(469) Apoteosi

Ci sono momenti di una precisione sbalorditiva, dove tutto quello che prima era caos si palesa in disegno perfetto. Perfetto nel bene e nel male, intendo. Non so come descrivere in modo appropriato la condizione che si va a creare, sono sicura che ci sono Leggi fisiche che ne determinano la nascita, la durata e l’eco, ma ogni volta che mi ci sono trovata in mezzo l’ho saputa riconoscere a naso.

Ne senti l’odore, alzi il viso, sniffi l’aria e arriva. La certezza che quello è il momento della catarsi, dove tutto trova posto e ha un senso che fino a pochi secondi prima non aveva. Ogni Essere Vivente sa di cosa sto parlando. Gli animali e le piante lo sanno meglio di tutti, sono i più veloci del Creato a rendersene conto perché non lo devono tradurre in pensiero e parole, basta il sentire e tutto diventa chiaro: sanno cosa fare e come farlo e lo fanno.

Noi ci mettiamo un po’ di più, l’apoteosi emotiva  si fa fatica a maneggiarla, rischi che ti scivoli di qua o di là, che si gonfi e che ti avvolga come zucchero filato su uno stecchino per farti morire soffocato. Insomma, mica son cose da prendere alla leggera!

Spesso decidiamo che il rischio di rimanerci secchi è troppo alto e facciamo come se non ce ne accorgessimo, ma il naso non lo puoi controllare, sniffare l’aria è un attimo e da lì non c’è ritorno. In un nanosecondo dal caos si fa ordine, dall’insensato prende forma la logica, dal pressapoco si passa al nitido.

L’apoteosi. E non è tanto per dire.

 

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(125) Caos

Il mio Caos è lo Spazio Sacro in cui nasce tutto. Tutto cosa? Tutto il progetto di me-persona. Me lo devo ricordare ogni volta che ho giornate come questa dove il Caos mi sembra la fine e non l’inizio.

Non ho un modo chiaro (e forse neppure intelligente) per spiegarlo a me stessa, figuriamoci agli altri. Anche a scriverlo non risulta migliore, né più nitido né più malleabile: il mio Caos è una carogna.

Mi annichilisce, mi sovrasta, mi polverizza. Poi mi faccio una doccia e il mio Caos si placa per far risalire a galla una boa.

Al momento la boa mi sembra bellissima, è la mia salvezza. Se faccio l’errore di ritornare, però, nella realtà prima del dovuto la boa diventa bolla di sapone e puf. Sparisce.

Processo irreversibile e dinamica immutabile. Errore che commetto spesso, anche oggi, ma il mio Caos è lo Spazio Sacro in cui nasce il progetto di me-persona.

L’ho scritto per ricordarlo meglio, senza la speranza che mi risulti migliore o nitido o malleabile.

Il mio Caos rimane una carogna.

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