(588) Quarantasei

Lo so, è stucchevole. Cioé, ogni anno qui a festeggiare la vecchiaia che avanza. Non si può, dai. Sì, è di cattivo gusto, a chi cavolo interessa leggere del mio compleanno? Avete ragione, ovvio che avete ragione. Ma non me ne frega niente, saltate il 588esimo GiornoCosì e andate pure al 589esimo, non mi offendo tranquilli.

Oggi sto qui con i miei nuovissimi 46 anni a scrivere, ed è come se li avessi da mesi, ormai, perché è da mesi che mi ripeto che quest’anno sono 46. Mi ci sono fatta l’abitudine a poco a poco. Tanto che stamattina mi sono domandata: ma sono 46 oppure 47? E quel 47 mi sembrava inverosimile, ho dovuto fare i conti, davvero! Sospiro di sollievo, ho ancora sei mesi di 46 per poi riadattarli a 47 e farmici l’abitudine finché maggio non arriva a ufficializzarli spietatamente.

Insomma, mi sto godendo questi 46 come se non mi pesassero, col sollievo che non sono ancora 47. Gabbare la mia mente non è poi così difficile, lo ammetto.

Cos’ho fatto per festeggiare oggi? Bé, diverse cose, cose che potrebbero essere giudicate idiote, ma che per me hanno enorme significato. Non le sto a raccontare, anche perché sarete già altrove a quest’ora, sono rimasta qui sola a scrivere – tanto per cambiare. Fatto sta che oggi sono contenta. Incredibile, ma sono contenta. Cosa ancora più incredibile so perché sono contenta, la lista è qui davanti ai miei occhi ed è piuttosto lunga. Certo che la vita è una cosa pazzesca, bisognerebbe pensarci. Bisognerebbe tenerlo ben presente, sempre. Ci chiede presenza e agilità, diciamo che pretende da noi cose che neppure ci immaginiamo di poter fare. Robe da matti. C’è davvero da diventare matti. Forse matti lo siamo tutti, ognuno a suo modo, ognuno perso… dentro ai fatti suoi (eh, Blasco, ma quante ne sai?).

E vorrei raccontare di tutti gli amici che mi hanno ricordata oggi, che grande dono!, e delle persone che via Facebook si sono fermate un attimo per scrivermi Auguri – cosa del tutto non dovuta e quindi supera apprezzata, e del tempo trascorso con la mia famiglia e i due regali che mi sono fatta (che privilegio potersi fare dei regali, vero?), ma forse non serve raccontarlo, serve viverlo e io l’ho vissuto. La morale della storia, come sempre, è solo uno: vivere per raccontarla. La vita, ovviamente, la vita.

A chi si è fermato fino a qui, auguro un giorno come il mio oggi, perché è stato bello, molto bello, e mi ha fatto bene.

Buonanotte 🙂 

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