(789) Inconfondibile

Parlerò di cose inconfondibili: l’aroma del caffè per esempio. Cosa c’è da dire? Nulla, appena l’effluvio arriva alle tue narici è fatta, sai di cosa si tratta. Spesso l’olfatto ci svela l’essenza di cose e di persone prima ancora che ne registriamo consciamente i dettagli. Il nostro cervello tiene memoria impressionante degli odori che ci hanno colpito, volenti o nolenti.

Ci sono cose che ci risultano inconfondibili agli occhi, al tatto, all’orecchio, al gusto… al cuore. Non ci sono dubbi, nessuna esitazione. Sappiamo di cosa si tratta ancor prima di farci la domanda. Una voce inconfondibile ti può far tremare dal piacere o dal terrore, chi di noi non ha mai sperimentato una o l’altra emozione?

Ecco, credo che la mia massima ambizione sia sempre stata questa: essere una persona inconfondibile – nel bene, certo, ma probabilmente anche nella definizione dei miei difetti, perché no? – per chi mi ha incontrato almeno una volta. Questa piccola follia non fa capo a un progetto, a una strategia, a un calcolo, a un interesse particolare. Si limita a essere un’ispirazione. Fa capo a  un’idea di me che è fumosa e inconsistente, ma che si aggancia a una sensazione piacevole che vorrei lasciare negli altri, anche solo per un fugace nanosecondo.

Non è qualcosa che faccio intenzionalmente, è quel meccanismo che mi parte in automatico e – lo giuro – soltanto ora, in questo preciso istante in cui sto scrivendo, mi si è palesata davanti con una chiarezza impressionante.

Tutto molto semplice, anche banale volendo, ma sintetizzando io inizio e finisco lì. Da questo punto in avanti si apre davanti a me un lungo percorso di introspezione furibonda per scovare il rimedio a questa patologia assurda. Anni e anni di frustrante ricerca e di fallimenti inequivocabili. Non è bello tutto ciò?

Secondo me dovrei smettere di scrivere, certe illuminazioni si pagano care. Chi riesce a dormire ora?

Eh.

 

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(631) Balsamo

Il buon vecchio Manzoni definiva la benevolenza un balsamo, ovvero un rimedio portentoso contro la sofferenza. Ognuno ha il suo, alcuni ne hanno più d’uno. Bisogna ammetterlo: un rimedio portentoso contro la sofferenza non è cosa di tutti i giorni. Balsami che abbiamo la potenza di rimediare a certe abominevoli ferite non sono facili da trovare. E più li cerchi e più questi ti si celano.

Non è che ‘sto pensiero mi stia portando molto lontano, credo di essere troppo stanca perfino per riflettere – anche se le dita sulla tastiera vanno dove sanno andare perché hanno ormai vita propria. In momenti come questo, a fine giornata, quando la giornata è stata intensa come quella di oggi ho solo voglia di buttarmi a letto e dormire tutte le ore che posso. Potrebbe essere che in questo periodo il mio balsamo sia il sonno?

Allora ben venga! Ci sono montagne di sonno perso che mi devo scalare, un mese non basterebbe. Le cose più ovvie sembrano quelle meno importanti, non ho mai capito il perché. L’ottusità umana – che appartiene anche a me – è un mistero, oltre che una vergogna. Ci vorrebbe un balsamo per guarire la vergogna o l’ottusità? No, non ora, non riesco neppure a tenere gli occhi aperti, figurati se riesco a tenere collegate le sinapsi.

Buonanotte a chiunque si sia fermato qui per leggermi, mi scuso, ma stasera meglio di così proprio non riesco a fare. Davvero.

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(587) Lucidare

Succede che la ruggine si prende parti di te, mentre stai pensando ad altro. Non ti immaginavi fosse così subdola, ma lei è paziente, sa dove colpire e sceglie il momento in cui sei proprio altrove e non puoi controllare nulla. Brava. Tsé!

