(816) Tempo

Credo di aver fatto in tempo. Rischiavo di perpetrare il mio ostinarmi finché le corna non si fossero rotte. Sono solo ammaccate. Non è mica facile fermarsi e farsi due conti, anche se sospetti il risultato non giocherà a tuo favore, tendi sempre a procrastinare. Avere in mano la certezza non è bello.

Quando sai non c’è finzione che tenga. Non è bello.

Credo di aver fatto in tempo. Non mi sono ancora trasformata in una velenosa ciabatta sfatta. Sono ancora moderatamente decorosa – dentro e più o meno fuori – da poter trascorrere i prossimi anni con dignità. La dignità che è obbligo di ogni Essere Umano. 

Credo di aver fatto in tempo. Me ne accorgo quando guardo la televisione, quando navigo in internet, quando saluto persone che conosco, quando sorrido a persone che non conosco. O quando mando a quel paese persone conosciute e sconosciute, perché quel genere di umanità mi fa proprio schifo.

Credo di aver fatto in tempo. Che non significa che sono fuori pericolo, ma che se continuo a prestare attenzione, forse, riuscirò a non cascare nel fango per trasformarmi in una porcata di Essere Vivente. Sono onorata di poter condividere il mio tempo e la mia energia con chi la pensa come me e vive come me, senza mai dimenticare la propria fortuna e le proprie origini. Che anche questo conta, altroché se conta.

So di avere fatto in tempo ed è un sollievo. Davvero.

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(812) Nido

Non è ovvio, il tuo nido potresti averlo ben lontano dalla tua terra d’origine – quella che ti porti dentro intendo, non necessariamente quella reale – e ritornarci per trovare riparo potrebbe non essere così facile. Ci si può far stritolare da una struggente nostalgia che non sempre trova ragioni nella ragione. Siamo esseri strani noi umani, mente e cuore seguono logiche diverse e contrastanti spesso.

Credo di essere fortunata per aver un nido, credo questa fortuna dovrebbe appartenere e chiunque. Ci sarebbe meno rabbia in giro, più comprensione.

In queste ultime ventiquattro ore ho attraversato talmente tanti stati d’animo diversi che mi sento ubriaca. Eppure lucida. Com’è possibile? Eh, il contrasto è parte integrante di tutto quello che faccio, figuriamoci di quello che penso. E quando dico ubriaca e quando dico lucida, semplicemente, dico di me. Perché le affermazioni autoreferenziali, le asserzioni ego-riferite, mi divertono parecchio. Fanno scatenare reazioni interessanti in chi mi sta attorno. Ormai, però, non le condivido volentieri, mi sono stancata anche di suscitare reazioni interessanti. Mi viene l’istinto di affermare/asserire, ma mi censuro.

Sembra folle, ma se si entra in questa logica si scoprono molti angoli interessanti del nostro cerebro che non credevamo di avere. Sorpresa!

Per farla breve, avendo un nido, tutto lo stordimento va a combaciare con la lucidità quando si ritorna al proprio rifugio. Credo che un rifugio serva a questo. A cos’altro sennò? Valuterò tra qualche tempo (fra un anno), se il rifugio che mi sono costruita è stato abbastanza solido da sapermi riparare dal maltempo e dalle bufere della vita. Valuterò dopo, evitando di fasciarmi la testa anzitempo. Cosa piuttosto insolita per me – ovvio sono ubriaca – e bella sfida da affrontare. Se poi mi si chiedesse cosa diavolo significa questo sproloquio di stasera… dovrei appellarmi al mio senso del pudore e rassicurarvi sul fatto che – nonostante tutto, l’apparenza soprattutto – va tutto bene.

Appena il mio cervello se ne accorge lo dirà al cuore e in men che non si dica le cose andranno a posto. Ognuna al proprio posto. Crediamoci.

 

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(141) Ricordi

Ho ascoltato oggi, con un piacere enorme, una persona a me cara ricordare la mia nonna materna. Diceva che “aveva le mani d’oro, tutto quello che faceva le riusciva bene” e che lavorava sempre.

Mi sono piombate addosso centinaia di immagini di mia nonna mentre cucinava, cuciva, si prendeva cura delle sue piante e anche di me e mia sorella. Posso descrivere ancora nei dettagli le sue mani di lavoratrice, come erano ruvide al tatto con le unghie resistenti e lunghe e streghesche. Quelle mani mi accarezzavano il viso quando non riuscivo a dormire finché non perdevo i sensi, senza sosta, lentamente, senza stancarsi.

Vorrei che un giorno qualcuno che ho incontrato durante la mia vita ricordandosi di me lo facesse con quel sorriso e quelle parole che oggi sono state dedicate alla mia nonna. Credo che il senso di tutto sia questo: lasciare un buon ricordo in chi hai incrociato mentre stavi vivendo e facevi del tuo meglio con quello che avevi, senza troppe aspettative né troppe pretese.

Io arrivo da lì, da quel punto lì esatto. Lì voglio ritornare.

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