(623) Conti

Bisogna saper fare i conti. Detto da me, diplomata fantozziana che ha ben pensato di fare altro nella vita, è tutto un dire. Fare i conti e farli bene, questo ti fa fare passi in avanti costanti e solidi. 

Forse il Perdite e Profitti che alle superiori mi ha fatto sputare sorci verdi, grazie a una prof che voleva farmi capire per bene che quella non era la mia strada, mi è entrato così bene nel sangue che circola-oggi-circola-domani mi ha aiutato a fare i passi giusti, anche se non sempre consapevolmente. La mia coscienza si è rifiutata più volte di mettersi lì con il pallottoliere a spostare di qua quel che andava spostato di qua e di là quello che stava di qua e non doveva starci, eppure alla fine ‘sto lavoro infame si è rivelato utile.

La parte mortificante, per me, arriva quando devo portare a terra i progetti e capire quanto sono effettivamente geniali come io mi racconto e, soprattutto, quanto sono fattibili come io auspico. I conti non tornano mai come dovrebbero, come io vorrei che tornassero. Da lì la caterva di problematiche da risolvere, che può semplicemente mandare all’aria entusiasmo, buoni propositi, fiducia nella tua buona stella, speranza nell’aiuto Divino, offerte di sangue all’altare della botta di culo. Tutto quanto in un colpo solo.

Mi ritrovo, pertanto, sempre lì con lo Stato Patrimoniale del Dare e Avere, a capire dove posso dare di più (come cantava il trio Raf-Ruggeri-Tozzi) e dove di meno, dove è il caso di Avere e dove scordarselo proprio. Non riesce a piacermi, è sempre la parte peggiore di tutte, eppure è necessario. Far tornare i conti  è necessario. Ti fa capire quello che c’è e quello che manca. Ti rende evidente dove manca qualcosa e dove ce n’è troppo. Ti svela arcani interessanti tipo: perché sono sempre al verde-dove sono sparite le risorse-cosa mi resta da fare ora? Cose così, di poco conto, vita-o-morte.

No, niente da fare, neppure a scriverla ‘sta cosa riesco a digerirla. Puah!

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(474) Bingo

In un Universo parallelo io sono fortunatissima. Davvero, cose da urlare Bingo! ogni tre per due, giuro. Cose che la meritocrazia diventa limite, giuro. Cose che sogni e desideri sono accessori di poco conto e talmente poco conto che smettono di infilarsi tra le cellule perché depressi causa inutilità. Giuro.

Ecco, in questo Universo invece le cose vanno diversamente.

Non che la fortuna mi voglia male, perlamoredelcielo, ma che ignori totalmente il mio esistere, esserci, far parte del mondo, sì. Senza malizia, perlamordelcielo, senza cattiveria, perlamordelcielo, senza… delicatezza, questo sì. Voglio dire: una volta ogni tanto fa’ finta che per te conto qualcosa. Non ti dico cioccolatini e fiori a ogni occasione, ma una pacchetta sulla spalla, un buffetto sulla guancia, anche un flebile sorriso lanciato nella mia direzione da molto lontano, questo sarebbe solo buona educazione e la buona educazione fa bene a tutti, non ti pare?

Va bene, poniamo anche il caso che ti stia sulle palle. Poniamo il caso che io ti abbia maltrattata in una vita precedente, che io sia stata sgarbata o anche cattiva, ma si tratta pur sempre di una vita andata, passata, dimenticata! Un grammo di compassione la si usa anche per un moscerino, vuoi dirmi davvero che con me sarebbe tempo sprecato? Energia sprecata? Buon cuore sprecato? Eddai!

Ritornando all’origine del pensiero filosofico di oggi, dichiaro che se urlare Bingo! in questo Universo mi viene negato, ne stanno pagando le conseguenze nell’Universo parallelo dove l’altra me – tronfia di binghi che piovono a secchiate – sta usando la sua fortuna per rendere la vita impossibile a tutti. Ma proprio tutti, senza compassione, senza delicatezza, senza senso. Perché, Fortuna bella, essere ciechi e darsi via senza accertarsi di dove ci si va a posare, non è proprio un’idea geniale. Sappilo.

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