(592) Sorvolare

A volte per riuscire a dare davvero il 100% di me stessa in una situazione devo costringermi a sorvolare sui dettagli. Non posso intignarmi su particolari che non mi vanno a genio altrimenti mi cadono le braccia e non vado avanti. Diamo per scontato che la situazione perfetta non esiste, almeno io non ne ho mai incontrata una che una, quindi quello che devo fare prima di buttarmici è: valutare quanto questa imperfezione mi può essere sopportabile o meno. Insomma, fin dove devo lasciare che il mio fastidio si spinga. Metto in chiaro a me stessa che arrivo fin lì e non oltre e poi faccio conto che devo gestirmi il fastidio al meglio se voglio arrivare alla meta finale. 

Se i dettagli non sono proprio cosa da poco e il fastidio supera la soglia prefissata e sfocia nel dolore (quando i nervi stroppiano), manco mi ci metto. Dico grazie e me ne tolgo subito.

Sorvolare sui dettagli, però, non è che mi viene proprio facile. Di mio sono una che non si rassegna a farsela andare bene, una che quando vede che certe storpiature si possono raddrizzare non riesce a stare zitta. Lo so, sono una pigna nel c—, me ne rendo conto. Ma me ne frego. Solitamente me ne frego perché molto probabilmente parto da presupposti di arroganza blandamente mimetizzata. Va bene, mea culpa. Ma me ne frego anche di questo, non ho sensi di colpa al riguardo. Non lo so il perché, di fatto è così.

Quindi, partendo dal presupposto del “Conosci te stesso” non è che mi sia facile mantenere alto l’entusiasmo. Comunque è un doppio lavoro quello che devo fare: fai finta di niente e chiudi la bocca. Ti pare? A una come me? Se avessi ancora sedici anni non mi terrebbe zitta neppure una tempesta di fulmini scagliati da Zeus, ora le cose sono diverse. Non è che nel frattempo son diventata pigra? Molto probabilmente sì, discutere all’infinito mi sfinisce. Preferisco sorvolare. Fino dove e fino a quando… bhé, mica posso prevedere il futuro!

Tiro fuori il parafulmini, è meglio.

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(567) Teoria

In teoria chi fa bene merita bene e chi fa male merita male. Balle. In teoria quello per cui lavori – con passione e dedizione – prima o poi lo raggiungi. Balle. In teoria se vuoi veramente una cosa e ti avvii in quella direzione prima o poi la ottieni. Balle. Balleballeballeballeballe.

La teoria sa essere bastarda, non gliene frega nulla di venire sbugiardata perché si appella al peggio dell’umanità che è la causa di tutto. Francamente questa spiegazione non mi basta: se in teoria funziona allora in pratica si deve concretizzare, altrimenti che diavolo di teoria è?

Uno sta lì ad affinare il pensiero, a smussare ogni angolo teorico, e tutto si risolve in uno sfanculare l’analisi, lo studio, l’aggiustamento per frantumarsi contro un ostacolo qualsiasi. La teoria è sempre troppo vulnerabile davanti alla pratica, perché le diamo ancora credito? Non ci ha deluso abbastanza? Ecco, con lei non funziona così, a lei le si dà più possibilità, ci sono le contingenze e le circostanze e le pertinenze e cos’altro ancora?

In teoria tutta questa teoria che ci riempie la bocca va a disintegrarsi contro ogni sassolino che le capita sulla strada come se fosse un muro di cemento armato. La cosa incredibile che è un attimo a farne su un’altra per sostituirla, un attimo! Ma mettiamoci un po’ di più – santiddio – che magari la facciamo meno fragile, meno friabile… che magari duri un paio di giorni in più… che magari sappia affrontare qualche cunetta, che galleggi durante una tempesta o sappia ballare se c’è uno smottamento… insomma!

In teoria son bravi tutti. Nella pratica diventiamo un allevamento di microcefali. E non c’è più niente da aggiungere.

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