(795) Offrire

In linea di massima un Essere Umano qualsiasi ha una consistente quantità di cose da offrire. Attenzione, cura, ascolto, pazienza, comprensione, affetto, amore – tanto per dirne alcune, oltre a tutta la lista delle faccende materiali, ovviamente. 

Offrire significa avere l’intenzione di dare qualcosa a qualcuno senza voler nulla in cambio: tu offri e basta. Non ci metti il carico di un ritorno, un’aspettativa. Non c’è calcolo, c’è solo l’offerta. E l’offerta non è vincolante, può anche essere rifiutata. Il “Preferisco di no” (cit. Bartleby). ci sta, è parte del gioco.

Se offri qualcosa che per te ha molto valore, valore che il ricevente scelto non riconosce, puoi ricevere un rifiuto. Accettare un’offerta significa saper “godersi” il dono senza ritorni fastidiosi – del tipo adesso-come-posso-ricambiare perché se è davvero un’offerta non è contemplato un “ricambiare”. Non immediato almeno, non obbligato di certo.

Quando offri qualcosa è buona regola farlo con i dovuti modi. Non la sbatti addosso al tuo interlocutore, gliela porgi. Porgere è un verbo bellissimo, include una certa grazia, una naturale gentilezza. Ecco, un’offerta si porge. E se la presenti bene acquista ancora più valore.

Tutto questo discorso per dire che stasera al Der Mast abbiamo offerto al pubblico presente (oltre un centinaio di persone di buona volontà) uno spettacolo che per quasi due anni abbiamo curato con tutto l’amore che avevamo  in corpo e tutto questo è arrivato a chiunque in sala. Proprio a tutti. Hanno accettato di entrare nel mondo della Vecchiaccia (opera di Stefano Benni) e di lasciarsi trasportare dai suoi ricordi, dalle sue gioie e dai suoi dolori. Hanno ridacchiato, hanno ascoltato, hanno sospeso un po’ il respiro quando la tensione si faceva pesante. 

Niente di più bello di un’offerta che viene accolta e apprezzata. Niente di più bello che poter offrire una cosa con tutto il cuore e vedere che chi la riceve ha voglia di darti il suo grazie perché quella cosa lì non se la dimenticherà più.

Perfetto.

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(153) Parvenza

Soffermarci soltanto un istante in più ci permetterebbe di andare oltre la parvenza. Farlo troppo poco non ci aiuta ad apprezzare tutto quello che non vuol essere evidente, farlo troppo non ti aiuta ad attraversare il mondo con leggerezza. E una certa leggerezza ci vuole per non mollare il vivere. Ci vuole.

Bisognerebbe concederci dei momenti in cui arrendersi e farsi trasportare ignorando la parvenza delle cose, perdersi un po’.

Le scoperte che ci aspettano potrebbero cambiare il corso della nostra vita o almeno dei nostri pensieri – che già solo questo merita il rischio e l’azzardo.

Oscurare allo sguardo impietoso del mondo parte di ciò che la nostra parvenza sa ingannare, sembra l’unico modo per garantirsi la sopravvivenza. Eppure scegliere con chi poter deporre le armi senza temere un colpo infingardo, questo rimane un lusso che ben pochi si possono permettere.

Io posso, grazie al cielo.

 

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