(523) Film

E come in un film vedo le cose scorrere, sono coinvolta ma fino a un certo punto, a meno che il protagonista non mi somigli un po’. Per istinto, per ispirazione, per ambizione, per origine, per destino. Almeno un po’.

So bene che essere troppo dentro a una storia ti fa perdere la brocca, non capisci più dove stai tu e dove stanno loro, ti gira la testa, piangi per cose che manco esistono e ridi per cose che in realtà sono crudeli e insensate. Lo so. Per questo, tanto tempo fa, ho deciso che volevo sapere tutto delle storie, ma proprio tutto.

I film che ora mi sanno portare via li scelgo con cura, non tutti, non in ogni momento, non sempre e non per sempre. Ho guadagnato un certo distacco e mi faccio ammaliare solo se la storia è pensata davvero bene. Ho perso ingenuità e anche disposizione a farmi trasportare, è vero, ma in un modo o nell’altro la vita te lo impone – anche se non vuoi crescere – io le ho solo agevolato il compito.

Eppure, quando trovo il film giusto, quello che ha i luoghi perfetti e i tempi che sembrano i miei e i personaggi che mi parlano, mi insegnano, mi fanno sognare… allora diventa indimenticabile. Piango, rido, mi arrabbio e gioisco perché quello che provo è vero. Vero, non verosimile, proprio vero.

E come in un film vivo anche il mio presente che sarà ieri già tra poche ore e che se non lo suddividessi in frame finirei col perdere tutto e perdere tutto mi spaventa. Più del ricordare tutto. Più del cancellare volutamente tutto. Più del reinventare tutto e riscrivere tutto. Perdere è un verbo che non smetterà mai di farmi paura. Per questo non smetterò mai di scrivere.

Ciak si gira.

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(372) Omettere

Un verbo di un certo peso. Può rivelarsi un’arma a doppio taglio, eppure nel tempo ho imparato a rivalutarlo. Ci sono casi in cui glissare ti aiuta a evitare una guerra atomica – glielo direi volentieri ai due idioti che stanno tenendo in scacco il pianeta in questo periodo – e una guerra atomica significa morte per tutti – anche dei succitati idioti.

Quando ho pensato che la pura onestà di pensiero potesse essere espressa anche al di fuori delle mura domestiche ho provocato devastazioni. E non esagero. In quei frangenti, molto probabilmente, avevo sovrastimato la fibra di chi mi stava di fronte – è vero, doppio errore – ma sono pur sempre una persona che tende al fatalismo e se mi ci abbandono la cautela friulana va a farsi fottere.

Omettere di dire esattamente come la pensi, certe volte è lecito. In generale, però, è da codardi e lo penso anche adesso e nonostante tutto. Tornassi indietro direi le stesse cose per ottenere gli stessi risultati catastrofici, soltanto per il fatto che le persone che si sono sentite devastate e che mi hanno giurato odio eterno sono uscite dalla mia vita e la mia vita ne ha beneficiato parecchio.

Omettere di agire, di prestare soccorso o di intervenire per aiutare qualcuno, di parlare per difendere un principio sacrosanto o un diritto altrettanto sacrosanto o una persona indifesa o un ambiente naturale in pericolo, è da pezzenti. Non sto parlando di situazioni del genere, sto parlando di questioni di minor importanza, dove il non dire può fare enorme differenza. Non dire a uno stronzo che è uno stronzo se questo stronzo ti può tirare un pugno in faccia e farti secco, non è codardia, è buonsenso. Non significa che per evitare il pugno tu debba sorridergli e schierarti dalla sua parte, ovviamente, ma se eviti di dirgli stronzo e lo affronti con astuzia, giochi meglio. La tattica giusta ti fa vincere la guerra e la guerra (come diceva Sun Tzu) si vince prima di scendere in campo per la battaglia.

Non vado in guerra, mai, ma ho imparato che in battaglia l’ingenuità si paga cara e che poi non c’è rimedio che tenga.

Ecco.

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(151) No

Rispondo no ogni volta che non mi va. Rispondo no ogni volta che so che ci andrò a rimettere. Rispondo no ogni volta che un sì sarebbe mancarmi di rispetto.

Eppure.

Ci sono volte che dico sì per buona educazione. Ci sono volte che dico sì perché penso che la richiesta sia fatta in buona fede. Ci sono volte in cui dico sì perché non mi accorgo subito che sotto c’è una mancanza di rispetto.

Non so se sono babbea o ingenua o troppo codarda per mantenere la mia posizione. So che mi arrabbio con me per ogni no mancato e per ogni sì detto al momento e nel posto sbagliato.

Manco di tempismo? Comunque sia è una fregatura.

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