(434) Imponderabile

Senza peso, senza misura, senza sostanza. Senza.

Certe volte agire “senza” causa danni e sofferenze, altre volte permette il fluire della vita, tutto sta nel valutare quando e se mettere in atto un “senza”. Credo entri in gioco un certo tipo di sensibilità, ai pieni e ai vuoti o anche al qui e lì – che ne so, e anche un certo tipo di intelligenza. Quel tipo che è raro e che non ha un posto preciso dove mettersi, la trovi volteggiare sopra le cose per posarsi sempre un po’ più in là, come per caso anche se per caso non è.

Ho valutato sommariamente quanti “senza” ci sono stati nella mia esistenza, quanti sono ancora qui e quanti se ne sono rimasti appesi come calzini spaiati appena usciti dalla lavatrice in cerca di un po’ di calore che li faccia sgocciolare sempre meno, finché non ho smesso di fare i conti perché tanto non arrivavo a nulla. Quello che c’è è quello che posso vedere, tutto sommato può bastare.

Allora perché quel non-so-che di imponderabile mi ha determinato e soffocato così pesantemente, come ho potuto permettere che accadesse? Se è un Tir che ti blocca il passaggio allora un motivo per fermarti ce l’hai, ma se è un granello di polvere cosa ti inventi per giustificare il tuo stop?

Ti fermi per un niente, ti struggi per un niente, di annienti per un niente. Ridono i tanti “senza” e ridono anche gli imponderabili ritorni di coscienza, mentre annichilita ti guardi la punta del naso dove si poggia il tuo amabile quanto inutile Sé che gioca con la polvere come se niente fosse.  Ma niente non è.

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(354) Ingranaggio

L’ingranaggio è quella cosa che se si incastra per bene fa funzionare la macchina (qualsiasi macchinario funzioni con ingranaggi, s’intende). Un metodo geniale che ti permette di far andare un qualsiasi mezzo che usi per creare qualcosa. L’uomo lo ha inventato per facilitarsi il lavoro e quando l’ingranaggio lavora per te e lavora bene tu sei più felice.

L’ingranaggio per far sì che non ti lasci a piedi deve essere oggetto di continua manutenzione. Se è sporco, se è liso o obsoleto si blocca o si spacca e tu sei fregato.

Se facessimo più attenzione agli ingranaggi e rendessimo loro grazie perché esistono e esistono per noi, molto probabilmente le cose funzionerebbero per bene e noi saremmo più felici.

Ci sono milioni di ingranaggi che si prodigano per noi – moltissimi racchiusi nel nostro corpo e nella nostra mente – e in silenzio lavorano sodo senza mai smettere e lavorano malgrado tutto, anche se noi non ce ne accorgiamo o e anche quando noi non vogliamo (sì lo fanno). La cosa affascinante è che sono il fulcro di tutta la nostra forza, il nostro potere risiede in loro e loro possono – quando ne hanno davvero fin sopra le orecchie – bloccarsi, fondersi, disintegrarsi e smettere di funzionare. Così di botto. Senza nessuna spiegazione. Senza chiedere il permesso e senza chiedere scusa. Smettono di andare e basta.

Considerata questa possibilità agghiacciante, c’è da dire che molto spesso ci lanciano dei segnali che ci dovrebbero mettere in allarme, ma la maggior parte delle volte noi facciamo finta di niente. Finta di niente oggi e finta di niente domani, lasciamo andare a remengo le cose pensando che ci vada sempre liscia fino a che ci fermiamo e basta.

Questo errore lo fanno tutti e continuamente, anche quando hanno già sperimentato la drammatica situazione in cui ci si ferma e basta e hanno già avuto fortuna a pacchi a potersi rimettere in moto.

Ecco, io ci ricasco continuamente, ma spero che questa volta sia l’ultima per un pezzo. Speriamo.

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(312) Temporale

Aria calda che sale e si raffredda, e scoppia il finimondo. Quando scoppia ti lascia senza fiato, può diventare terribile e allo stesso tempo ipnotizzante. Lampi, fulmini e saette, tuoni, pioggia, vento… tutto insieme. 

Ecco, non c’è niente che mi spaventi di più che sentire arrivare il temporale. Sentire che la pressione sale e che è solo una questione di pochi istanti e perderò il controllo. Giove al confronto è un novellino. E sono fatta così, non riesco a gestire con saggezza la mia emotività e, quando scoppio, scoppio e amen.

