(431) Alto

Guardare le cose dall’alto ti fa sentire potente, una visione che solo gli Déi possono avere. Bisogna fare uno sforzo d’immaginazione, mettersi per un istante là sopra e adeguarsi a quello sguardo, a quel guardare. Lo spettacolo potrebbe non essere esaltante, ma la dinamica della situazione si espliciterebbe nell’immediato lasciandoti di stucco. Bam.

Come pedine ci muoviamo, come pedine mangiamo e siamo mangiati, come pedine scansiamo o siamo saltati, come pedine raggiungiamo – forse – l’altro lato guadagnandoci il trono. Soltanto una partita a disposizione, che può essere poco o tantissimo, dipende da chi ti si oppone.

Se c’è un significato in tutto questo dall’alto non lo si può capire. Non partecipi ai maremoti emotivi, guardi distaccato ciò che accade e trovi i flussi energetici che il movimento tattico alimenta o rallenta o inverte o blocca o tutto o niente. L’osservazione fredda, di questo tipo, ci aiuta ogni volta che siamo travolti dagli eventi, quando siamo sbattuti a destra e a manca e non abbiamo più punti di riferimento. Fermati – bloccati proprio – fai un respiro profondo, salta con la mente là sopra e guarda. Goditi lo show.

C’è quasi da ridere vero? Adesso capisci meglio l’intero Olimpo, vero? Ok, torna giù e agisci di conseguenza: prendi sul serio solo il gioco e non gli accadimenti. Il resto passa, perché deve passare, sono le regole del gioco.

Baby.

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(410) Divertimento

Rifuggo il divertimento, mi fa proprio schifo. L’idea che devo uscire per divertirmi mi mette addosso una tristezza che piuttosto mi seppellisco sotto il piumone e ci vediamo domani. 

Non ci posso fare niente, è così e basta. Ci ho provato per tutta la mia adolescenza e per tutta la mia giovinezza, ho provato con tutte le mie forze a divertirmi e non posso negare che a volte ci sono anche riuscita. Ma non come tutti i cristiani sanno fare, il mio divertirmi ha connotazioni strambe – quanto lo sono io – e anche segrete. Infatti non è mia intenzione dire di più, né ora né mai, in proposito. Però…

Stasera Mr. Big in concert! Cioé, voglio dire: i Mr. Big con Faster Pussycat live! Il concetto divertimento qui viene superato da tutto quello che si porta addosso questa band e la mia musica rock in generale, ed è tanto, tantissimo. E poi la scoperta di una band irlandese – The Answer – che m’ha fatto andare sulla loro pagina facebook a cliccare like e scrivere due cose… ma quanti anni ho?! Mah!

La riflessione circa l’età che avanza, il corpo che crolla e la testa che se ne va a remengo – lentamente e inesorabilmente – lascia il tempo che trova una volta che sposti il tuo punto di vista e ti vivi quello che vuoi viverti. La questione dell’essere troppo vecchia per fare qualcosa mi ha sempre toccato profondamente, ma quando voglio fare una cosa mica penso alla vecchiaia, penso che la voglio fare e basta. Valutato che poi non me ne sono mai pentita, direi che da oggi si archivia la faccenda e non ci si pensa più.

Rooooooooooooooooock ooooooooooooooooooooooon!!!

 

 

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(394) Stranire

Non so come ci riesco, ma è il mio potere magico. Appena possibile, quando meno me l’aspetto, scatta l’incantesimo e rendo nervosa la persona che mi sta di fronte. Quasi mai è per quello che dico, piuttosto per un qualcosa che succede a livello energetico. Quel qualcosa scatta e la persona che mi sta vicino mi vorrebbe prendere a pugni.

Non è mai successo, ma questo soltanto perché sono solita frequentare persone di buonsenso e ben poco violente – se per fortuna o per astuzia non saprei dirlo – eppure la mia presenza riesce a mettere a disagio chiunque. Random.

Mi piacerebbe poterlo pilotare, farlo solo con chi non mi piace, sarebbe un bel modo di evitarmi seccature, invece è un potere indomato e temo indomabile. La cosa che poi rende tutto ancora più interessante è che riesco a fare anche il contrario con la stessa dinamica: riesco a tirare fuori il meglio dalle persone. E non per interessi egoistici, altrimenti sarebbe un gioco sporco del quale sarebbe meglio non vantarsi, soltanto perché quello che faccio o quello che dico o puramente per un fatto di energia buona produce benessere che si propaga.

Non voglio, però, togliere peso a quel mio lato oscuro che riesce a far girare le palle al mio prossimo, tutt’altro. Sto semplicemente valutando che questi mie superpoteri sono talmente allineati l’uno all’opposto dell’altro che alla fine si annullano. Non c’è colpa e non c’è vanto. Sono come tutti gli altri: insopportabile e irresistibile assecondando la luna del momento.

Che sollievo!

