(763) Scalinata

Anche senza pretendere di essere Wanda Osiris (ma quanto sono vecchia per ricordarmi questa signora?!) le scalinate mi sono sempre risultate un po’ ostiche. Sia a scenderle che a salirle. Per scenderle devo sperare che i miei occhi non si incrocino facendomi vedere doppio, per salirle devo augurarmi che le mie ginocchia non vogliano abbandonarmi proprio in quel mentre. In poche parole: detesto le scale. 

Un paio d’anni fa son volata come si fa al Cirque du Soleil e ancora mi porto addosso le conseguenze (no, non ho sbattuto la testa ma quasi). Tanto per andare sul concreto e convincervi della mia posizione: le scalinate mi son nemiche.

Per assurdo, però, mi piace guardarle. Soprattutto dal basso, perché salire sarà anche più faticoso, ma scendere non porta proprio benissimo (a mio modesto avviso). Questo discorso a dir poco idiota lo sto facendo per motivi che mi sono oscuri, ma non sempre so di pensare quello che sto pensando, a meno che non mi metta a scriverlo. Averlo scritto fa la differenza.

Forse tutto m’è partito dal fatto che oggi ho potuto condividere con i miei colleghi la magia dello storytelling e che questa sia arrivata dritta a loro senza bisogno di spiegazioni. Mi sono sentita come se avessi fatto la scalinata in salita – cercando di mantenere ritmo e concentrazione – e poi una discesa a piedi veloci e occhi fermi finché non sono arrivata in fondo. Una bella sensazione. Mai provata prima. Speravo arrivasse questo momento, è arrivato e… bene.

Bene perché mordere sempre il freno mi ha quasi spaccato la mandibola. Bene perché parlare a metà è peggio che non parlare affatto. Bene perché c’è solitudine nella scrittura, ma fino a un certo punto. Bene perché sono decenni che faccio scale in salita e che poi scivolo giù senza quasi toccare un gradino frantumandomi l’amor proprio. Bene, davvero bene.

Forse sono solo una patetica donnetta, ma tanto vale esserlo fino in fondo. L’ho già detto che le cose a metà fanno più danno che giovamento, no?

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(627) Multitasking

Va bene, lo so fare. Ho dimostrato al mondo e a me stessa che lo so fare, so essere anch’io multitasking. So seguire tre progetti in contemporanea, so ascoltare qualcuno che mi parla (capendo quello che sta dicendo) e nel contempo scrivere un’email importante senza fare errori, rispondere al telefono, prendere appunti, farmi mentalmente la lista della spesa e calcolare quanto mi rimarrà dello stipendio del mese dopo aver pagato tutte le tasse. Sorprendente? No, normale amministrazione. So fare acrobazie che manco al Cirque du Soleil avete visto. E allora?

Allora alla fine della giornata ho un mal di testa epocale, non ricordo più neppure come mi chiamo e odio tutto il mondo – isole comprese. Un bel risultato no?

Non è umano, il multitasking non è umano: non puoi fare tutto bene se fai tutto contemporaneamente, è provato dalla scienza. Anzi, dalle neuroscienze. La vogliamo smettere o no di fare i fenomeni e recuperiamo il rispetto per  noi stessi e per il nostro povero cervello prima che questo ci dia un calcio in culo per abbandonarci alla demenza senile? Sì o no?

Ho deciso che sì. Sì, Sì, Sì, Sì, Sììììììììì!!!!

D’ora in poi se faccio una cosa voglio concentrarmi solo su quella. Non voglio essere interrotta da nessuno, non voglio che mi si diano altre incombenze, non voglio sentir parlare di urgenze, di scadenze scadute e di cose importanti all’ultimo secondo. Voglio riprendermi la mia sacrosanta scaletta del giorno e fare la spunta di ogni voce con criterio rigoroso: dalla prima all’ultima per ordine di urgenza. Sarà lei, e solo lei, il mio dio per i prossimi mesi. Nessun altro.

Non voglio più avere questo mal di testa dannato, non voglio più avere amnesie imbarazzanti e non voglio più odiare il mondo terracqueo soltanto perché non riesco a dire: non adesso, più tardi. O domani. O la prossima settimana. O il prossimo mese, il prossimo anno, il prossimo millennio-e-nel-frattempo-potrei-anche-aver-cambiato-idea, occhio!

Devo riprendermi il mio sacrosanto diritto a fare una cosa per volta, a farla bene, a farla una volta sola, a farla con piacere. Sono pronta.

 

 

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