(264) Ritrovare

Quando ritrovi un oggetto che temevi sparito per sempre è una gioia. Quando ritrovi una persona a cui tenevi molto e pensavi che il tempo ormai avesse cancellato le tracce del legame d’amicizia è proprio felicità. Capita raramente, a me è capitato un paio di volte. Oggi la seconda.

Non è vero che scrivo solo quando sono misera e infelice, voglio scrivere anche quando sto proprio bene. Infatti sono qui per condividere questo piccolo miracolo che oggi mi è accaduto.

Non è stato un caso fortuito, l’ho cercata io e lei si è fatta trovare. Come se non fosse trascorso neppure un mese, anche se in realtà si tratta di anni, molti anni. Lei sempre la persona cristallina e autentica che amavo, questo è il vero miracolo in realtà. La sua capacità di rimanere fedele a se stessa, riconoscibile a occhi chiusi, così bella.

In quest’ultima settimana dove son volate cose pesanti, oggi è stato come se mi avessero ridato le ali. Ho intenzione di tenermele strette, queste ali, si affronta meglio il cammino quando puoi sollevarti un po’ e dare pace ai piedi.

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(193) Universo

Ognuno ha diritto a crearsi il suo personale universo e di essere, per questo, lasciato in pace. Un universo è cosa delicata, cosa privata che deve essere protetta altrimenti si sciupa.

Non dico che dev’essere un segreto, ma quasi. Dentro all’universo succedono cose che non si possono dire perché non ci sono parole abbastanza lucenti per farlo bene. E se non lo puoi fare bene allora lascia perdere, non farlo e basta. Pensalo, sognalo, guardatelo in silenzio come se fosse una preghiera. Ma tienitelo per te.

Insegnare alla gente che un universo si deve rispettare – di qualsiasi universo si tratti – è una partita persa. Non è neppure colpa loro, non riescono a guardarli e basta gli universi degli altri, devono per forza metterci il naso e il giudizio e tutto viene sporcato e gli universi, si sa, sono permalosi, possono anche decidere che implodono e boom. Più niente. Niente universo, niente luccicchii, niente di niente.

Buco nero, si chiama. Un buco nero non è la fine, è solo un condensato di universo che è imploso e che per ri-uscire allo scoperto deve essere convinto. Ci vuole una pazienza santa e tanto amore per riuscirci.

Teniamo lontana la gente dal nostro universo o il buco nero risucchierà anche noi. E non è per niente bello. Fidatevi.

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(171) Pace

Il diritto sacrosanto di starsene in pace è sistematicamente calpestato dal quotidiano (e da chi si attiva per metterlo in essere). Puoi anche organizzare tutto per filo e per segno, il tuo piano naufragherà: puoi dire addio al tuo diritto di startene in santa pace.

Non voglio farla troppo tragica, ma è fastidioso rendersi conto che a nessuno frega niente della tua pace interiore, e cosa peggiore di tutte: neppure a te. Se così non fosse staresti più attenta e non ti faresti ingabbiare sistematicamente dalle menate degli altri e… staresti in pace.

Che uno non pretende sempre, ma di tanto in tanto sì. Altroché.

Poi siamo nervosi, incazzosi e abbiamo voglia di spaccare la faccia a qualcuno. Il primo che passa, non fa differenza, tanto ormai la pace è andata a farsi benedire, che importa?

Ecco, il mio impegno ora voglio che sia focalizzato proprio in questo: riappropriarmi del mio sacrosanto diritto di starmene in santa pace. Comincio domani.

 

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(167) Contemplazione

Mi capita spesso, ma il mio contemplare non include il silenzio del pensiero. Ogni volta che ci provo mi innervosisco. La questione dello stato mentale nel quale la calma si stende sul pensiero per farti entrare in una dimensione di pace e tranquillità per me è impraticabile.

Io vago nel caos dei pensieri, pensieri che vanno in loop e che piuttosto di fermarsi si sfondano di tip-tap. Il ticchettìo incessante della loro danza mi impedisce di sperimentare l’immobilità. Tutto quello che mi costringe all’immobilità mentale mi risulta insopportabile. Mi vien voglia di tirare calci.

C’è chi ha cercato di convincermi che dovevo imparare quanto una condizione di pace/silenzio della mente può far bene al mio equilbrio. Ammetto che non ho collaborato, non sono programmata per affrontare questa cosa.

Zompare, caracollare, strampalare. Questo so fare benissimo, questo farò.

Tiratevi da parte se non volete rischiare di essere travolti dalle mie acrobazie: sono imprevedibile e pericolosa.

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(77) Salto

Il fastidio della vaschetta. Anche se i pesciolini li pensate silenziosi, non lo sono affatto. Loro parlano parlano parlano parlano e se li stai ad ascoltare diventi scema. Salteresti nell’altra boccia, credimi.

Sì, lo faccio per quello. Un po’ di pace è il diritto di qualsiasi Essere Vivente, io non faccio che praticare il mio sacrosanto diritto senza aspettare il permesso da qualcuno.

Salto a lato. Non perché io pensi di poter superare gli altri in furbizia, in intelligenza, in saggezza. No, salto a lato per scartare il casino. Ecco, già spinneggiare tutto il giorno mi affatica, farlo nel casino degli altri spinneggiatori mi rende tutto molto pesante. Insopportabile alla lunga.

Lo faccio per gli altri, di saltare nella boccia accanto intendo. Così non sono costretti a schivare le mie pinnate di fastidio quando perdo il controllo.

Sono fatta così.

(…)

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(52) Linee

Una linea retta può essere più o meno lunga e orientata in 360 diversi gradi. Pace.

Una linea retta può essere spezzettata, ovvero può essere composta da più pezzetti che volendo si possono combinare in modo da rivoluzionare il suo essere retta. Pace.

Una linea retta può andare avanti all’infinito, ma ben si sa che per l’infinito l’essere umano non è attrezzato. Pace.

Una linea retta, in teoria, può portarti alla tua meta. In teoria, perché la pratica è diversa, quindi: scordatelo.

Sì, pace anche per questo dettaglio.

Una linea retta alla fine non è che mi dà tante certezze e mi toglie sicuramente fantasia.

No, niente pace.

Scelgo la linea curva.

Ecco, sì… adesso pace sia.

b__

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