(533) Supposizione

Supponiamo che il nostro modo di concepire la vita fosse stato blandamente sfasato da una serie spropositata di fraintendimenti – alcuni voluti e altri inconsapevoli – e che stessimo sbagliando tutto. Ma proprio tutto.

Supponiamo che qualcuno ad un certo punto decidesse che vale la pena rimettere le cose nella giusta prospettiva prima di ritrovarci coinvolti in un’esplosione atomica di portata mondiale.

Supponiamo che questo qualcuno fossi io. Da dove inizierei? Non lo so. Non ne ho la più pallida idea. Per quanto io ci possa pensare, non lo so e basta.

Ecco, ho appena avuto una presa di coscienza importante: non ho le conoscenze necessarie per poter capire dove e come agire per risolvere la montagna di problemi di cui siamo sommersi. L’ho fatto io, possono farlo tutti. Dovrebbero farlo tutti, specialmente chi ci vuole convincere che saprà governare questo mondo meglio di tutti gli altri perché sa, perché ha capito, perché è lui il prescelto per salvare il mondo.

Ora, non è che questi poveri mentecatti siano da colpevolizzare troppo per avere una bocca come una fogna che ci dà in pasto i loro deliri di onnipotenza – perché un idiota non si rende conto della propria idiozia – ma noi lo siamo. Noi che pensiamo che un Essere Umano – o un gruppo ridicolo di Esseri Umani – possa avere la benché minima idea di cosa fare per sistemare le cose, noi siamo patetici. Siamo degli squinternati che meritano il delirio di questa manica di mentecatti a cui diamo in mano il potere di professare la propria idiozia come fosse la nuova religione a cui immolarci.

Nel mio piccolo ascolto volentieri chi mi propone una possibile via da percorrere per vedere se può funzionare. Amo l’umiltà di pensiero, parole, opere e intenzioni. Nel mio piccolo ascolto volentieri chi si prende carico degli abbagli e degli errori per valutare meglio le strategie adottate e le conseguenze impreviste da smazzarsi. Nel mio piccolo ascolto volentieri chi mi dice: “rimbocchiamoci le maniche e cominciamo a ricostruire” piuttosto che farmi infervorare da un “spacchiamo tutto, che tutto fa schifo”. Nel mio piccolo, queste cose piccole fanno la differenza. Tutta la differenza del mondo.

Supponiamo che ci sia una possibilità, supponiamo che ci sia un modo. Bello vero?

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