visto che la mia affermazione è esattamente così come la realtà dei fatti dimostrerà, vorrei far notare il titolo di questo post: giugno. Inutile, vero? Ma ancora non siete convinti. Ancora c’è un dubbio e quindi state ancora qui a leggermi. Solo per questo vi meritate tutto il mio bene, siete persone belle, persone che vogliono credere nei colpi di scena positivi. Vi stimo.

Se ora concludessi il mio post dicendo qualcosa di utile, però, verrei meno alla premessa/promessa e finirei col dare ragione a quel meccanismo mentale idiota che fa di noi tanti poveri illusi e… non me lo posso permettere. Mi dispiace.

Quindi vi auguro buonanotte, nella speranza che mi possiate perdonare.

Grazie (per davvero).

 

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(535) Drenare

Significa prosciugare. Non è un termine bellissimo, se ci si pensa, eppure viene usato come fosse il segreto per raggiungere la fantomatica bellezza che porta dritto alla felicità. Certo, ti prosciughi il corpo e diventi Monica Bellucci, ti prosciughi l’Anima e diventi il Mahatma Gandhi. Non fa una piega.

Ci sono almeno mille cose – andando non troppo per il sottile – che ci drenano contro la nostra volontà e queste cose fanno capo alla mancanza di rispetto che qualcuno ha nei nostri confronti. Spesso quel qualcuno siamo proprio noi stessi, ridicolo vero?

Mai provato a lavorare per un capo che ti chiede sempre un po’ di più finché non ti lascia esausto per terra? In passato mi è capitato, non fa affatto bene alla salute, né fisica né mentale. Ma lo stesso trattamento lo si può avere anche da persone che ci dicono “ti amo” guardandoci negli occhi come fosse per sempre, mai sperimentato? Ok, parlo per esperienza personale, bisogna scappare a gambe levate. Scappa e basta, la tua salute ti ringrazierà.

Eppure: “Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”, diceva Eleonor Roosvelt. Aveva dannatamente ragione, ma fare mente locale e un bel mea culpa è doloroso. E già sei drenato, figuriamoci se puoi sopportare ulteriore mortificazione…

Quello che resta di te, dopo che sei stato prosciugato, non serve a nessuno e men che meno serve a te stesso. Hai soltanto voglia di dormire, di morire. E pensi che se stai così è perché non sei abbastanza per colmare le aspettative di chi è diventato il tuo aguzzino – ma tu non te ne accorgi neppure – pertanto sei un Essere inutile. Inutile e basta.

Quando sei proprio in mezzo a tutto quello scoramento, inizi a scavarti la fossa. E ci puoi mettere una vita a farla abbastanza profonda per contenerti, ma se non ti risvegli da quello stato nero ci finisci sul serio là dentro. Ecco, bisogna fermarsi un attimo prima. Giusto quell’istante per darti un auto-schiaffone e farti ripigliare. Prendi in mano la situazione e risanala, solo tu puoi farlo. Nutri ciò che è stato prosciugato, fallo e basta. Comincia ora, fallo e basta.

Una promessa è una promessa, fattela ‘sta promessa e portala fino in fondo. La tua salute ti ringrazierà. Ora.

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(525) Resti

Ogni tanto guardo quel che resta di me a fine giornata. Non è uno spettacolo esaltante, ma sto iniziando a valutarlo sospendendo il mio dannato senso critico. Ho pensato di cambiare dinamica per vedere come va, sì.

I resti che mi trovo tra le mani sono quello che m’è riuscito di salvare nello scempio della mia giornata, fatta di tante cose e di tante tante richieste da assorbire in qualche modo ispirandomi a un atteggiamento zen che poco mi appartiene. I miei resti verranno raccolti in un sacchettino e durante la notte saranno sistemati e ripristinati affinché assomiglino a un tutt’uno. A volte ci riesco, altre no.

