(528) Gratificazione

Quella che arriva quando meno te l’aspetti. Quella che non è dovuta e neppure messa in conto. Quella che ha origine da un sentimento autentico e che senti non sia stata dettata da calcolo o da interesse preventivo. Quella che capita in un momento dove ti sembra che stai girando a vuoto – come un criceto – e senti soltanto la fatica e vorresti scappare a Bali con biglietto di sola andata.

Ecco, quella. E nelle ultime due settimane me ne sono arrivate ben quattro: delicate e potentissime. Quasi commoventi, giuro. 

Sono arrivate da persone che mi piacciono, persone di cui mi interessa l’opinione e la cui stima voglio guadagnarmi grazie alla mia professionalità (oltre al fattore personale) perché il mio lavoro è il mio modo di esprimere tutto ciò in cui credo. 

Quindi, ricapitolando: settimane molto dure, a livello emotivo soprattutto, settimane dove c’è il tempo solo di pensare a quello che bisogna concretizzare e cercare di inventarsi l’inverosimile per non perdere colpi… e a volte ti viene da piangere perché hai solo bisogno di dormire. Ecco, in questa condizione arriva una telefonata o un’email o un messaggio whatsapp che apri in automatico, sovrappensiero e quanto leggi non realizzi subito. Ti ci vuole una seconda lettura per ricevere il senso di quel pensiero che ti è stato donato.

“Sei una professionista pazzesca. Ho visto oggi il cliente ed è entusiasta. Complimenti!”

Sbang! Scompare tutto e rimane la felicità.

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(451) Tappabuchi

tappabuchi s. m. e f. [comp. di tappare e buco]. – Persona a cui si ricorre per rimediare alla momentanea assenza di altri (spesso con riferimento a brevi supplenze scolastiche): fare da t.; mi hanno invitata all’ultimo momento, come tappabuchi.

Che ci vogliamo fare, sono una persona suscettibile. Prendo atto della cosa e vado oltre, perché è un difetto che mi so perdonare. Non è che pretendo che mi venga perdonato anche dal resto del mondo, infatti il resto del mondo neppure se ne accorge che lo sono e solitamente mi smazzo le conseguenze emotive – caso per caso – senza battere ciglio e senza grosse conseguenze sociali.

Eppure, arrivati a questo punto devo fare outing e dichiarare: “Io me ne accorgo”.

Mi accorgo che sto per essere usata come tappabuchi già dal primo squillo del telefono, già dal primo ciao su whatsapp, già dal che di “che fai oggi/stasera/domani/tra un mese”. Ecco proprio dall’inizio, credo dal momento in cui nella testa di quella persona, o quell’altra, nasce l’idea che io posso essere la tappabuchi perfetta per l’occasione.

Me ne accorgo anche se non dico niente, me ne accorgo anche se sembro calma e cado dalle nuvole, me ne accorgo anche quando evito di entrare in polemica o di fare domande imbarazzanti. Me ne accorgo.

La cosa non mi mortifica – non più, non mi addolora – non più, non mi sorprende – non più, mi rende semplicemente furiosa. Mi parte proprio l’embolo. E faccio una fatica bestia a stare calma, a dribblare la trappola, a mantenere ancora rapporti educati con chi si è appena rivelato essere un/una troglodita.

troglodita s. m. e f. [dal gr. trōglodýtēs, comp. di trglē “caverna” e tema di dýō “penetrare in un luogo”] (pl. m. -i). – 1. (etnol.) [uomo che in epoche preistoriche viveva nelle caverne] ≈ cavernicolo, uomo delle caverne. 2. (fig., spreg.) [persona molto rozza, incolta] ≈ bifolco, (region.) burino, buzzurro, cafone, (spreg.) cavernicolo, incivile, (spreg.) primitivo, selvaggio, (roman.) trucido, (scherz.) uomo delle caverne, zoticone.  

Sì, perché non mi sconvolge essere designata la Tappabuchi del Millennio, il mio ego dorme tranquillo comunque, ma mi indigna il fatto che mentre mi stai chiedendo cosa faccio questo pomeriggio – quindi tra mezz’ora – perché potremmo vederci per un caffè, mi fai anche sapere che porti l’auto dal meccanico vicino a casa mia (ma pensa!) e che mentre ti controlla la suddetta tu ti trovi improvvisamente vogliosa di vedermi (che fortuna!). Manco il pudore di mascherare la cosa, manco la delicatezza di celare la tristezza del tuo pensiero, manco l’educazione di evitare di rendere evidente la tua mancanza di stima nei miei confronti. Niente. Come se fosse normale trattare in questo modo qualcuno.

La ciliegina sulla torta? Tu pensi che io non me ne accorga. Oltre che fancazzista pronta a perdere tempo con te, credi che io sia anche idiota da non capire che razza di cavernicola sei. Eh, ma io me ne accorgo. Me ne accorgo, ti blocco e ti evito. E ringrazia il cielo che pratico la non-violenza, perché non sempre ti andrà così bene. Fidati.

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