(715) Tanti

Quanti? Tanti. E la questione non cambia perché la quantità – il concetto di quantità – ci sovrasta. Quando è Tanto significa che siamo vicini al limite. Quando è Troppo il limite è stato superato, ma il Tanto ti mette in allarme e ti fa presente che qualcosa devi fare. 

Si potrebbe pensare che funzioni così soltanto per le cose negative, che tanta felicità non sia rischiosa, ma c’è chi è morto per troppa felicità – bisognerebbe ricordarselo.

Il nostro cervello quando si trova ad avere a che fare con il Tanto si allerta, sa che bisogna attendersi qualcosa. Se il Tanto cala naturalmente il vuoto della differenza può essere devastante. Ecco perché il tanto benessere teme anche il minimo calo, si aspetta un crollo subitaneo. Il panico fa scattare il meccanismo o-io-o-te e tutto va in vacca (per dirla in modo elegante).

Non l’ho mai sperimentata “la tanta ricchezza” – lo desidererei sinceramente – eppure credo che da lassù il Tanto prenda forma ben più feroce. Ma potrei sbagliarmi, certo.

Siamo in tanti e abbiamo tanti problemi, abbiamo tanti desideri, abbiamo tante ambizioni contrastanti e ognuno di noi contiene moltitudini (cit. Walt Whitman), per la serie: siam messi proprio bene.

A volte il Tanto mi mette a disagio, mi fa sentire le formiche addosso, anche se il Tanto riguarda qualcosa di bello. Sarà che i miei sensori si sono progressivamente fusi con l’età avanzata… bah. Vorrei avere un rapporto migliore con il Tanto, ma non so da dove cominciare. Forse il Tanto che vorrei mi spaventa ed è per questo che mi sfugge. Un bel dilemma Watson.

Tanto vale che mi faccia una bella dormita sopra. Tanto domani nulla sarà cambiato tra me e il Tanto e magari a mente fredda potremmo discutere meglio. Tanto lo so che sarà lui ad avere la meglio e che rimarrò nel mio dilemma a farmi tanto male. Bah.

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(239) Ignoto

Sarebbe facile riderci sopra, ma non ridurrebbe il dilemma in dileggio, rimarrebbe comunque una spina da togliere. Se l’obiettivo è alleviare il dolore, diventa tempo perso.

Dipende dal dolore. Ci sono anche quei dolori a cui ti affezioni e guai a chi te li tocca. Altri dolori sembrano caduti dal cielo o scaturiti direttamente dall’inferno e te ne vorresti liberare, ma non c’è verso.

Ritornando al punto di partenza, l’ignoto è una spina da togliere. Appena te la togli c’è il sollievo, ma alzi lo sguardo e zak: ‘n’artra spina. Perché l’ignoto non finisce, l’ignoto si protrae all’infinito e oltre. Se la prendi male, se ti provoca sofferenza, sono affari tuoi. L’ignoto se ne sbatte di come stai, lui sta lì davanti a te, a solo un passo, e sta benissimo. Sta da Dio.

Se ciò che non vedi, non sai, non conosci, è la spina da togliere, il gioco ti vede perdente. Troppe spine, poche dita… dolore.

Conviene non pensarci, conviene far finta di niente, conviene guardare all’ignoto con benevolenza. In fin dei conti è lui che ci permette di tirare fuori il meglio dal nostro intelletto e dal nostro corpo fisico. Siamo lì in attesa che l’ignoto si palesi, abbiamo i nervi tesi, i sensi allertati, siamo svegli.

Ecco, così ci vuole l’ignoto: svegli.

Grazie, Signor Ignoto, pigra come sono avrei finito per addormentarmi davanti alla Tv sicura che la vita sia tutta qui.

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