(621) Sazietà

Hai fame, mangi e, se hai mangiato abbastanza, sei sazio. Sei soddisfatto. Per un po’ non guardi più il cibo, ti occupi di altro. Va così.

Se vai al supermercato a fare la spesa e sei affamato, povero te. Se ci vai a pancia piena, comprerai esattamente quello che ti serve, seguendo pedissequamente la lista che ti eri fatto a casa. Va così.

Il senso di sazietà ti permette di non mangiare fino a morirne, ti fermi un po’ prima. Gran cosa per i golosi e per chi cerca di colmare altri vuoti con il cibo – cosa legittima, ma pericolosa.

Da tutto questo monologo, che precede con logica lineare, vien da pensare che se sai cosa significa avere fame e non poter mangiare non immagini di ammazzare chiunque soffra di questa mancanza. Se sai cosa si prova e vuoi che altri provino lo stesso sei – in tutto e per tutto – una gran brutta persona, che vuole vendicarsi di un supposto torto subito su chi non ne ha colpa. Gran brutta persona, confermo. Se, invece, non sai come si sta ad avere veramente fame, tanta fame, ma talmente tanta che ti si mangia da dentro, dovresti fermarti un attimo a riflettere. Rifletti su quanto sei fortunato, su quanto la vita sia stata buona con te, su quanto questo tuo privilegio ti renda immune dalla brutta bestia che ti nasce quando la fame ti devasta le viscere. 

Dopo questa attenta riflessione, dovresti aprire dentro di te i rubinetti della compassione. Un sentimento elevato, che ti fa abbracciare la mancanza disumana che gli altri provano e senti il tuo cuore piangere. Ti fa pensare: “Cosa posso fare per toglierti quella fame devastante dal corpo e dalla mente?”. Questo renderebbe te un Essere Umano degno della fortuna di cui gode, e l’Essere Umano a cui tu ti rivolgi una persona nuova. Sazia, appagata, grata. Grata e pronta a fare altrettanto con un altro Essere Umano in difficoltà.

Io credo che questa sia la strada giusta. Chiunque mi dica che gli Esseri Umani che hanno fame meritano di morire in mare o a casa loro, è un essere indegno: della sua fortuna, della sua esistenza. Se hai paura dell’invasore, fattela passare. Fattela passare lavorando con un bravo terapeuto sulla tua rabbia, le tue debolezze, la tua autoreferenzialità egoica. Sono problemi tuoi, di nessun altro.

E non ho più nulla da scrivere per stasera. Buonanotte.

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(507) Figura

Per fare bella figura bisogna impegnarsi un bel po’, per una brutta figura si fa prima, fare una figura di m****, invece, è un attimo.

Questa lezione l’ho imparata strabene, posso tranquillamente passare al secondo livello.

Figurarsi il peggio è un istinto, figurarsi il meglio è ostinazione al sogno, figurarsi se poteva andare meglio di così è un’esclamazione che conclude ogni evento della mia vita.

Anche questa lezione l’ho imparata, ho il diritto di accedere al terzo livello.

Una figura aggraziata ha saputo raccogliere in sé la Bellezza che con generosità dona a chiunque la guardi. Una figura grottesca ha assorbito tutta la bruttezza del mondo e, pensandola preziosa, l’ha trattenuta così tanto dentro di sé da pensarla propria e non potersene più disfare. Qualunque sia la figura a cui tu voglia assomigliare farai bene a valutare con lungimiranza ciò che raccogli dal mondo che ti circonda e sii consapevole che sei solo un contenitore e niente ti appartiene. In questo modo ti aggiudichi una via di fuga quando vedrai che le cose si stanno mettendo male per te.

Non è una lezione, questa, è una teoria che mi si è infilata in testa da qualche tempo e che di anno in anno si va perfezionando. Potrebbe portarmi vicino a una preziosa illuminazione o in un altro vicolo cieco, non lo so, fatto sta che non posso abbandonarla prima della fine, è una questione d’onore. Sia quel che sia.

Comunque, non è che io mi aspetti grandi cose, figuriamoci!, ma sono sicura che presto un’altra lezione mi si paleserà davanti per permettermi di accedere al quarto livello di consapevolezza. E sento già la disfatta che sarà, mannaggia.

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