(676) Brugola

Sicuramente le istruzioni di montaggio Ikea non sono opera di una donna, mancano di senso pratico. Il fatto che manchino anche di proporzioni è un’aggravante, certo, ma la giustificazione è che sono svedesi e il loro senso dello spazio è decisamente diverso dal nostro – basta farsi un viaggio fin là per capirlo, paesaggio spettacolare con spazi enormi (cosa che qui manco riesci a sognarla).

Con questa premessa ora mi butto nel puro elogio del fai-da-te, che non mi entusiasma forse come dovrebbe, ma che in questi due giorni mi ha dato soddisfazioni.

Davanti a istruzioni fatte alla carlona, riuscire a montare – rigorosamente lavorando in coppia, come dalle istruzioni ti viene consigliato, pena di vederti sbriciolare irrimediabilmente il tuo lavoro in due secondi netti (crack – crack) – ben due scrivanie con sedia è una bella soddisfazione. Lasciamo stare i dettagli (tipo il tempo impiegato e i bestemmioni profusi) per non guastarci la festa, la consapevolezza di aver ritirato fuori dopo anni certe capacità manuali e – diciamolo – intellettive è un bel goal.

Cioè, lo sapevo che ce la potevo fare anche se eravamo due donne costernate davanti a viti, pezzi di legno senza nome, fogli con disegni ridicoli, ma il pensiero che fosse al di là delle nostre capacità non ci ha mai sfiorato. No, cari, non è presunzione, è tenacia con l’aggiunta di una certa fiducia nella precisione Ikea. Partivamo da un presupposto inamovibile: Ikea ti mette a disposizione i pezzi che ti serviranno – tutti – niente di più e niente di meno. A questo punto bisognava soltanto individuare i pezzi disegnati (ma mettici sopra un adesivo numerato, perdio!, ci vuole tanto?), e con la vite giusta, la brugola giusta, la pazienza giusta… procedere.

Mai dubitare, neppure dopo due ore di concentrazione, magari fatti una pausa, ma non dubitare altrimenti è la fine e devi chiamare qualcuno ad aiutarti e l’umiliazione sarebbe troppa. Nonostante il caldo di un agosto impietoso, nonostante la stanchezza, nonostante il nervosismo, nonostante tutto: sempre avanti.

E alla fine ce la fai. CE-LA-FAI. Non è che sei in procinto di costruire l’Empire State Building, non è che ci è voluto un genio per disegnare ‘ste scrivanie, non è che soltanto un montatore professionista potrebbe montarle. De che stamo a parla’? Ogni dubbio, ogni insicurezza lasciamola a dopo. Concentrazione e determinazione. Prima capisci come deve funzionare e poi esegui. Calma e gesso.

E alla fine ce l’abbiamo fatta.

Yeppa!

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(606) Goal

Mai vinto davvero una partita, lo so, ma ho fatto tanti goal. Mai abbastanza, lo so, ma ne ho fatti tanti e pure belli. Quelli che te li riguarderesti mille volte perché sono il frutto di una strategia, di un disegno fatto per bene. Giusto che lo tenga presente, di tanto in tanto, altrimenti mi sembra che il tempo trascorso non sia servito a niente.

La grande ambizione, com’è ovvio che sia, è quella di poter vincere una partita, almeno una volta. Una tripletta coi controfiocchi, vittoria clamorosa e… adios, mi riposo per un po’. Sì, mi piacerebbe.

E lo so che ci sono campioni e poi ci sono io, lo so. So anche che ci sono partite facili, in cui manco mi ci metto, e partite quasi impossibili – le mie preferite, c’è da dirlo? – quindi non è che se non vinco è perché sono proprio una schiappa… è che alzando il tiro, magari manchi la porta proprio quando quel punto ti farebbe portare a casa la vittoria, e se perdi una partita così tosta sai che puoi sempre dare la colpa alla sfortuna (anche se la sfortuna non ne ha alcuna di colpa).

No, al momento non sono intenzionata a mollare. Sto aspettando l’occasione giusta per giocarmi tutto, ogni grammo di energia rimasta, e vedere come va a finire. Devo ammettere che non mi aspettavo di arrivare fino a questo punto e, un senso, questa lentezza perversa ce l’ha. Pazienza non ne ho più molta, forse anche questo potrebbe giocare a mio favore al momento opportuno. Ci sono cose da completare, percorsi da compiere, progetti da realizzare.

Ma che scherzi? Sono qui per questo.*** [cit. G.P.]

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(122) Pazienza

Essere addestrati alla pazienza, questa la grande ricchezza della mia vita. Non sto scherzando, tutti i miei desideri concretizzati hanno avuto tempi giurassici. 

La colonna sonora della mia esistenza potrebbe essere: “Patience” dei Guns’n’Roses. Just a little patience – cantava Axl al culmine della sua carriera e del suo fascino selvaggio – eh, Axl, a guardarti adesso viene davvero da esclamare Pazienza! (ma come ti sei ridotto, santocielo?!).

Metto da parte per stasera tutte le imprecazioni che l’andare a velocità triplamente rallentata rispetto a molti altri mi suscita ogni volta che ci penso e guardo la cosa dalla prospettiva opposta.

So aspettare. Nell’attesa so cosa fare (lavoro, studio, vivo, cresco) e non perdo tempo. Se avessi avuto pazienza e semplicemente aspettato, sarei morta d’inedia, invece eccomi qui. Sono ancora molto paziente e piuttosto presente nella mia modesta esistenza di lottatrice di sumo (visto l’agilità e la stazza non potrei paragonarmi ad altro atleta).

Detto questo: c’è un limite anche alla pazienza.

Credo che ora dovrò imparare a non essere paziente. Almeno non sempre. Esserlo con discernimento (e non perché devo fare la brava) è il mio prossimo goal.

Si salvi chi può.

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