(738) Corridoio

Ogni tanto prendo corridoi che non so dove mi porteranno. Spesso è capitato che manco lo avessi scelto io, mi ci sono semplicemente trovata lì e ho dovuto cominciare a percorrerli per capire che diavolo di meta fosse prevista. Camminare senza sapere dove andare non è il massimo della vita, per una come me, ma di solito i corridoi hanno diverse porte che si possono aprire, ben prima di essere arrivati in fondo. Matrix ce lo insegna.

Ci sono strade che son già segnate, percorsi obbligati se si vuole arrivare fin-là dove ci aspetta un posto già conosciuto e magari anche considerato con un certo prestigio dai più. Ecco, io non ho mai voluto andare fin-là, ho sempre scelto alternative poco praticate, o per nulla, e percorsi solitari, anche quando mi sono ritrovata in mezzo alla gente costretta in un budello che sembrava non finire mai. Insomma: il viaggio non è mai stato né facile né rassicurante. Perché non c’era prima, me lo dovevo costruire io – a volte con le piastrelle altre con i mattoni e spesso con i sassolini anche se non sono mai stata una Pollicina.

Fatto sta che un corridoio ha un inizio e una fine – che non è male come certezza. Primo passo e da lì, dopo n-passi arrivi a un altro punto dove finisce la storia. Sapere che la storia finisce può essere un sollievo non da poco.

Un corridoio lo percorri in un verso e anche nel verso opposto, puoi sempre tornare indietro – anche questa certezza fa la sua porca differenza. Mal che vada sai da dove sei venuto e sai che puoi ritornare al punto di partenza, ti auguri non succeda ma sapere che potresti è un ulteriore sollievo.

Un corridoio se è illuminato è meglio, ma se hai visto Shining è peggio. Un corridoio se ha porte chiuse è meglio perché nessuno sbucherà fuori all’improvviso, ma se sono chiuse pure le porte che ti farebbero accedere alla ricchezza dell’esperienza che stai attraversando diventa frustrante.

Un corridoio se ben pavimentato può essere percorso a piedi, sui pattini a rotelle, in bici, in motorino, in auto, in Tir/autobus/pullman, pure in elicottero e in aereo o in aliante/parapendio e chi-più-ne-ha-più-ne-metta. Lo si può fare più o meno velocemente, più o meno agilmente, ma se il terreno è dissestato meglio che lo fai a piedi. Ricordare che un corridoio non è un tunnel è doveroso, con i tunnel è tutta un’altra cosa, chi ne ha uno lo sa.

Insomma, queste considerazioni del sabato sera sono piuttosto ridicole – danno l’esatta consistenza del mio livello neuronale attuale e della mia capacità di discernere e anche di socializzare. Immaginiamo che anziché scriverlo io lo stessi raccontando a qualcuno che sta seduto a mezzo metro da me, cosa potrei rischiare? Come minimo non sarei arrivata neppure a metà discorso. Invece, eccomi qui a scrivere e non so chi stia leggendo, ma so che anche se mi odierà con tutte le sue forze non potrà lanciarmi fuori dalla finestra con un calcio nel sedere. Non ora almeno.

La scrittura può salvarti la vita. La mia di sicuro.

 

 

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(278) Peso

Farsi beffa del peso si può. E quando succede è magnifico. Sollevarsi senza peso nonostante il tuo peso è la magia che solo gli animali sanno fare. Dando per scontato che sia possibile lo fanno. Semplice.

Ogni tanto mi riscopro animale e non è affatto cosa da poco. Peso o non peso do per scontato che la cosa sia già fatta. Bisogna solo aggiungere un paio di dettagli… et voilà!

Mi riusciva meglio anni fa, poi ho iniziato a dubitare, ho iniziato a considerare il peso una cosa seria e sono rimasta un po’ schiacciata da questo pregiudizio. Mi sono lasciata convincere da una realtà opprimente che il peso fosse qui per restare e invece… voilà!

So bene che non durerà per sempre (e cosa mai dura per sempre?) quindi faccio in modo di gustarmi la mia condizione aerea, leggera e passeggera.

Solo un po’ di attenzione nell’atterraggio, questo lo devo ricordare, tanto per evitarmi ossa rotte e lividi. Ma è un dettaglio. Come il mio peso… et voilà!

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(99) Piuma

Quando avevo nove/dieci anni ero sottilissima. Tanto sottile che i miei pattini a rotelle con stivaletto erano difficili da portare su con il resto di me quando facevo i salti e le trottole. Ero leggera, ma mi sentivo pesante come un macigno. Erano i pattini troppo pesanti per me. Errore di valutazione stupidissimo eppure fondamentale per farmi smettere di pattinare. Guardavo la mia amica che sembrava una farfalla e mi dicevo: “Non sarò mai così”. Ho messo da parte la passione e ho cercato di dimenticarmene.

Anni fa, però, guardando una mia foto di quel periodo ho capito qual era stato il grande fraintendimento. Ho giurato che mai più.

Leggera come una piuma, si dice. La piuma assieme a mille altre piume fa volare un uccello. Da sola lei non vola, al massimo fluttua.

Non mi basta fluttuare, quindi la piuma non fa più per me. Mi devo attrezzare diversamente. Mi rendo conto che leggera non lo sarò mai, ma un aereo non è leggero eppure vola. Mi devo attrezzare, l’ho già detto.

Da qualche parte dovrò pur iniziare, quindi inizierò da qui. Lo scrivo e poi vedremo.

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