 

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(380) Finzione

Quando creo una storia simulo situazioni e quindi racconto ciò che non è accaduto, ma che accade solamente nella storia che sto raccontando. La finzione all’interno della mia storia non esiste, tutto è reale. Realmente accaduto esattamente lì dentro.

Come sono rigorosa nel mio creare una storia, così lo sono nel creare la mia realtà. Non c’è finzione, è tutto vero.

Non la definirei una scelta, piuttosto una condizione naturale. Non so fare in altro modo e se scelgo una modalità diversa mi costa troppa fatica, troppi pensieri, troppi disagi. Crolla la coerenza, crolla la verosimiglianza, crollo io.

Simulare, se lo si fa bene, può cambiare la realtà in cui viviamo. Ovviamente l’intento non dev’essere l’inganno, non deve avere come scopo danneggiare qualcuno o qualcosa, la purezza dell’azione determina il risultato. Sto dicendo che ci sono persone che partendo da una situazione di estrema difficoltà hanno saputo crearsi un ambiente mentale talmente forte, talmente vero, che specchiandosi in una realtà mediocre l’hanno convinta a modificare i propri contorni… da lì la finzione ha preso il largo ed è diventata l’unica realtà disponibile.

Possiamo chiamarlo il potere della mente, possiamo chiamarlo la grande illusione o possiamo – meglio – non chiamarlo affatto, tanto l’evento accade continuamente anche a nostra insaputa.

La finzione di cui parlo è quella che ci permette di costruire anziché distruggere. È l’unica possibile, per me. L’unica che può farsi perdonare qualsiasi cosa.

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(321) Parare

Se pari un colpo, significa che qualcuno te lo ha sferrato. Se lo pari, significa che in un qualche meandro del tuo cervello lo avevi previsto – anche seppur a livello inconscio – e che la tua reazione è stata veloce ed efficace. Se in qualche modo lo mettevi in conto, significa che una parte attiva nella questione ce l’hai. Potevi evitare che il colpo partisse? Nove volte su dieci sì. Si può, stando attenti.

Attento a quello che dico, a quello che faccio, a chi mi accompagno, a chi si avvicina, a chi mi gira intorno, a chi mi porto a casa e via avanti. Attenzione significa presenza, consapevolezza, responsabilità. Una fatica? Certo, lo è. Eppure ci permette di prevedere, prevenire, presagire…

PRE(…) = evitare che le cose si spingano fino al punto da essere costretti a parare il colpo.

Se davanti a me ho un collerico con poco cervello, evito di dire (giusto?) e faccio passi lunghi e ben distanti da lui. Evito di dover, ad un certo punto, parare un colpo che sicuramente arriverà perché è nell’ordine delle cose, perché è così che funziona, perché la dinamica non subirà inceppamenti anche se noi speriamo che lo farà. Non-lo-farà.

Nessuno ha il coraggio di affermarlo a voce alta, ma noi siamo responsabili di noi stessi. Siamo adulti, possiamo prevedere, prevenire, presagire e quindi evitare. Possiamo stare attenti, possiamo gestire meglio la nostra emotività, possiamo imparare a non farci pilotare dal panico e a dar retta alla paura – che è uno stato emotivo sano perché ci mette in allerta e ci permette di agire in modo utile alla nostra sopravvivenza.

Preferiamo pensarci vittime e guardare agli eroi con commozione. Preferiamo dare ad altri il potere e dichiararci vulnerabili. Solo perché prenderci le nostre responsabilità ci spaventa. Ci spaventa ESSERE. Credo che il grottesco ci abbia devastato l’anima, con il nostro permesso ovviamente.

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(172) Equità

Equità 1. Imparzialità 2. criterio valutativo, svincolato da riferimenti di legge a cui il giudice può in certi casi ricorrere per affermare un principio di giustizia sostanziale: decidere secondo equità.

Decidere secondo equità mi piace. Mi piace l’idea che sta dietro questo concetto, qualcosa che ti fa sentire guardato con gli occhi giusti. Se è vero (e lo è) che non siamo tutti uguali (per fortuna e purtroppo) è anche vero che ci sono situazioni in cui fingere di esserlo provoca danni.

Sapere che possiamo andare oltre quello che è giusto o sbagliato e considerare l’Essere Umano semplicemente per quello che è – fallace – ci dovrebbe mettere al sicuro.

Eppure, preferiamo aggrapparci a criteri che valutiamo essere i capisaldi di una giustizia utopica, perché mero paravento per nascondere furberie del potere ormai scontate.

Questo in generale. Ora scendo nel particolare.

Se decido che – nonostante tutto – tu meriti una possibilità, io la possibilità te la do. Se valuto secondo equità che la possibilità te la meriti perché dentro di te c’è qualcosa di buono, qualcosa di bello, che deve uscire e non sa come fare, ma deve uscire… la possibilità te la do e mi prendo tutte le conseguenze del caso.

Se quello che ho visto si rivela essere soltanto un miraggio, pazienza. Non ne morirò.

Equità, è un pensiero che mi apre alla possibilità e me lo voglio tenere stretto.

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