Il più delle volte ci riesco e questo fa sì che io possa affrontare una nuova giornata, senza troppe pretese ma con una speranza di arrivare a sera con mezzo neurone funzionante. Mi sono, però, resa conto che in questo modo non si può andare avanti per sempre, perché il mucchietto dei miei resti piano piano si sta rimpicciolendo.

Tutto sommato non sono così preoccupata perché la soluzione da attuare ce l’ho, devo solo decidermi a farlo. Devo nutrirmi di tutto quello che fin dalla notte dei tempi funziona in casi come il mio, in una sola parola: Arte.

Lettura, musica, cinema, fotografia, balletto, pittura, scultura… ancora e ancora ancora e ancora. Questo nutre e ripristina la materia.

I miei resti, quelli di oggi, mi stanno guardando scettici: “Lo farà davvero?”, si stanno chiedendo.

“Non me la sento di promettere nulla, belli, ma ci posso provare”, e sono sincera, davvero. Non la stanno apprezzando granché questa mia spontanea disposizione nel correre ai ripari, ma non hanno scelta, si devono fidare. Do a tutti la buonanotte e vediamo cosa mi riuscirà di combinare domani. Sempre domani.

Se sono fortunata.

 

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(248) Mantenere

Credo che sia un verbo potente, mantenere, forse il più potente di tutti. Lo vedo come il Re del controllo di se stessi. Il mantenere la calma, mantenere una promessa, mantenere uno stato di benessere, mantenere una posizione in cui si crede, mantenere fede a un sogno… quanta potenza può contenere?

La cosa preoccupante è che la stessa potenza si esplicita quando si mantiene una posizione o uno stato che crea malessere, dolore, frustrazione, umiliazione. La potenza non si misura in base al bene o al male, soltanto valutando la forza delle conseguenze. Un verbo che ci tiene tutti per la gola, con cui fare i conti ogni giorno.

Per riuscire a maneggiare un verbo così devi dimostrare senza tregua di essere coraggioso, di essere presente a te stesso, di essere… essere pienamente.

Mantenere un impegno, una promessa, una posizione, un’idea. Provvedere a mantenere te stesso integro, cosa ci può essere di più potente?

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(22) Impegno

Non faccio fatica a prendere impegni. Non lo faccio a cuor leggero perché un impegno comporta il doverlo mantenere e io, cascasse il mondo, do tutta me stessa per stare alla parola data. Non credo di aver mai preso un impegno e aver mancato di portarlo a termine per cause imputabili a me. Semplicemente perché non me lo perdonerei.

Ci ho rimesso spesso, direi 90 volte su 100. Non lo sai come può andare finché non arrivi alla fine e valuti se ne valeva la pena oppure no.

Succede di frequente che le persone con me abbiano paura a prendersi un impegno. In tutti i sensi: sul lavoro e nella vita privata. Non ho ancora capito il perché, ma alla fine capirne i motivi non significa cambiare le cose. Neppure cambiare me e la mia posizione.

Impegnarsi non è solo un carico che ti prendi, significa anche ardore, assiduità, dedizione, diligenza, fervore, passione. Le ho tutte. Non mi pesano, sono anzi una benedizione. Un impegno è una promessa principalmente a te stesso: ok, ci sono, ce la posso fare.

Poi, mentre ti stai impegnando può succedere qualcosa e ti viene voglia di mollare, ma tu vai avanti ancora un po’. Datti una fine, ma non mollare le cose a metà solo perché ti sei rotto le scatole. Arriva a una prima meta. Metti il punto nel punto giusto. Dopo molla. Dopo. Non prima, dopo.

Certo, col tempo ho imparato a scegliere meglio, mi impegno in quello in cui credo, con le persone che ritengo se lo meritino veramente (poco tempo e troppo vecchia per affidarmi al caos dell’Universo Umano).

Sì, mi sbaglio ancora, altroché, però non mi tiro indietro quando mi viene chiesto di fare un passo avanti.

Il rischio me lo prendo, la soddisfazione per avercela fatta è più grande.

Sempre.

b__

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