(599) Paradosso

Dunque: dopo oltre una quarantina d’anni che mi frequento – la storia d’amore/odio più lunga della mia vita – ancora riesco a sbalordirmi per la quantità imbarazzante di pensieri assurdi che mi passano per la testa.

No, non credo che capiti a tutti e questo potrebbe in qualche modo mettermi in una condizione di dubbio sulla mia santà mentale. Ho bypassato l’ostacolo anni fa quando decisi molto saggiamente che la mia condizione mentale ha il diritto di variare a seconda della stagione, del periodo storico e del mio stato emotivo. Tolto di mezzo ogni giudizio sul mio stato, le cose risultano lo stesso complicate. Come al solito le soluzioni che trovo non sono mai destinate a sollevarmi la vita, tutt’altro.

Ritornando sull’argomento mi trovo in una empasse imbarazzante nei confronti di me stessa perché non riesco a capire se quello che ho capito è realmente qualcosa che dovevo capire esattamente così oppure no. Voglio dire che il mio cervello ha ricevuto delle informazioni – frammentate – che ha sistemato una dopo l’altra e ne sta traendo delle conclusioni. Lecito, ma pericoloso.

Tenendo ora in mano quelle conclusioni mi rendo conto che potrei aver capito male, capito male però perché?

Potrei aver frainteso perché mi piacerebbe che fosse realmente così oppure potrei aver frainteso per deformazione professionale (mi piacciono le storie e me le cerco ovunque anche dove non ci sono). In entrambi i casi non va affatto bene. Eppure mi gira in testa una lista piuttosto lunga di elementi che sommati danno come risultato una cosa del genere:

Un granello di sabbia che cade non fa rumore, quindi nemmeno due, e nemmeno tre, e così via. Quindi nemmeno un mucchio di sabbia che cade fa rumore.

Zenone m’insegna che la logica fa cilecca e non è che la vita non me l’abbia confermato almeno un centinaio di volte, e io pensavo di essermene fatta una ragione. Ma la questione è che ci sono dei dettagli maledettamente convincenti e la realtà è proprio bastarda. Tutto quello che devo fare è: NON FARE NIENTE. Assolutamente e rigorosamente NON FARE NIENTE. Se riesco a NON FARE NIENTE per un lungo periodo, quello che ho capito rivelerà la sua natura (e molto probabilmente la mia malattia).

Ora che ho deciso cosa è meglio per me, devo soltanto ricordarmelo ogni santo giorno del mio presente per non fare l’ennesima cazzata.

Sperom [*dialetto bresciano]

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(96) Impronte

So lasciare buone impronte io. Belle direi. Sono orgogliosa di ognuna di loro, anche di quelle che avevo fatto sulla sabbia e si sono ormai cancellate con i venti del tempo.

Piccole impronte le ho lasciate sul cemento, tipo Wall of Fame, anche se non si trovano in un luogo reale. So solo io dove scovarle, questo me le rende ancora più preziose perché scompariranno con me se non spiffero il mio segreto a qualcuno prima di morire.

Mi piacerebbe lasciare una bella impronta per sempre, ma per quello bisogna esserci nati. C’è un talento lì sotto che non so replicare e, temo, di esserne priva. Ammetto che questo è un mio piccolo rammarico, però, la mia modestissima condizione umana non mi impedisce di lasciare le mie piccole e belle impronte sparse qua e là. Ne vado fiera.

Non dovrei dirlo, ma vado fiera anche di quelle impronte che non sono proprio un ricordo buono in chi le ho lasciate. Ne vado fiera perché c’è voluta buona volontà e determinazione per non tirarsi indietro e lasciarle lì. Che poi la vita è tutta una questione di traduzione dei fatti, va’ a sapere chi ha ragione alla fine.

Stavo parlando di impronte: quelle del 2016 non erano affatto scontate. Ora che me le posso guardare tutte e scegliere quali cancellare da me e quali lasciare lì in bella mostra, rimango un po’ stupita. Accidenti! Il mio darmi da fare come una formichina instericamente stakanovista lascia tracce impressionanti.

Chi l’avrebbe mai detto. Chi? Io.

Mica mi do tanto da fare per niente, almeno un’impronta la lascio! Poi mi siedo lì a guardarle aspettando il vento. Quello arriva sempre, ma io ho fotografato tutto e l’ho messo al sicuro. Sia quel che sia.

Bye bye 2016!

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