(780) Correggere

Si sta un attimo a sbagliare, a correggere – a farlo bene – ci si può mettere una vita. Non si cancella nulla, rimane sempre sotto una traccia e quella traccia ti ricorda l’errore. Forse il ricordo dell’errore è ancora più bastardo dell’errore stesso, è quella cosa che non ti permette di perdonarti.

Non è che tutti gli errori che facciamo dipendando totalmente da noi, ma sta a noi correggerli, comunque, non a qualcun altro. Forse è per questo che non si correggono mai del tutto, mai troppo bene. Correggerli, quindi, ha davvero senso? Eh. Che ne so. Immagino non sia per tutti uguale e per tutto uguale, come al solito. L’Abracadabra senza buonsenso può peggiorare la situazione, bisogna tenerne conto.

Guardare l’errore e riderci sopra? A esserne capaci magari aiuta, poi si analizzano i cocci e si cerca di capire cosa riattaccare e cosa no. Rimane un dato di fatto: ti rode sempre e comunque, quel danno non te lo toglierai mai di dosso. E sì, certo, ci possiamo anche voltare dall’altra parte e fare finta di niente, ma quante altre-parti esistono? Quante ne abbiamo a disposizione?

Ok, sono andata a infilarmi nel solito monologo squinternato, è più forte di me, ma la questione del correggere e cosa correggere rimane. Rimane qui, lì, là, ovunque. Correggere perché oggettivamente così non va bene, oppure correggere perché le conseguenze sono troppo pesanti e se lo sapevamo prima manco lo avremmo fatto o lo avremmo detto? Correggere per amore della Giustizia o della nostra comodità?

Chi vede il Giusto e non lo fa manca di Coraggio. (Confucio)

Il Giusto, però, non è comodo e non è questione di punti di vista. Per questo il Coraggio che ci vuole è considerevole. E soprattutto: non è mai finita. Le conseguenze del nostro mettere le cose a posto rimarranno con noi fino a farci maledire il momento in cui siamo stati coraggiosi e puri.

Ecco perché i SuperEroi a noi anime comuni ci fanno un baffo: loro non hanno scelta. E poi fatemelo scrivere: so’ bravi tutti a fare la cosa giusta quando il mondo ti implora di mettere le cose a posto, prova a farlo quando tutti pensano che invece così va benissimo e che sei tu che vuoi soltanto rompere le palle.

Eh. Auguri.

Share
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

(301) Robot

Fingersi inattaccabili, non provare dolore. Andare avanti comunque, stando in piedi anche quando sotto i piedi hai le sabbiemobili. Facile, no? No. Eppure non è la parte più dura, quella arriva dopo. Arriva quando chi ti sta attorno si è convinto che tu sia quella che va sempre avanti nonostante i colpi ricevuti e che sarà sempre così. E, soprattutto, che i colpi possono arrivare ancora e magari anche più forti tanto tu stai sempre lì a prenderli, stoica e strafottente (o quasi). Ormai non senti più niente.

Cosa puoi inventarti per fargli cambiare questa assurda convinzione? Soccombere? Crollare malamente? Ehmmm… no. Ti sei dimenticata di come si fa, di come ci si arrende e di come ci si possa fermare. Ormai te lo sei cancellata dal DNA. Non perché tu non senta più niente, ma perché ti sei trasformata in una specie di androide alla Blade Runner e forse, forse, va anche bene così.

Solo che ogni tanto ti prende male e ti siedi. Prendi un respiro, senza che nessuno se ne accorga, e ti scopri esausta e quindi debole. Senza che nessuno se ne accorga, perché nessuno se ne vuole accorgere, sarebbe gravoso prendersi quel carico addosso (e poi perché?). Giusto. Perché?

Eh! Che brutta storia essere costretta da una corazza senza i superpoteri di Wonder Woman. Oltre il danno, la beffa.

Share
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF