(528) Gratificazione

Quella che arriva quando meno te l’aspetti. Quella che non è dovuta e neppure messa in conto. Quella che ha origine da un sentimento autentico e che senti non sia stata dettata da calcolo o da interesse preventivo. Quella che capita in un momento dove ti sembra che stai girando a vuoto – come un criceto – e senti soltanto la fatica e vorresti scappare a Bali con biglietto di sola andata.

Ecco, quella. E nelle ultime due settimane me ne sono arrivate ben quattro: delicate e potentissime. Quasi commoventi, giuro. 

Sono arrivate da persone che mi piacciono, persone di cui mi interessa l’opinione e la cui stima voglio guadagnarmi grazie alla mia professionalità (oltre al fattore personale) perché il mio lavoro è il mio modo di esprimere tutto ciò in cui credo. 

Quindi, ricapitolando: settimane molto dure, a livello emotivo soprattutto, settimane dove c’è il tempo solo di pensare a quello che bisogna concretizzare e cercare di inventarsi l’inverosimile per non perdere colpi… e a volte ti viene da piangere perché hai solo bisogno di dormire. Ecco, in questa condizione arriva una telefonata o un’email o un messaggio whatsapp che apri in automatico, sovrappensiero e quanto leggi non realizzi subito. Ti ci vuole una seconda lettura per ricevere il senso di quel pensiero che ti è stato donato.

“Sei una professionista pazzesca. Ho visto oggi il cliente ed è entusiasta. Complimenti!”

Sbang! Scompare tutto e rimane la felicità.

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(267) Gal

Ce l’ho tatuato sul polso destro. Non sapevo il suo significato, ho scelto due simboli che per me sono importantissimi per quello che contengono e ho scoperto solo dopo anni che quelle due lettere formano una parola e quella parola significa: onda.

M’è andata bene. Poteva esserci di tutto lì sotto, di tutto. Mi vengono i brividi se ci penso.

Fatto sta che quest’onda che mi guarda dal mio polso, in modo piuttosto elegante e misterioso, sembra parlarmi. Mi ricorda che l’acqua è l’elemento da cui proveniamo, di cui siamo fatti, da cui dobbiamo imparare.

L’onda arriva e si ritrae portandosi addosso la sua musica, la senti anche se ti tappi le orecchie. L’onda ti trasporta o ti ostacola. L’onda si solleva e ti sovrasta, se è di buonumore ti culla. L’onda sul mio polso ha un suono straniero: Gal.

Lo ripeto: m’è proprio andata bene.

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(164) Sangue

La volta che, dopo l’operazione alle tonsille, ho avuto quell’emorragia indolore che non si fermava più è stata la peggiore. Uno shock.

Il posto migliore per il sangue è dentro il corpo, quando esce non è un buon segno. Partendo da questo presupposto, ogni volta che mi capita di vedere del sangue uscire da un corpo la mia testa inizia a tremare. Curiosamente sono dotata di sangue freddo, reggo bene le emergenze, poi crollo.

Il sangue, però, è quella cosa che non ci fai caso quanto sia vitale finché non ne perdi abbastanza da rischiare di restarci secco. Siamo tutti fatti di sangue, sempre lo stesso anche se diverso per sfumature, e tutti noi ce ne dimentichiamo. A meno che tu non abbia i reumatismi. Allora sì che sei costretto a farci caso, perché mentre ti scorre dentro, quel sangue ti provoca fastidio.

Avercelo nel sangue, che lo si dica di una cosa o di una persona la sostanza non cambia. La condizione è senza via d’uscita: è nata con te e con te morirà.

Ho idea che questa cosa abbia in sé un messaggio che io ancora non colgo, eppure so che è un messaggio indirizzato proprio a me. La cosa mi inquieta.

 

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(133) Comunicare

Un mistero che difficilmente riuscirò a comprendere, campassi cent’anni. Studio, lavoro, esperienza… niente. Ogni volta che mi si palesa davanti agli occhi il disastro di una comunicazione fallita/inceppata/sospesa rimango basita. Come le fantomatiche vignette della Settimana Enigmistica: Senza Parole.

Succede di continuo, succede ovunque. Tu credi di aver usato le parole giuste, il tono giusto, la giusta enfasi. Le tue intenzioni sono chiare, cristalline. E oneste, certo anche oneste. Niente da fare, garanzie non ce ne sono.

Il messaggio che lanci con grande precisione, che appoggi delicatamente, che traghetti tra i flutti, che fai rimbalzare gioiosamente, che porgi con garbo, che doni con generosità, che… non arriva. In qualche modo, come per un dannato sortilegio di matrigna vendicativa, si arrotola, si stropiccia, si distorce, si ingarbuglia, si sporca, si rovina nell’istante in cui giunge a destinazione.

Bruciato tutto, istantaneamente. 

Cosa si fa, allora? Non lo so. So cosa faccio io: ricomincio daccapo. Ci riprovo. Senza illusioni, beninteso, ma con una certa determinazione, recuperando brandelli di entusiasmo che pazientemente ripenso e ricucio per di nuovo esporlo al resto del mondo. E sia quel che sia.

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