(792) Pubblico

Davanti a un pubblico bisognerebbe porsi con rispetto. Rispetto per se stessi e per il pubblico, intendo. Sei lì sul palco e chiedi l’attenzione di persone che molto probabilmente non conosci di persona eppure sono lì per te – se sono lì per te significa che in qualche modo loro ti conoscono e comunque hanno voglia di conoscerti meglio – se non sono lì per te, ancora peggio. Più rigore in quello che dici e nel come ti poni. Più accuratezza, più oculatezza, più sensibilità.

Non è che sei al bar e puoi permetterti di sparare le minchiate che ti passano per la testa senza preoccuparti delle conseguenze e del peso di quello che butti addosso agli altri, sei in una posizione che ti impone responsabilità e decoro. Poi se riesci a brillare tanto meglio, ma nel caso non ci riuscissi almeno sei stato dignitoso. 

C’è un bel po’ di lavoro da affrontare prima di potersi affidare a un pubblico. Preparazione, di pensiero e fisica, e costruzione dell’evento. Non vai sul palco e t’inventi qualcosa, non lo fai neppure se sei un professionista navigato, non lo fai perché sarebbe irresponsabile, pericoloso, insultante. Lo sai e non lo fai, non ci pensi neppure. Se lo fai significa che sei un presuntuoso e non sei il professionista che dichiari di essere.

Ci vogliono delle doti per stare su un palco che non hanno nulla a che vedere con l’aspetto fisico – la bellezza intendo – ma con quello che ti porti dentro. Il carisma non è cosa da tutti, ma la presenza uno se la può costruire costruendo se stesso non per apparire ma per essere, essere al meglio delle proprie possibilità. Discorso lungo, lo so, però a certe cose bisogna pensarci, non ci può andare bene tutto, non possiamo farci andare bene quel che il nostro innato senso del giusto e della decenza registra come oscenità. Perché lo è, lo sono. 

Ci lasciamo convincere da quattro idioti che va bene così, ma non va bene così. Lo sappiamo, le nostre viscere ce lo urlano eppure dubitiamo. Perché ci facciamo trattare da idioti? Perché? Perché? Perché?

 

Share
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   

(284) Logica

A rigor di logica, questo si dice. Perché la Logica ha il suo rigore, no? Ecco, io mi fidavo. Io pensavo che il rigore delle Logica fosse il riferimento principe, quello a cui aggrapparsi quando l’emotività prende il sopravvento, quanto il buonsenso se ne va a remengo, quando l’intelligenza ti lascia a piedi.

Non c’è mica nulla su cui elucubrare tanto: usa la Logica, perdio!

Non è così semplice, di Logica ce n’è ben più di una e scegliere quella giusta ti manda ai matti. Quindi ognuno fa da sé con la propria e che sia corretta o meno, bé, chi può dirlo?

Mi ha sempre affascinata la Logica degli altri, se ci casco dentro mi posso convincere di quasi tutto e mando a quel paese la mia.

P-E-R-I-C-O-L-O-S-I-S-S-I-M-O.

Mi devo sempre fermare e riportarmi al mio paletto di rigor logico: combacia? Se no, allora stop e rewind.

A rigor di logica, dovrei rifarmi al mio buonsenso, perché lui ne ha sempre ben più di me di Logica, ma non sempre il buonsenso applicato mi riesce come dovrebbe perché va a cozzare con quello degli altri. Perdio, che complicazione inutile!

A rigor di logica non dovrebbe essere così. Ok, d’accordo, ma Logica di chi? Eh.

Share
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF