E finalmente allo scoccare del giorno 40 della mia quarantena ho capito che cosa mi sta dicendo la sirena che ho in testa: Game Over.

Mi sento infatti alla fine del videogioco che mi ha tenuta impegnata negli ultimi trent’anni, divertente sì (perlamordelcielo), ma estenuante. Il gioco è finito e non solo per me. Per tutti. Questo è la sirena che ho in testa che me lo dice, io non le volevo dare ascolto, ma a un certo punto mi è stato ovvio che prima o poi avrei ceduto. Ecco, ho ceduto oggi.

Ho ascoltato prima tutto quello che c’era attorno a me, nel reale e nel web, e mi sono ubriacata con grandi teorie, grandi speranze e anche con grandi paure dell’Apocalisse imminente che fioccano da tutte le parti, finché ne ho avuto abbastanza. E, conoscendomi, sapevo che sarei arrivata a questo punto. Quindi cosa ho fatto?

Tre cose principalmente:

1) mi sono guardata “Modern Love” su Prime Video dal primo episodio all’ultimo (che pianti!)

 

2) mi sono ascoltata la discografia rock degli anni ’70-’80-’90 trovata su Spotify (per altro discutibile, meglio i cd che ho in casa);

3) ho ripreso in mano “The Game” di Alessandro Baricco (ricordate? Non l’avevo terminato quando ne ho scritto qui). E l’ho finito.

Appena arrivata a pagina 324, con la frase “Una storia di umani, ancora una volta.”, il mio primo pensiero è stato:

 

Che significa che il finale di questo tomo non me lo potrò godere con la stessa sorpresa un’altra volta (ed è un dato di fatto), e significa anche che mi mancava quel pezzetto lì per accorgermi della sirena che ho in testa. E da questo non c’è ritorno.

Perché prima ancora di chiedermi come cambierà il mio mestiere e quali saranno le scelte del mercato mondiale riguardo alla ripresa dell’economia, delle aziende, dei prodotti/servizi e quali saranno i consumi che si espliciteranno per primi, in queste settimane ho maturato delle domande legittime e piuttosto semplici riguardo a me stessa.

Tipo: avrò ancora voglia di tutte quelle cose di cui mi nutrivo (corpo e mente) prima di questo lockdown?

Oppure: avrò ancora la forza di piegarmi a certe scelte che sembravano obbligate? Ne avrò ancora motivo?

Temo di no. E lo dico con un sollievo che mai mi sarei immaginata. No. Grazie ma passo.

Da qui la certezza che la sirena del mio personale Game Over non sta mentendo. Quel gioco che fino a ora mi aveva tenuta impegnata deve cambiare. Ancora non so come, ma anche se non sarà controllato dalla mia volontà il gioco cambierà. Conviene stare attenta e fare in modo che cambi per migliorarmi (non è affatto ovvio).

 

Infatti, che tutti saremo migliori (come si legge di qua e di là) non ne sono poi così convinta. Che io sarò migliore idem.

 

Fatto sta che se voglio far tesoro di quello che The Game mi ha insegnato in questi lunghi mesi di riflessione (tra il mio aprirlo all’inizio e il mio chiuderlo alla fine) devo partire da pag 289, dove parla dell’effetto che il nuovo design della verità ad opera del Game (che l’ha trasformata in verità-veloce) può avere su chi il Game lo vuole abbracciare anziché combattere:

 

“(…) Vi chinerete, allora, con rinnovata curiosità e cresciuto rispetto, su quella macchinetta sofisticata: e di certo non mancherete di notare come vi affascini, in un simile modello di verità, il fatto che inizi con una imprecisione, con una mezza verità. Vi colpisce la sua abilità a convertire quella perdita iniziale in un vantaggio strategico: il sacrificio della precisione genera leggerezza, velocità, agilità, efficacia, volendo perfino bellezza. Movimento, diffusione, esistenza. Rischioso penserete, spaventandovi. Certo. (…)”

 

E per digerire tutto questo, per far smettere di urlare la sirena che ho in testa, devo per forza di cose capire come maneggiare questa verità-veloce che ad oggi ho sempre subito. Arrabbiandomi per di più.

Mi sono data una via di fuga, non furba, solo plausibile: se parto dalla profondità e poi alleggerisco posso evitare di scivolare in superficie senza rinunciare alla dinamicità e prendere comunque una certa auspicabile velocità.

Come dite? I freni? Temo non servano. Ci si schianta col muso sul muro, questo sarà il nuovo trend. Forse il casco mi sarà più utile.

E la mascherina. Ovvio.

 

PS: questa è una bella intervista di Marco “Monty” Montemagno ad Alessandro Baricco (se ve la siete persa)

4 chiacchiere con Alessandro Baricco

4 chiacchiere con Alessandro Baricco

Posted by Marco Monty Montemagno on Tuesday, April 14, 2020

   

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