(742) Scrupolo

Analizzo e soppeso, rifletto e valuto. Per il 90% del mio tempo il 90% del mio cervello è occupato in queste amene attività, che io lo voglia o no, che io ne sia consapevole o meno. Questo fa di me una scrupolosa-a-oltranza, il che può essere un bene come un male a seconda delle circostanze. E non voglio soffermarmi sul giudizio, ma su ciò che comporta.

In breve, posso affermare che questo mio modus operandi mi porta ad avvicinarmi alle persone e alle cose con molto rispetto, perché ho bisogno di capire. E ci posso mettere molto molto molto tempo per capire perché non sono proprio un’aquila. Preferisco darmi tempo per decidere piuttosto che sbagliarmi. Mi scoccia parecchio sbagliarmi, ma quando sbaglio lo faccio alla grande, da vera idiota.

Comunque, ritornando al concetto base, i miei scrupoli si attuano nel quotidiano cercando un confronto schietto e diretto con le persone e con le cose (perché anche le cose se fai le domande giuste ti sanno rispondere, altroché), alla fine della giornata sono sfinita, ma penso sempre che ne valga la pena. Anche quando prendo calci in culo, anche quando questi calci sono immeritati (sono idiota mica cattiva).

Tutto questo lo scrivo perché ho bisogno di fare chiarezza e sto prendendomi a cazzotti col senso di colpa chiamato: Non ho fatto abbastanza?

Un punto di domanda è d’obbligo, perché si tratta di un senso di colpa che ha origine non da un fatto certo bensì da un’ipotesi. E sto qui da ore a pensarci e ricordare ogni episodio e sono sicura che ho fatto abbastanza. Fin troppo. Ho cercato di metterci le toppe, inutilmente. E quando mi verrà chiesto il perché non mi schiero come si pensa dovrei, probabilmente, il vero perché lo terrò per me. Un perché pesante, anche violento per certi versi, non deve essere esternato, non porterebbe nulla di buono. Forse sul momento qualcosa saprò dire, ma ora pensandoci mi sembra di aver esaurito ogni grammo di compassione che avevo in magazzino e i sacchi di empatia son spariti tutti, in pratica: sono a secco.

E il dispiacere permane, mi viaggia dentro una parola abominevole – tradimento – che però non ha nulla a che vedere con quello che ho vissuto, proprio nulla. So per certo che il mio dispiacere è sincero, come so per certo che non ho più voglia di calci in culo. Devo accettare che non si può appianare tutto, che non si può comprendere tutto, che non si può accogliere tutto. Devo accettare che io non so farlo, che è un mio limite, e devo mettermela via perché va bene così. 

Niente favole. Va bene così.

 

 

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(483) Tesoro

Una parola che mi piace è proprio: tesoro. Se pronunciata alla Gollum – il mio tessssssorooo – mi piace ancora di più, perché a forza di dirla una parola perde il nervo e invece quando ne enfatizzi il suono si riprende il potere che aveva all’inizio. Quindi dire di qualcosa che è il mio tesssssorooo mi fa sorridere.

Dico tesoro molto di rado, solo a particolari persone a cui voglio molto bene, un paio di amici in tutto. Non che ad altri amici io non voglia bene, ma a questi due amici m’è venuto naturale chiamarli tesoro a un certo punto e di tanto in tanto li chiamo così.

C’è un’altra parola, invece, che detesto con tutta me stessa. Un odio viscerale, che mi parte dal piloro (probabilmente) e che quando la sento mi fa trasformare in Hulk: cara/caro. Aggettivo che se viene accostato alla mia persona – soprattutto quando il nome di battesimo si omette – mi fa diventare pericolosa. In quell’istante so, anzi SO, che quella persona non è sincera nei miei confronti. Lo SO, senza ombra di dubbio, senza se e senza ma: lo SO.

Se mi chiami tesoro, con tutte le sfumature possibili e probabili, non penso che mi consideri davvero un tesoro, ma ti concedo il beneficio del dubbio. Se mi chiami cara, no. Niente beneficio, nessuna pietà.

Non ricordo se sia sempre stato così o se a un certo punto le cose siano cambiate e il cara mi sia diventato insopportabilmente odioso, non lo so. Quindi non posso ricondurre questo mio sentire a un episodio, a una persona in particolare. Eppure SO.

“Così una cara persona” è soltanto un modo per dire “Poverina/o”, è un’esternazione stucchevole, pietosa, viscida, nauseante. Dimmi “stronza” e ti porto più rispetto, diamine!

Tesoro, invece, ha in sé misteriosi sentimenti da scoprire. Tesoro è qualcosa che riconosci come prezioso, che sei disposto a proteggere a costo della tua vita, capito? Quindi a tutti quelli che lo usano in senso ironico, va tagliata la testa. Subito!

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