(567) Teoria

In teoria chi fa bene merita bene e chi fa male merita male. Balle. In teoria quello per cui lavori – con passione e dedizione – prima o poi lo raggiungi. Balle. In teoria se vuoi veramente una cosa e ti avvii in quella direzione prima o poi la ottieni. Balle. Balleballeballeballeballe.

La teoria sa essere bastarda, non gliene frega nulla di venire sbugiardata perché si appella al peggio dell’umanità che è la causa di tutto. Francamente questa spiegazione non mi basta: se in teoria funziona allora in pratica si deve concretizzare, altrimenti che diavolo di teoria è?

Uno sta lì ad affinare il pensiero, a smussare ogni angolo teorico, e tutto si risolve in uno sfanculare l’analisi, lo studio, l’aggiustamento per frantumarsi contro un ostacolo qualsiasi. La teoria è sempre troppo vulnerabile davanti alla pratica, perché le diamo ancora credito? Non ci ha deluso abbastanza? Ecco, con lei non funziona così, a lei le si dà più possibilità, ci sono le contingenze e le circostanze e le pertinenze e cos’altro ancora?

In teoria tutta questa teoria che ci riempie la bocca va a disintegrarsi contro ogni sassolino che le capita sulla strada come se fosse un muro di cemento armato. La cosa incredibile che è un attimo a farne su un’altra per sostituirla, un attimo! Ma mettiamoci un po’ di più – santiddio – che magari la facciamo meno fragile, meno friabile… che magari duri un paio di giorni in più… che magari sappia affrontare qualche cunetta, che galleggi durante una tempesta o sappia ballare se c’è uno smottamento… insomma!

In teoria son bravi tutti. Nella pratica diventiamo un allevamento di microcefali. E non c’è più niente da aggiungere.

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(441) Stasi

Non te ne accorgi subito, perché gli ultimi metri li hai percorsi per inerzia, ma quando ti rendi conto che qualcosa non va come dovrebbe allora non puoi che dichiarare ufficiale la tua stasi emotiva e augurarti che non sia la stasi definitiva.

Sì, sì, va bene, lo sanno tutti che i cicli della vita prevedono nascite-crescite-declini-morti-rinascite-ricrescite-rideclini-rimorti e via di questo passo, ma non è che puoi essere proprio certo che ce ne sarà un’altra di rinascita e neppure che ce ne sarà un’altra di rimorte. Darlo per scontato è da idioti, pertanto si vive l’attuale stasi come se fosse quella definitiva. In questa condizione mentale, inutile negarlo, le cose non possono che peggiorare.

Più temi che sia la fase finale della tua vita emotiva e più questa sembra scivolarti tra le dita e la senti sempre più debole, sempre più incolore, sempre più qualcosa-di-brutto e ti deprimi. La depressione non aiuta la ripresa, rafforza la stasi (è risaputo).

Qui si potrebbe tentare col defibrillatore, ma le autoanalisi, le autocritiche, le auto-qualsiasi-cosa non portano a nulla. La realtà conta e quella ti dà torto, su tutta la linea. Certo, se sei devoto ti voti a un Santo o all’altro, se pensi di essere una pia persona ti rivolgi direttamente ai piani alti, se dubiti di avere Santi in Paradiso ti attacchi alla Scienza e se anche quella ti volta le spalle ti attacchi alla bottiglia – che a suo modo è Scienza pure quella.

Però, se sei astemio e il mal di testa te lo vuoi evitare, che fai? Ti godi la Pace. E se sei abbastanza bravo da raccontartela bene, poi, ci pensi due volte a rimetterti nel marasma emotivo che ti spacca il cuore. Aspetti che ne valga veramente la pena, e speri in cuor tuo che non arrivi mai la volta buona. Ecco perché, in un certo senso, questa potrebbe essere la mia ultima e definitiva stasi emotiva. Yeah.

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