(798) Apertura

Si procede a testa bassa, di solito. La testa te la fanno abbassare per forza di cose gli eventi che cadendoti addosso si fanno trasportare da una parte all’altra a tempo indeterminato. Cose che non si risolvono e che per quanto tu faccia non si risolvono e che per quanto tu t’ingegni non si risolvono e che per quanto tu ti incazzi non si risolvono e per quanto tu le gestica in modo-Zen non si risolvono. In poche parole: l’inutilità d’azione e di pensiero. L’annichilimento.

Certo, ci sono dei periodi in cui ‘ste bastarde cose che non si risolvono e che non riesci a risolvere (che non è la stessa cosa, lo sappiamo benissimo) sembrano avere meno peso, sei distratta a fare altro e smetti di proiettare la tua energia in quel punto. Bellissimo. Perfetto. Ma dura poco. 

A conti fatti rimane soltanto una cosa da fare: fottersene. Ma non è da tutti. Perché se sei una che le cose le vuole risolvere, girarti dall’altra parte come se la questione non ti riguardasse non è facile. A volte non è neppure difficile, è semplicemente impossibile. Eh. Quindi? Niente. Quindi niente.

Però.

Però se appena appena vedi una piccola apertura, basta soltanto un raggio di sole che sbuca inaspettato, allora pensi: va bene, vedrai che anche questa maledizione che sembra eterna, eterna non è. Nulla è eterno. Certo, sarebbe bello risolverla prima di tirare le cuoia, ma alla fine se non deve essere così io comunque potrò dichiararmi un fottuto osso duro che nonostante non sia riuscito a piegare gli eventi a suo favore non s’è fatto neppure spezzare da loro, mica è poco. Eh.

Quindi? Quindi valutando che ci sono aperture, ci sono sempre aperture, allora viaggiare perennemente a testa bassa potrebbe farci perdere quel raggio di sole improvviso e fugace che ci fa tirare un respiro e ci fa procedere ancora per un po’. E adottare la filosofia del sticazzi potrebbe poi non essere una cattiva idea. Se non si risolve, sticazzi. Non suona mica male.

Sticazzi potrebbe essere la soluzione. Crediamoci.

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(741) Smarrimento

Nel caos di tutto quello che in una giornata può accadere, e accade sempre tanto anche se non ce ne rendiamo conto perfettamente, ci sono istanti di completo smarrimento in cui mi sembra di essere immersa in una pozzanghera che non ha confini. Magari l’acqua non è torbida, anzi, ma è comunque tanta tanta tanta. Troppa per poterla affrontare. Lo so che è solo nella mia testa, è acqua che c’è soltanto nella mia testa e che non ha alcuna valenza nel reale, lo so, ma mi impensierisce lo stesso.

Mi guardo attorno attonita e resto lì in ammollo, inerme. Non me ne capacito, non so perché cado in questa catatonia assurda, eppure mi succede quotidianamente. Una volta al giorno, senza perdere un colpo, arriva lo smarrimento.

Mi ripiglio in fretta – spesso, non sempre – ma non riesco a evitarlo. Tutta quest’acqua mi toglie le forze. Sì, poi respiro e razionalizzo, ovvio, ma ci cado dentro e non c’è modo di scansarla. Neppure con la programmazione, con il controllo rigido della lista di cose da fare e da completare riesco a tenere a bada l’annichilimento di quell’istante. Neppure se le scadenze non sono così prossime, se il lavoro è da condividere e spartire con i colleghi, neppure se sono io stessa a pormi obiettivi e obblighi… 

Credo sia una patologia seria, incurabile. Lo smarrimento ha sempre la meglio su di me, una volta al giorno. Punto e basta.

E se fosse una pausa mentale – tipo un richiamo neuronale per un caffè che io non decido ma subisco – che mi obbliga a guardare, senza pensieri e senza azioni, per procedere più lucidamente? Uno smarrimento strategico per non andare in overstress, qualcosa del genere. Una misura di protezione, tipo salvavita, che scatta nonostante me e che mi sospende dalla vita per qualche secondo prima di risbattermi giù a lavorare a testa bassa fino a fine giornata. Perché è così che funziona, a vederla bene. C’è lo smarrimento e c’è la ripresa. Non sono mai stata persa per più di qualche minuto, in ogni frangente io mi sia trovata non ho mai perso il contatto con le cose del mondo – se in stato di veglia – troppo a lungo. Questo dovrebbe mettermi tranquilla, giusto? 

Sì.

Giusto.

Ok.

Tutto perfetto.

Buonanotte.

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