(376) Radiografia

Bisognerebbe guardarsi dentro di più. L’ho sempre pensato, ma arrivata a questa età sto facendo una cernita delle persone che ho incontrato per valutare la validità della mia affermazione. Trovo uno scollamento pazzesco tra la teoria e la realtà, e questa cosa mi deprime.

Partiamo dal presupposto che guardarsi dentro sia una buona regola per mantenere i contatti con se stessi. Diamo anche per scontato che farlo continuamente, in modo ossessivo, diventa patologicamente dannoso (= esistono anche gli altri). La sana via di mezzo dovrebbe essere quella più trafficata, ma così non è.

Un fatto evidente è che chi si guarda davvero dentro perde, a poco a poco, quintalate di leggerezza e gaiezza. Come se quello che vedono portasse via pezzi sostanziosi di ottimismo e di positività. Aspettative troppo alte che si frantumano al suolo o scontentezza atavica per essere soltanto Umani? Vallo a capire.

Per esperienza personale, scendendo di livello – gradino dopo gradino – dentro la mia psiche che è collegata alla mia anima – il più delle volte, anche se non sempre – ho rischiato di spaccarmi le ossa. Ci ho rimesso la felicità, temo. Assurdamente parlando lo rifarei, assurdamente parlando lo continuo a fare quotidianamente, assurdamente parlando lo farò finché campo.

Non sto dicendo che sono un esempio da seguire, tutt’altro. Sto affermando qui e ora che la felicità dell’inconsapevolezza è una benedizione. Se ce l’hai tientela stretta e cerca di contagiare chiunque ti sia vicino. Un consiglio inutile, ma posso fare questo per mettere in guardia chi passa di qui. Ci tengo alla felicità degli altri, mi ricordano un po’ com’era la mia. Eh!

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(105) Gradino

Quel momento in cui stai alzando la gamba per poggiarla sul primo gradino. Mi sento così. E mi sento anche piccola e piena di aspettative. Non me ne importa nulla se poi le aspettative verranno deluse, in questo momento tutto è possibile. Questo essere tutto nello stesso momento e nulla di reale è una condizione benedetta. Benedetta.

L’ho provata tante volte. Il dopo non è stato sempre all’altezza, anzi, ma non importa. Non importa perché in questi momenti io sono alla mia massima ampiezza come Essere Umano. Piena di aspettative e pronta ad accoglierle con il cuore che trema.

La realtà, domani, sarà quel che deve essere, non è così vitale che tutto vada alla grande come io vorrei.

L’importante è ora: io al massimo della mia ampiezza. Chi se lo immaginava, dopo tutti questi anni, che ne ero ancora capace.

Accidenti!

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