Quindi tu te ne accorgi e pensi “che ci vuole? Due minuti e la tolgo!”. Sbagliato. La ruggine è maledetta, non se ne va con una passata di detersivo. La ruggine è lì per restare e te lo dimostrerà. La cosa da fastidiosa diventa preoccupante, non c’è modo di disfarsene. Si dovrebbe sostituire il pezzo, procedere con una nuova cromatura, insomma passare alle maniere forti. Eppure anche la cromatura ha i suoi limiti, potrebbe non dare i risultati sperati.

Ora non è più soltanto una preoccupazione, è un problema da risolvere. E da qui diventa ossessione. Le ossessioni non ci fanno bene, ci consumano lentamente. Ci si può anche ammalare. Quindi?

Non lo so. La ruggine comunque ti fa sbriciolare la carrozzeria, non la puoi ignorare. Bisogna star lì a provare finché non trovi la cura giusta. Devi solo decidere se ti importa abbastanza. Ti importa abbastanza?

Direi di sì.

Ecco, allora non è che ci sia molta scelta. Fai quello che devi fare e spera di essere abbastanza fortunata per scoprire che la ruggine non ha già devastato ciò che di bello avevi e che il resto lo puoi recuperare. In fin dei conti, un po’ di fortuna ogni tanto potrebbe capitare anche a te, no?

Eh.

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(404) Regole

Ci sono delle regole che seguo da una vita, sono regole che mi sono fatta per non perdere la brocca. Non è che mi sono messa lì e me le sono scritte (anche se conoscendomi non ci sarebbe da stupirsi più di tanto), ma si sono impresse dentro di me in modo naturale.

Spesso ho preso regole che hanno creato altri e me le sono sistemate su misura, per quel tanto che mi parevano giuste e adatte a me. Son bravi tutti a seguire regole fatte su misura, potrebbe dire qualcuno. Mi sento di dissentire: innanzitutto se le regole che ti dai le sai solo tu è un niente cambiarle appena non ti fanno più comodo, e poi penso che ci voglia uno sguardo bello lucido per cogliersi in fallo quando si trasgredisce e darsi una strigliata e rimettersi in carreggiata. Ecco, io lo so fare, sono più intrasigente con me stessa che con il resto del mondo terracqueo.

Per fare un esempio: la tanto citata “Non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te stesso”, è stato uno degli insegnamenti più importanti che io abbia ricevuto da piccola. I comandamenti sono dieci, ma credo che basti questo per sistemare tutto. I restanti sono specifiche per chi è gnucco e non capisce o fa finta di non capire. Non sono legata alla chiesa cattolica, ma a questo insegnamento sì perché mi ha segnato la vita, mi ha fatto immaginare che tipo di persona avrei voluto diventare, essere.

Ora, gestirsi con una regola del genere non è un giochetto, ti devi sempre bacchettare per una cosa o per l’altra, tutti i santi giorni ne combini una a cui poi sei tenuta a porre rimedio. Questa cosa mi dà un bel daffare da tutta una vita, eppure ne vale la pena. Sto diventando la persone che avrei voluto essere e prima o poi ci riuscirò.

Ci sono altre regole che cerco di seguire, regole che mi danno degli appigli quando sbarello e che ringrazio ogni volta che mi permettono di prendermi per i capelli e cavarmi dai guai. Non abbraccio le regole degli altri, a meno che non le senta giuste per me stessa. Il “giusto” è quella posizione d’equilibrio che ti fa sentire bene, che ti fa prendere possesso di te stesso senza forzature. Quella sensazione di ho-fatto-tutto-quello-che-potevo-con-quello-che-avevo che ti fa dormire sonni non dico sereni, ma di sicuro meno tormentati, che ti fa credere che domani potrai fare meglio.

Tutti noi abbiamo bisogno di regole, peccato che ci aspettiamo che siano gli altri a dirci quali devono essere e a pilotare il nostro stare bene e il nostro stare male, come fossimo delle marionette – e potrei anche riesumare Mangiafuoco, ma non lo farò.

La libertà non è cosa da mammolette, teniamolo ben presente prima di riempircene la bocca e puntare il dito su chi e su cosa ce la sta portando via.

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