I miei non sono temporali spettacolari, spesso sono lampi e pochi tuoni lontani, ma riesco a farmi il vuoto attorno ed è quel vuoto di cui ho bisogno. Potrei gestire meglio le cose e me stessa, ma forse è solo una debole consapevolezza che non va a scalfire minimamente la mia intima convinzione.

Tutto si riduce a un niente e un temporale che spazza via tutto fa solo il suo dovere: su quel che rimane si ricostruisce. Come sempre accade, così deve essere.

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(240) Bowling

Mi piace giocare a bowling e anche se non ci sono andata spesso, mi sono accorta che ci gioco continuamente. A ragion veduta, proprio continuamente.

Allineo i miei bei birilli in fondo alla pista, scelgo con cura la palla da tirare, prendo la mira bilanciando il peso del corpo (per quanto e come posso) e via. Non faccio strikes da campione (quando li faccio, certo è una gioia), ma tiri indegni neppure.

La metafora del bowling la sento felice, c’è tutto in un gesto che sembra niente. So che è così che va, quando sembra niente è la volta che ti trovi immerso nel tutto. Mano a mano che invecchio trovo sempre più difficile considerare le cose un niente, anche se il tutto mi sovrasta sempre un bel po’.

Mi trovo saggia quando mi accorgo di certe cose.  Certamente, e soprattutto, presuntuosa. Ebbé, mica ho detto Illuminata!

 

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(158) Barcollare

Mi muovo ondeggiando senza equilibrio, dentro. Fuori non si nota, lo percepisco da come il mondo si rapporta a me. Un sollievo, direi, finché non inciampo o non sbatto il ginocchio contro qualcosa, allora il mondo se ne accorge e io un po’ mi vergogno.

Non ho problemi quando la mia barchetta galleggia sopra onde e ondine e ondacce, no. Lì l’equilibrio mi si riequilibra. Folle, ma vero. Il problema sorge quando la barchetta è arenata. La terra è ferma, io dentro continuo a barcollare e perdo l’orientamento.

Non so se succede a tutti così o solo a me. Non ne ho parlato mai con nessuno, ora ne scrivo e non so quanti lo leggeranno e non so neppure se sia una buona idea scriverne per farlo leggere a tutti quelli che passeranno da qui. Infatti, potrei cancellarlo. Ma non lo farò.

Ecco spiegato perché barcollo dentro. Ora che lo sappiamo tutti ritorniamo a far finta di niente.

Grazie.

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(128) Nuvole

Avere sempre la testa tra le nuvole sembra essere la mia prerogativa. L’ho dedotto dal fatto che l’89% delle persone che mi conoscono da tanti anni hanno quest’idea di me: vago senza concludere granché.

Se poi dovessi, per caso, tirare fuori dal cassetto il lavoro di questi miei anni, oppure attaccarmi al web per mostrare loro le briciole di pane che ho lasciato sulla strada percorsa, sicuramente verrebbero presi da stupore letale.

Prima o poi lo farò, anni e anni e anni per cucinarmi ‘sto piatto di soddisfazione: vendeeeeeeeeeeeeetta vendeeeeeeeeeeeeeeeeeetta vendeeeeeeeeeeetta!

Ritorno seria (o quasi): il fatto che io sia una a cui le idee non mancano, fa supporre che io non possa essere in grado di renderle concrete… sono troppe. Non è così, ho idee in abbondanza, scarto quelle irrealizzabili o irrimediabilmente stupide e mi concentro su ciò che che resta. Credo di averlo già scritto proprio qui sul diario. Tant’è che ‘st’aurea di vaghezza che mi porto appresso mi rende quel tipo di persona che non concluderà mai niente di buono nella vita (a detta di molti).

In effetti, la mia vita non è segnata da tappe da ritenersi socialmente valide (marito, figli e via di questo passo), ma da cose buone che non vogliono essere catalogate semplicemente perché non ne hanno bisogno.

La mia testa viaggia tra una nuvola e l’altra, può darsi, ma la mia realtà è bella densa e non serve che qualcuno se ne accorga, basta che io lo sappia, così da non farmi convincere da nessuno che non combinerò mai niente di buono nella vita.

La mia vita è già piena di buono così com’è, anche se dovesse finire proprio ora.

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