(296) Programmi

I programmi sono fatti per essere disattesi, lo sanno tutti, ma io non mi rassegno. Sia mai!  Quindi ecco qui un breve tutorial per programmare un bel piano:

  1. Fai una bella lista di tutto quello che vorresti fare
  2. Appiccicala in qualche modo sul pannello dietro al monitor (così mentre lavori ci puoi dare una sbirciatina e tenere sotto controllo l’andamento dei lavori)
  3. Spunta ogni voce che hai saputo portare a termine

A questo punto ti arriverà una telefonata per un lavoro urgente, sarai costretta ad accettarlo quindi la spunta rallenterà notevolmente il suo procedere. Appena pensi di poter ricominciare ti arriverà un altro impegno che non potrai rifiutare e da lì a valanga una lista impressionante di urgenze.

Cosa fare in questi casi? Per non rovinarti le giornate struggendoti per i programmi andati a monte, la cosa più saggia è strappare in mille pezzi il foglio/programma e non pensarci più.

Amen

 

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(268) Umanità

In generale, tutta insieme mi fa paura. La evito proprio. Tutta insieme è troppa, diventa una minaccia anche se c’è aria di festa. Non lo so, sarò stata traumatizzata dalle volte in cui mi sono trovata schiacciata tra la folla senza poter respirare (concerti). Quindi resto ben distante dalle situazioni dove l’Umanità può avere la meglio su di me.

Eppure, quella che esce dagli Esseri Umani in situazioni di incontro one-to-one è ancora fonte di grande fascinazione per me. Entrare in sintonia con chi ho di fronte per trovare il modo di comunicare a un livello più profondo, quasi viscerale, credo sia la sola possibilità per vivere il legame. Può durare un’ora o solo dieci secondi, a volte non servono neppure le parole, basta uno sguardo, basta un tocco, basta un nulla perché il varco si apra e avvenga l’incontro.

Essere Umano che incontra Essere Umano.

Tutto molto semplice, molto naturale, molto… molto. Sono assolutamente fortunata perché mi capita spesso, molto fortunata perché il programma che era nato senza altro pensiero se non quello di immortalare quei momenti delicati e intensi continua a darmi ragione. Ormai non dubito più.

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(263) Folks

Me lo chiedono spesso perché nella formula di saluto dei miei programmi radiofonici io usi la parola americana folks. Anche oggi è successo. 

In realtà, è nato tutto perché volevo trovare un modo di salutare che non fosse legato alla parola amici (perché non è che io conosca tutti quelli che si sintonizzano per ascoltare i miei programmi, e sono quasi certa che neppure il 5% dei miei amici è solita ascoltare i miei programmi) oppure ascoltatori (perché è un termine che non mi appartiene, non sono mica Linus a Radio Deejay!).

Al tempo (era il 2008, se non erro), nel rimurginare m’è venuto in mente la formula dei Looney Tunes che compare alla fine di ogni puntata.

Riproporla pari pari mi sembrava di cattivo gusto, ma Folks mi piaceva perché è un modo affabile di rivolgersi a qualcuno anche se non lo si conosce di persona. Le formule in italiano sanno di presa in giro: Ciao Gente!  oppure Ciao Cari! oppure Ciao Belli! e via di questo passo. 

Bentrovati Folks! – mi suonava bene, un bel benvenuto. Così ho iniziato a usarlo ed è rimasto il mio modo per rivolgermi a chi non posso vedere e che ha voglia di stare con me il tempo della puntata in questione. Un saluto rispettoso e affabile.

Ad alcuni ho scoperto che dà fastidio, un po’ mi dispiace, ma non è che cambi molto. L’intento con cui è nato questo mio approccio radiofonico mi è chiaro, mi ha anche portato molta fortuna – visto che sto ancora conducendo i miei programmi e che stanno andando bene – quindi credo lo terrò con me.

Spero non vi dispiaccia, Folks.

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