(783) Recupero

Essere in fase di recupero, niente di meglio. Certo ancora non sto a bolla, ma sono in fase di recupero, questione di poco e sarò in forma. Questa consapevolezza alleggerisce anche gli ultimi strascichi di malessere di stagione che se ti lasci un po’ andare ti incupiscono maledettamente. Quindi, sono in fase di recupero.

Lo sento passando da un pensiero all’altro, odio meno cose e con minor veemenza. Un vero sollievo.

Recuperare significa che sei rimasta indietro con la vita, ti sei persa dei pezzi perché stavi cercando di non naufragare. L’emergenza è passata e si sta ritornando alla normalità. Ritornare alla normalità non significa un tuffo di salute e benessere, ma è un semplice sentirsi meglio, che è già qualcosa. Sembra più vicina la salvezza.

Recuperare significa anche che sei in uno stato di rinnovata presenza in te stessa, hai guardato la morte negli occhi (si fa per dire, in senso lato – la morte della voglia di esserci, per esempio) e sei venuta a patti: ok, ricomincio con un altro po’ di carburante per vedere come va. Una sorta di: mi fido, con riserva, ma mi voglio fidare, ora le cose andranno meglio. 

Con riserva. Meglio che niente.

Non è che ‘sta cosa del recupero sia ovvia, c’è anche chi non si permette di recuperare e si assesta sull’onda di un costante e persistente malessere come se fosse lì che la vita vive. Solo perché si fa fatica a uscire e la fatica sembra insopportabile rispetto allo stare in ammollo in quel limbo. Ecco, non sono fatta così. Faccio fatica, tutta la fatica che posso, per uscire dal limbo, altroché.

Recuperare un rapporto che si è sbeccato, invece, mi è alla lunga impossibile. Non recupero davvero, non ci riesco. Quel che si è rotto si è rotto, amen. Sto attenta a non rompere nulla per questo motivo, per il mio limite nel non saper recuperare fiducia in qualcuno che si è beffato di me. Per-l-amor-del-cielo, non è che c’è una fila di persone davanti alla mia porta che mi implorano di lasciar loro recuperare ciò che hanno rotto… ma, per la cronaca, se ci fosse non aprirei.

Preferisco così che mentire, almeno non devo recuperare stima di me stessa per aver ingannato sapendo di ingannare.

Insomma, tutto questo per sottolineare l’ovvio: sto meglio. Grazie.

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(749) Stima

Si fa la stima di un bene, se ne valuta il valore o se ne misura la grandezza o l’altezza o il peso, oppure si apprezza qualcuno per una qualità che gli riconosciamo. Meglio ancora se lui/lei neppure se ne accorge.

La stima non la compri, te la guadagni senza sforzo quando le qualità ce le hai e non quando le millanti. La stima, alla fine dei conti, è un dono perché non ti dovrebbe costare nulla, la ottieni perché sei quello che sei, la provi perché ricevi in cambio qualcosa. Cosa? Qualcosa.

La stima va oltre il rispetto, che è dovuto sempre e in ogni caso, la stima non deve nulla a nessuno. Se nasce, nasce spontanea e se decide di restare ha le sue buone ragioni. Non ha scadenze, ma se decade difficilmente c’è recupero. Se s’interrompe bruscamente diventa punizione.

Certo, c’è anche quella di facciata, quella che si dimostra per interesse o per servilismo, ma non la chiamerei stima bensì calcolo disonesto. Esserne oggetto fa sentire sporchi anche se non se ne hai alcuna responsabilità.

La stima per qualcuno nasce col tempo, prestando attenzione alle cose sottili, ai silenzi, alle parole taciute per pudore o rispetto o buongusto. Cresce col tempo, per la limpidezza dell’intento, esplicitato o meno, per la coerenza del pensiero anche quando non è comodo, per la gentilezza d’animo che si mostra con costanza perché è naturale espressione di un buon cuore. Questa è la stima che sento per alcune speciali persone che fanno parte della mia vita. Ringrazio il cielo che ci siano e per l’esempio che mi danno.

La stima è un sentimento puro e bellissimo che ti rigenera senza che tu te ne accorga, bisognerebbe cercare con strenua volontà persone da stimare per permettere alla nostra anima di continuare a sperare nella grandezza del genere umano.

Strenuamente. Strenuamente.

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