(795) Offrire

In linea di massima un Essere Umano qualsiasi ha una consistente quantità di cose da offrire. Attenzione, cura, ascolto, pazienza, comprensione, affetto, amore – tanto per dirne alcune, oltre a tutta la lista delle faccende materiali, ovviamente. 

Offrire significa avere l’intenzione di dare qualcosa a qualcuno senza voler nulla in cambio: tu offri e basta. Non ci metti il carico di un ritorno, un’aspettativa. Non c’è calcolo, c’è solo l’offerta. E l’offerta non è vincolante, può anche essere rifiutata. Il “Preferisco di no” (cit. Bartleby). ci sta, è parte del gioco.

Se offri qualcosa che per te ha molto valore, valore che il ricevente scelto non riconosce, puoi ricevere un rifiuto. Accettare un’offerta significa saper “godersi” il dono senza ritorni fastidiosi – del tipo adesso-come-posso-ricambiare perché se è davvero un’offerta non è contemplato un “ricambiare”. Non immediato almeno, non obbligato di certo.

Quando offri qualcosa è buona regola farlo con i dovuti modi. Non la sbatti addosso al tuo interlocutore, gliela porgi. Porgere è un verbo bellissimo, include una certa grazia, una naturale gentilezza. Ecco, un’offerta si porge. E se la presenti bene acquista ancora più valore.

Tutto questo discorso per dire che stasera al Der Mast abbiamo offerto al pubblico presente (oltre un centinaio di persone di buona volontà) uno spettacolo che per quasi due anni abbiamo curato con tutto l’amore che avevamo  in corpo e tutto questo è arrivato a chiunque in sala. Proprio a tutti. Hanno accettato di entrare nel mondo della Vecchiaccia (opera di Stefano Benni) e di lasciarsi trasportare dai suoi ricordi, dalle sue gioie e dai suoi dolori. Hanno ridacchiato, hanno ascoltato, hanno sospeso un po’ il respiro quando la tensione si faceva pesante. 

Niente di più bello di un’offerta che viene accolta e apprezzata. Niente di più bello che poter offrire una cosa con tutto il cuore e vedere che chi la riceve ha voglia di darti il suo grazie perché quella cosa lì non se la dimenticherà più.

Perfetto.

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(338) Offerta

Mi sconvolge sempre quando davanti a un’offerta senza alcun doppio fine le persone reagiscono con sospetto. Specialmente se l’offerta viene fatta a persone conosciute (non estranei).

Partendo dal presupposto che non si offre qualcosa che ritieni essere una fregatura – mai, neppure agli sconosciuti – mi offende parecchio il pensiero che mi vuole in malafede mentre propongo qualcosa a qualcuno.

Credo sia il sospetto uno dei mali peggiori di questi tempi. Non dico sia ingiustificato, visto i costumi e gli usi che si sono sistemati piuttosto male negli ultimi trent’anni, ma adottarlo a prescindere e usarlo random penso sia incauto e possa creare danni quanto o più del procedere innocentemente dando per scontata la buonafede del nostro prossimo.

Saper accettare un’offerta non è cosa da poco, forse non ci viene insegnato, ma bisognerebbe impararlo. Sono certa sia un’occasione per farci umili e per provare quel sentimento illuminante che è la gratitudine.

Nutro profonda gratitudine per tutte le persone – benedette – che mi hanno offerto il loro aiuto, il loro sostegno, la loro stima, il loro rispetto in tutti questi miei anni di vita. Quando ho avuto bisogno di aiuto ho ricevuto un’offerta che mi ha sollevato e dato speranza. Anche se all’inizio mi risultava difficile per il mio spiccato orgoglio friulano, ho iniziato a capire davvero molte cose di me e della vita quando mi sono aperta ad accogliere le offerte, i doni.

Se ci penso mi commuovo.

 

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