(502) Quintessenza

Incontrare la quintessenza dell’incompetenza è un’esperienza che consiglierei a tutti. Se poi si unisce alla quintessenza dell’arroganza, si raggiunge il top. Anche questa la consiglierei, perché da quel momento in avanti il mondo non ti sembra più lo stesso.

È come se ti si fossero spalancate le porte della percezione, dove tutto quello che pensavi fosse illusorio diventa reale e tutto ciò su cui basavi il tuo solido sapere si rivelasse essere aria fritta.

Non riesci a capacitarti del fatto che quello che stai vivendo sia un evento eccezionale e al contempo non così raro – solo che a te, con questa intensità, non era mai capitato – e che per quanto tu faccia non potrai cambiare le cose: la quintessenza (di qualsiasi cosa) vince su tutto.

E non serve appellarsi al buonsenso, ai limiti che non vanno superati, al rispetto per una professionalità che vive di esperienza e preparazione… macché! Tutte idiozie, l’arroganza da sola potrebbe ribattere con veemenza che i soldi fanno il padrone e gli altri son pur sempre schiavi, figuriamoci quando questa arroganza viene sublimata a quintessenza. Non se ne esce.

Ci sono tanti modi per vivere, e vivere da arroganti (anche se sublimati) non è mai stata una mia ambizione, ma per quanto io cerchi di scappare vado sempre a cozzare con una fottuta quintessenza di qualcosa e – come ho già detto – non c’è battaglia che tenga, è sempre lei che vince. Vince su tutto.

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(304) Freschezza

La pesantezza di certe idee ti si incolla addosso, specialmente lo noto quando le idee pesanti non sono le mie ma quelle di chi mi sta di fronte. Apro la finestra e respiro un po’ d’aria fresca. D’estate si fa fatica, ma se non è fresca l’aria allora ci si attacca al condizionatore o a una bibita ghiacciata.

Una lotta, però. Non si stacca facilmente, la pesantezza delle idee, perché quelle idee di piombo generano pensieri. Pensieri ottusi. Pensieri lugubri. Pensieri marci.

Bisognerebbe bloccare il processo un istante prima di fagocitare la pesantezza, bisognerebbe stare allerta. La tipologia d’umanità portatrice sana, e anche malata, della pesantezza è quella che quando, alla fine dell’incontro, la saluti ti senti esausta. Che cavolo avrò mai fatto per essere così stanca? Così devastata dalla tristezza? Così buia?! Ah, sì, ho incontrato questo e quello e ci ho fatto cinque minuti di chiacchiera.

Ecco, appena ci si accorge che è successo bisogna schiaffare questo o quello nella lista dei VIRUS DA SCHIVARE e lì farceli restare PER SEMPRE. Se si procede in questo modo ti fregano una volta sola.

No, non sempre sono consapevoli di essere infetti e di infettare il mondo intero con le loro idee pesanti, ma il risultato non cambia. Lo fanno e tu te lo devi evitare. Tassativamente. Diamo per scontato che anche un approccio di risveglio, suggerito benevolmente, non produrrà risultati: il portatore sano, o insano, del virus remerà sempre contro la propria guarigione perché non riconoscerà mai in sé la malattia.

Così è. Triste, ma vero. Bisogna salvarsi la pelle, la pesantezza di idee intacca il tuo pensiero e se la lasci fare ti porta precocemente alla tomba.

Non sottovalutare il pericolo: scappa finché sei in tempo, imponiti freschezza!

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